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BPCO, malattia progressiva e invalidante

La BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva, è una grave malattia progressiva invalidante che è causa ogni anno nel mondo di circa 12,8 milioni di decessi. Si tratta di una malattia subdola, ad evoluzione lenta, i cui sintomi compaiono già in uno stadio avanzato come difficoltà respiratoria, mancanza di fiato anche durante piccoli ...

di Daniele Lisi

05 Novembre 2010

BPCOLa BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva, è una grave malattia progressiva invalidante che è causa ogni anno nel mondo di circa 12,8 milioni di decessi.
Si tratta di una malattia subdola, ad evoluzione lenta, i cui sintomi compaiono già in uno stadio avanzato come difficoltà respiratoria, mancanza di fiato anche durante piccoli sforzi, tosse e presenza di espettorato e che causa un progressivo deterioramento della funzionalità respiratoria che si determina attraverso un’ostruzione irreversibile delle vie aeree e una distruzione di aree polmonari.

Una delle conseguenze più gravi della malattia è l’insufficienza respiratoria dovuta a carenza di ossigeno e accumulo di anidride carbonica, generando quindi una diffusa sofferenza degli organi vitali che possono condurre a coma per avvelenamento di anidride carbonica.
I sintomi, ovvero tose e catarro cronici, precedono di molti anni lo sviluppo della broncopneumopatia cronica ostruttiva e questo rende molto più difficile un trattamento che riesca a tenere sotto controllo la patologia per cercare di far si che il paziente possa conviverci il più a lungo possibile. Come detto, trattandosi di una malattia progressiva e irreversibile, non vi è possibilità di guarigione intesa come scomparsa definitiva della malattia. Tuttavia, se si riesce a dare la giusta importanza ai primi sintomi, che però potrebbero essere anche confusi con quelli di una semplice bronchite, e quindi ci si rivolge al medico per tempo è possibile mantenere l’evoluzione della patologia sufficientemente sotto controllo tanto da poterci convivere per lungo tempo.

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La tosse cronica uno dei sintomi della BPCO

In caso contrario si va quindi incontro ad una grave malattia invalidante e che rappresenta inoltre l’unica causa di decesso che manifesta una prevalenza in crescita in tutto il mondo.
Nel caso invece non si prendano seriamente i primi sintomi e li si riconducano a semplice reazione al fumo o all’invecchiamento, si va inesorabilmente incontro ad una sintomatologia ben più grave come tosse con espettorazione (catarro) cronica , mancanza di fiato (dispnea) anche durante sforzi fisici moderati, impossibilità di svolgere le normali attività lavorative, difficoltà respiratorie a riposo, sia di giorno che di notte, spossatezza, frequenti riacutizzazioni che richiedono il ricovero ospedaliero, necessità di utilizzare ossigeno terapia anche a domicilio e anche per parecchie ore del giorno e della notte.

La causa di questa patologia è,essenzialmente, il fumo di sigaretta sia attivo che passivo al quale va aggiunto l’inquinamento atmosferico e un errato stile di vita. Tuttavia non tutti i fumatori sviluppano la BPCO, per cui si ritiene che vi sia una componente genetica che aumenta il rischio di insorgenza della patologia.
La diagnosi precoce, come per tutte le patologie, è fondamentale e, grazie ad un esame specifico, la spirometria, è possibile stabilire se ci sono problemi alle vie respiratorie.

fumo

Il fumo è la causa principale della BPCO

Tuttavia, a causa di alcuni sintomi comuni, a volte si può confondere la BPCO con la ben meno grave asma. In genere l’insorgenza delle BPCO avviene in età più tardiva rispetto all’asma, nelle età medie della vita, con sintomi lentamente progressivi come tosse cronica produttiva inizialmente, poi un aumento progressivo della difficoltà di respiro in occasione di sforzi più o meno intensi e, infine, anche a riposo. Le crisi respiratorie non insorgono all’improvviso come per i malati di asma, ma sono frequenti, a volte continue, dal momento che l’ostruzione bronchiale è irreversibile o scarsamente reversibile.
Come abbiamo già detto l’esame di elezione per stabilire si ci si trova davanti a gravi ostruzioni bronchiali di tipo irreversibile è l’esame spirometrico o spirometria che permette, abbastanza semplicemente, di misurare la quantità di aria che si è in grado di inspirare e di espirare e il tempo che si impiega per farlo.

