Il mix di probiotici che protegge e migliora le funzioni cerebrali

Uno studio del Cnr-Ibbc dimostra l'efficacia di un mix di 8 ceppi batterici vivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall’invecchiamento.

di Rosy Matrangolo

26 Agosto 2021

Bacteria Lactobacillus, gram-positive rod-shaped lactic acid bacteria which are part of normal flora of human intestine are used as probiotics and in yoghurt production, 3D illustration – 123rf.com

Il ricorso all’uso dei probiotici è comunemente associato a situazioni di equilibrio intestinale compromesso. Dissenteria, cure antibiotiche, indebolimento da cambio di stagione spesso richiedono l’integrazione di probiotici e ciò avviene – o almeno dovrebbe avvenire – su consulto di uno specialista.

Ma questi microrganismi “buoni” che popolano il nostro intestino e preservano principalmente la funzionalità gastro-intestinale e dell’apparato immunitario, si scopre abbiano effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall’invecchiamento. A confermarlo è un team di ricercatori dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) che a luglio 2021 ha pubblicato su Pharmacological Research uno studio che individua un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta.

 

Intestino, il nostro secondo cervello

Che l’intestino sia il nostro “secondo cervello” lo si deve all’interazione esistente tra quest’ultimo e la flora batterica. “È noto da tempo che l’interazione bilaterale fra la flora batterica intestinale e il cervello, il cosiddetto gut-microbioma-brain axis, giochi un ruolo fondamentale nella modulazione dei processi infiammatori sistemici, con conseguenti ripercussioni sul sistema nervoso centrale. La regolazione della flora batterica intestinale mediante l’assunzione di ceppi batterici vivi, i probiotici, rappresenta quindi un approccio molto promettente nella prevenzione e nella cura di numerose malattie”, fa sapere Stefano Farioli Vecchioli, membro del Gut-Brain Microbioma Group (Gbm Group), autore del paper con Carla Petrella, Francesca De Santa, Georgios Strimpakos, studio finanziato da Beingpharma srl.

 

Nella nota introduttiva alla ricerca è spiegato come “La neuroinfiammazione è una risposta fisiologica delle cellule cerebrali a malattie neurodegenerative associate a danni, lesioni o infezioni volte a preservare l’omeostasi e riparare il tessuto. A seguito di un’infiammazione acuta, le citochine pro-infiammatorie circolanti promuovono una costellazione di cambiamenti neurochimici e ormonali, con effetti profondi sugli stati motivazionali, sull’umore (depressione e disturbi d’ansia) e sulle funzioni cognitive (deficit dell’apprendimento e della memoria). Tra i processi cerebrali, la neurogenesi dell’ippocampo adulto è particolarmente influenzata dalla neuroinfiammazione”.

 

Un mix di 8 ceppi batterici vivi per il benessere cerebrale

Tra i ceppi batterici che mostrano proprietà psicobiotiche, evidenzia lo studio “molti appartengono alla specie B. animalis subsp. lactis, B. breve, Lactobacillus acidophilus, L. helveticus, L. paracasei, L. plantarum, Streptococcus thermophilus: negli ultimi due decenni, il consumo di probiotici è stato collegato a cambiamenti positivi nell’attività neurale in specifiche aree cerebrali deputate alla regolazione dell’umore e nell’elaborazione emotiva. Inoltre, è stato dimostrato che probiotici specifici riducono i livelli di citochine proinfiammatorie spesso associate ad alcuni disturbi psichiatrici. Pertanto, queste evidenze suggeriscono fortemente che il ruolo immunomodulatore dei probiotici può essere cruciale per alleviare o contrastare i deficit cerebrali legati all’infiammazione”.

Sono importanti le ricadute che questa ricerca può avere per combattere la comparsa di deficit cognitivi in età avanzata, anche considerando l’aumento dell’aspettativa di vita. “Riteniamo che questo studio possa fornire indicazioni molto importanti per pianificare e realizzare strategie terapeutiche che prevedano l’utilizzo dei probiotici in ambiti pre-clinici e medici, con l’obiettivo di contrastare i processi infiammatori e migliorare le capacità cognitive, soprattutto nel corso dell’invecchiamento”, conclude il ricercatore del Cnr-Ibbc.



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