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Infezioni fungine resistenti a nuova classe di farmaci

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Alcuni tipi di funghi che causano gravi infezioni nei soggetti con sistema immunitario compromesso sviluppano una particolare resistenza all’azione di un ultimo gruppo di farmaci antifungini. Il problema è ora scoprire come aggirare questa nuova strategia messa in atto da questa categoria di funghi, in  quanto ...

di Daniele Lisi

09 Settembre 2011





candidaAlcuni tipi di funghi che causano gravi infezioni nei soggetti con sistema immunitario compromesso sviluppano una particolare resistenza all’azione di un ultimo gruppo di farmaci antifungini. Il problema è ora scoprire come aggirare questa nuova strategia messa in atto da questa categoria di funghi, in  quanto le infezioni che si verificano possono risultare anche letali per una determinata categoria di pazienti.

La Candida albicans è la più comune infezione fungina che si può contrarre in ospedale e può causare malattie dal momento che aderisce e colonizza, di conseguenza,  le superfici in plastica impiantate nel corpo dei pazienti, quali cateteri, dispositivi cardiaci o le protesi articolari. Da lì il fungo, una volta che si è sufficientemente riprodotto,  può diffondersi attraverso il flusso sanguigno agli organi principali e causare delle infezioni di una certa gravità. Le infezioni causate dalla Candida albicans, mentre normalmente risultano essere innocue per gli individui sani,  possono invece, abbastanza frequentemente, risultare fatali per i soggetti immunodepressi, come quelli affetti da tumore, traumi di una certa gravità e trapianto di organi.

Alcuni tipi di funghi come la Candida albicans sono coperti in un ricco strato di zucchero esterno, praticamente la parete cellulare, che protegge il fungo dall’ambiente. La nuova classe di farmaci antifungini, le echinocandine,  per  attaccare i  funghi, deve individuare una sorta di obiettivo e nella fattispecie  l’enzima di uno dei due polimeri di zucchero che si trovano nella parete cellulare, chiamato beta-glucano. Si è scoperto candidache, per difendersi dall’attacco del farmaco, la Candida albicans risponde alle echinocandine  mettendo in atto una strategia di difesa che si traduce nella modifica della struttura della sua parete cellulare, in modo da  rendere inefficace il farmaco.



La procedura di difesa, viene messa in atto dal fungo quando i livelli della nuova categoria di farmaci impiegati per debellare l’infezione non sono tali da distruggere il fungo in tempi brevissimi. Un po’ come succede per gli antibiotici, contro i quali i batteri diventano resistenti se non vengono debellati subito completamente. Quindi, nel caso della Candida albicans, questa risponde all’attacco, potremmo dire insufficiente,  del farmaco producendo un eccesso dei polimeri che compongono la parete cellulare chiamato chitina, e ciò rende di fatto il fungo inattaccabile dal farmaco, consentendo quindi il progredire dell’infezione.

Il farmaco in questione che rientra nel gruppo delle Echinocandine, ha uno spettro relativamente ampio di azione contro la maggior parte delle specie di Candida e, in genere, trovano applicazione anche nel trattamento di infezioni, sempre da Candida, resistenti ad altri tipi di farmaci dei vecchia generazione. Tuttavia, il fatto che la Candida albicans sia riuscita a trovare il sistema di difendersi anche dall’attacco di questa nuova categoria di farmaci, è oltremodo preoccupante. Del resto, trattandosi proprio di una infezione fungina che si contrae in particolar modo in ospedale, è di tutta evidenza che i soggetti che possono esserne colpiti sono, in buona misura, soggetti immunodepressi e quindi, particolarmente a rischio.

E’ quindi di primaria importanza, in tutte quelle situazioni nelle quali è richiesta la terapia a base di Echinocandine, utilizzare una posologia adeguata, in modo da far aumentare significativamente le probabilità di successo, al primo colpo, verrebbe da dire.
ospedaliL’importante per la ricerca sarà riuscire a comprendere i meccanismi di resistenza ai farmaci in modo da riuscire a determinare quando è opportuno passare ad un regime di farmaci diverso.

Dai risultati ottenuti fino a questo momento, si può trarre la conclusione che l’uso di farmaci in grado di inibire la produzione di chitina da parte della Candida albicans, se mai questi farmaci fossero disponibili, in combinazione con le echinocandine, potrebbe migliorare significativamente l’efficacia del trattamento contro questa famiglia di funghi.

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