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Gli uomini senza figli più a rischio di malattie cardiovascolari

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Il rischio di morire per malattie cardiovascolari è maggiore per gli uomini senza figli rispetto ai padri. E’ quanto emerge dai risultati di una indagine epidemiologica condotta dai ricercatori  della Stanford University School of Medicine. Le rilevazioni sono state effettuate prendendo i dati da centinaia di migliaia di ...

di Daniele Lisi

28 Settembre 2011





testosterone

Il rischio di morire per malattie cardiovascolari è maggiore per gli uomini senza figli rispetto ai padri.
E’ quanto emerge dai risultati di una indagine epidemiologica condotta dai ricercatori  della Stanford University School of Medicine.
Le rilevazioni sono state effettuate prendendo i dati da centinaia di migliaia di questionari  che i membri dell‘AARP, associazione americana di pensionati, aveva compilato nel corso degli ultimo 10 anni.

Si tratta, in effetti il più grande studio mai condotto per esaminare la relazione tra paternità e malattie cardiovascolari, e inoltre lo studio è stato attentamente controllato per prendere in considerazione tutte le variabili che in qualche modo avrebbero potuto condizionare, in una direzione piuttosto che in un’altra, il risultato.
Per essere sicuri che i soggetti presi in esame fossero soggetti , non solo in età riproduttiva, ma anche nelle condizioni di poter mettere al mondo dei figli, sono stati presi in considerazione solo soggetti sposati o che lo erano stati estrapolando, dalla massa dei dati, solo 135.000 soggetti maschi. Per accrescere ancora di più l’attendibilità dello studio, sono stati esclusi dalla rilevazioni anche tutti i soggetti che avevano avuto una precedente storia di malattia cardiovascolare e di ictus o, comunque, una condizione correlata che avrebbe potuto essere un impedimento alla riproduzione.  Il gruppo che alla fine è stato preso in considerazione era in perfetta salute, ovviamente all’inizio dello studio in questione.

paternita

La paternità fa abbassare i livelli di testosterone

Successivamente, sono stati suddivisi in base al numero di figli, al tasso di mortalità all’interno dello stesso gruppo, per indice di massa corporea, in base allo stato generale di salute, consumo di tabacco e alcool, razza, età, reddito medio familiare, e istruzione.
I collegamenti tra infertilità e la predisposizione a morte per malattie cardiovascolari che si sono evidenziati, possono essere importanti per cercare di avviare un monitoraggio dei soggetti con problemi di sterilità, in modo da prevenire eventi, anche gravi, di origine cardiovascolare.
L’infertilità maschile è, nella maggior parte dei casi, la prima manifestazione di una malattia cardiovascolare seppur latente. La chiave di lettura di questi risultati sono da attribuire a bassi livelli di testosterone, il principale ormone maschile.



Secondo gli autori della ricerca, i normali livelli di testosterone tendono poi ad abbassarsi una volta che si è verificata una nascita o, più nascite. Come se fosse la natura stessa a decidere che, una volta procreata la specie, i normali livelli di testosterone possono pure abbassarsi in quanto il compito primo dell’uomo è stato portato a termine. Non vi è una verifica certa, ma si ritiene che lo stesso meccanismo esista in tutte le specie animali, una sorta di controllo delle nascite che poi, in effetti, funziona solo in parte.
Per tornare alla ricerca, si è anche evidenziato che, una volta avvenuta la procreazione, anche in presenza di livelli di testosterone più bassi, non vi è un aumento del rischio di incidenza di malattie cardiovascolari, tranne per quelle imputabili  all’avanzare dell’età.

padre e figlioMa ci sarebbe anche un’altra considerazione da fare, e sono gli stessi  ricercatori a metterlo in evidenza. Nulla esclude che, una minore incidenza di eventi cardiaci nei soggetti che hanno avuto dei figli, possa essere la diretta conseguenza di uno stile di vita più consono ad un genitore, quindi con meno abusi alimentari, meno fumo e tutti gli altri comportamenti che possono essere causa di una lunga serie di malattie.

Praticamente è l’uomo padre che diventa più responsabile e più saggio in quanto sa benissimo che deve prendersi cura dei figli e quindi, di riflesso, si prende cura anche di se stesso, per garantire alla prole la sua presenza protettiva. Un classico comportamento animale, con tutti i distinguo del caso, ovviamente.
Infatti, anche altri studi hanno in più occasioni ampiamente dimostrato che gli uomini, e in questo caso anche le donne,  vivono più a lungo se non vivono da soli.

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