NeuroCovid, quando il coronavirus attacca il sistema nervoso

Cefalee, scarsa sensibilità a gusto ed odori fino all'ictus: questi sono alcuni tra i sintomi neurologici di chi si è stato colpito dal covid: in che modo il coronavirus attacca il sistema nervoso?

di Rosy Matrangolo

22 Maggio 2021

Ciò che a lungo è stato rappresentato come puro sintomo di positività all’infezione da Sars-CoV-2, ossia l’alterazione temporanea del senso dell’olfatto e del gusto, è nel tempo stato approfondito essere parte di quella sfera di complicanze neurologiche associate al Covid al punto che a un anno dall’esordio della pandemia esiste una una categoria di studi totalmente dedicata al “NeuroCovid”, ossia all’impatto sul sistema nervoso che il nuovo coronavirus agisce durante e dopo l’insorgenza della malattia.

Olena Yakobchuk / 123rf.com

NEUROCOVID, DI COSA SI TRATTA

Se all’inizio gli studiosi si sono concentrati sulle correlazioni tra positività al Covid in pazienti con patologie croniche o anziani e lo sviluppo di complicazioni neurologiche, oggi in numerose pubblicazioni scientifiche internazionali si è giunti ad affermare che oltre un paziente Covid su tre presenta sintomi patologici del sistema nervoso centrale, manifestando disturbi che vanno dalle cefalee alle manifestazioni epilettiche fino all’ictus, e del sistema nervoso periferico come, appunto, la perdita o distorsione a breve o lungo termine di gusto e olfatto.

 

Gli effetti sul cervello non sono affatto trascurabili: secondo un’analisi pubblicata a maggio 2021 dal Global Consortium Study of Neurologic Dysfunction in COVID-19, infatti, i pazienti con sintomi neurologici diagnosticati clinicamente come associati al Covid, hanno una probabilità 6 volte più alta di morire durante un ricovero ospedaliero rispetto a chi non ha manifestato sintomi al sistema nervoso.

 

In una popolazione mondiale che conta ormai oltre 165 milioni di persone che hanno contratto questo virus nelle sue varianti (dati OMS) è necessario prendere coscienza della conseguenze che possono perdurare nel tempo, anche quando si è stati colpiti in forma lieve.

 

La Società italiana di neurologia ha pubblicato già nel 2020 su Neurological Sciences uno studio che considera che problemi come l’astenia protratta, i disturbi di concentrazione, i disturbi della memoria e comportamentali possano essere collegati a piccoli danni vascolari o infiammatori del sistema nervoso, con ripercussioni a lungo termine.
“Abbiamo assistito nel corso dell’ultimo anno a continue conferme della correlazione tra Covid 19 e malattie neurologiche –  sottolinea Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore in Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli -. Proprio per questa ragione stiamo portando avanti progetti di ricerca e studi clinici per indagare in maniera approfondita su questo legame, con l’obiettivo di chiarire la portata e la durata degli effetti neurologici e mettere a punto protocolli clinici che aiutino gli specialisti a intervenire tempestivamente per contrastarne i danni”.

 

COME IL COVID AGISCE SUL SISTEMA NERVOSO

 

Abbiamo imparato a conoscere un po’ tutti la proteina “Spike” e la sua responsabilità come recettore di attacco cellulare soprattutto sull’apparato respiratorio ma meno conosciuta è la sua attività sulle cellule neurali: “Il COVID-19 colpisce il cervello in vari modi tra i quali l’infezione diretta delle cellule neurali con SARS-CoV-2, e la grave infiammazione sistemica che inonda il cervello di agenti pro-infiammatori danneggiando così le cellule nervose” ha dichiarato Paolo Calabresi, Ordinario di Neurologia e direttore della Neurologia del Policlinico Gemelli di Roma, ospedale impegnato nella rete di ricerca internazionale sullo studio del NeuroCovid.

 

L’intento, dunque, è di individuare l’intera coorte di manifestazioni neurologiche di COVID-19 in quanto costituiscono una delle principali sfide per la salute pubblica non soltanto per gli effetti acuti che potrebbero avere sul cervello, ma anche per i danni a lungo termine che potrebbe derivarne. I disturbi maggiormente osservati sono:

 

  • Cefalee ed encefaliti
  • Senso di disorientamento e stato confusionale
  • Disturbi della memoria e del comportamento
  • Crisi epilettiche
  • Anosmia e ageusia (perdita dell’olfatto e del gusto)
  • Ipossia (carenza di ossigeno nel sangue)
  • Disturbi motori

 

Queste manifestazioni pur ritardate – si legge in tutti gli studi osservazionali – potrebbero essere presenti anche in pazienti che non hanno mostrato sintomi neurologici nella fase acuta. Cosa consigliare, dunque, a chi ha avuto un’infezione da COVID-19? “Per prima cosa, si deve tener presente che in molti casi il contagio non provoca malattia o sintomi (casi asintomatici) – spiega Gioacchino Tedeschi -. In secondo luogo, la comparsa di un evento o disturbo neurologico non
necessariamente comporta che la manifestazione neurologica sia correlata con l’eventuale contagio. Nei pazienti che si sono ammalati di COVID19, il consiglio è quello di riportare tempestivamente al proprio medico di famiglia eventuali disturbi, sia che siano insorti durante l’infezione che a distanza di tempo. Nel caso di disturbi persistenti, è fondamentale invece una valutazione specialistica neurologica”.

 

 



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