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L’adozione come atto creativo e non come atto egocentrico

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); “Occorre superare il comune concetto dell’adozione come una soluzione per colmare vuoti o bisogni personali o di coppia e considerare l’adozione come un atto di accoglienza di un bambino abbandonato e bisognoso da parte di chi può prendersi finalmente cura di lui, accettandolo completamente” (Regione del ...

di Dott.ssa Elena Bernabè

06 Novembre 2010





“Occorre superare il comune concetto dell’adozione come una soluzione per colmare vuoti o bisogni personali o di coppia e considerare l’adozione come un atto di accoglienza di un bambino abbandonato e bisognoso da parte di chi può prendersi finalmente cura di lui, accettandolo completamente” (Regione del Veneto, Assessorato alle Politiche Sociali, 2004)

La scelta adottiva origina spesso da una mancanza a livello personale o di coppia e forse è proprio per questo motivo che risulta facile fraintendere e confondere il profondo e creativo significato dell’adozione.

La coppia che sceglie il percorso adottivo generalmente lo fa come soluzione alternativa all’impossibilità di avere un figlio biologico. Se questa, come spesso accade, è la motivazione principe che spinge verso l’adozione, essa deve essere necessariamente elaborata per poterne trarre così le risorse necessarie a considerare l’adozione non come una soluzione per se stessi, ma per un bambino in difficoltà.

Solo in questo modo sarà possibile vivere l’adozione come accoglienza e non come un bisogno da soddisfare.



La scelta adottiva deve essere un gesto ammirevole di pura accoglienza per un bambino abbandonato che viene accettato in tutta la sua completezza e, nello stesso tempo, viene educato e cresciuto secondo le sue esigenze e non per soddisfare quelle genitoriali: il processo adottivo legittima primariamente e giustamente i diritti dei bambini e solo successivamente quelli degli adulti e della coppia.

In passato, invece, accadeva il contrario: il bambino veniva scelto in base alle esigenze e alle aspettative delle coppie perché era considerato primario il diritto della famiglia ad avere un bambino e non quello del minore a crescere con dei genitori. Purtroppo la convinzione connessa a queste circostanze remote rimane ancora ai giorni nostri ed è proprio per questo motivo che viene tuttora spesso sconvolta la vera natura dell’adozione.

Ecco quindi rivelata l’utilità e l’importanza dei numerosi colloqui che gli aspiranti genitori adottivi devono sostenere con i vari professionisti del settore delle adozioni: questi colloqui sono fondamentali per aiutare la futura famiglia adottiva ad accogliere nel modo migliore un bambino nato da altri e per garantire al minore delle figure genitoriali che non lo abbandonino una seconda volta.

Adottare vuol dire mettersi nei panni del bambino, accogliere la sua sofferenza, spalancargli il cuore, farsi contenitore delle sue fatiche, amarlo incondizionatamente!

L’adozione riscopre la natura più creativa della genitorialità: essere padre o madre non è solo un fattore biologico ma implica la liberazione geniale del pensiero e delle sue splendide e infinite realizzazioni grazie alle quali la sofferenza può essere vissuta e spiegata, l’incomprensibile raccontato, il ricordo disegnato, le emozioni cantate, l’affetto dimostrato, il sorriso conquistato.

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