Praticamente con uno strumento, lo spirometro, si determina l’efficacia e la velocità dello svuotamento e riempimento dei polmoni.
I valori che si possono rilevare con la spirometria sono la Capacità Vitale Forzata (CVF), il Volume Espiratorio Massimo nel 1° secondo (VEMS) e il rapporto tra i due.
Il valore del VEMS, che è influenzato da età, sesso, altezza e razza, diminuisce più velocemente nei soggetti affetti da BPCO: più è basso, peggiore sarà la prognosi conseguente.
Il rapporto VEMS/CVF, invece, non dovrebbe scendere al di sotto del 70% e 80%; un valore inferiore indica infatti un deficit ostruttivo ed un’alta probabilità di BPCO.

La cosa peggiore che possa fare una persona alla quale viene diagnosticata una BPCO è quella di abbattersi e rassegnarsi a continuare la vita di sempre senza far nulla per cercare di migliorare il proprio stato.

Si, d’accordo, la patologia è seria e irreversibile, ma con un poco di attenzione e cambiando alcuni abituali comportamenti è anche possibile convivere con la patologia il più a lungo possibile.
Innanzi tutto i fumatori dovrebbero smettere di fumare senza indugi e, in caso non ci si riesca da soli, rivolgersi al proprio medico per avere qui supporti terapeutici o psicologici necessari al raggiungimento dell’obiettivo.
Evitare di conseguenza anche il fumo passivo che ha esattamente la stessa valenza del fumo diretto, soprattutto se al chiuso.
Seguire scrupolosamente le indicazioni terapeutiche del proprio medico sia per l’assunzione regolare dei farmaci sia comportamentali.

spirometria

La spirometria esame di elezione

Effettuare regolarmente, ogni anno, la vaccinazione antinfluenzale.
Eseguire controlli periodici e regolari anche in caso ci si senta abbastanza bene e non esitare a riferire al proprio medico ogni eventuale evoluzione della sintomatologia per un eventuale tempestivo aggiustamento terapeutico.
Cercare di non esporsi all’inquinamento quanto più è possibile.
Se possibile trascorrere alcune ore del giorno in luoghi dove la qualità dell’aria è indubbiamente più che buona come parchi, giardini, montagna e cercare di seguire un’alimentazione sana e un’attività fisica regolare:
Non esiste una cura risolutiva per la BPCO tuttavia è possibile rallentare il deterioramento delle vie respiratorie e alleviarne i sintomi.

Ovviamente va considerato che, come abbiamo già detto, una diagnosi precoce o, quanto meno, tempestiva aumenta le possibilità di rallentamento dell’evoluzione della malattia.
I broncodilatatori costituiscono il principale trattamento per la dispnea causata da BPCO. Anche se il loro effetto di rilassamento delle vie aeree è limitato, essi forniscono comunque un utile sollievo dal sintomo.

Tuttavia è arrivata una nuova molecola per il trattamento della BPCO, si tratta di un inibitore della fosfodiesterasi 4 (PDE4) la quale riduce le riacutizzazioni e migliora la funzionalità polmonare, anche in pazienti in cui è molto scarsa. Si tratta di una molecola che ha una modalità d’azione rivoluzionaria e nei prossimi anni potrebbe diventare l’unica alternativa completamente nuova per il trattamento della BPCO.
Oltre al trattamento farmacologico, infine, nel trattamento della BPCO è importante la riabilitazione, la terapia nutrizionale e l’ossigenoterapia domiciliare.

ossigeno

Ossigenoterapia

Le riacutizzazioni della malattia sono a volte improvvise e si manifestano con un peggioramento serio e persistente dei sintomi cronici, quali tosse, affanno, febbre ed espettorato, che frequentemente diventa giallo e purulento.
Le cause che portano a una riacutizzazione di BPCO non sono completamente note, ma le principali sono certamente le infezioni batteriche e virali, dal comune raffreddore all’influenza.
Anche l’inquinamento atmosferico può contribuire all’origine di una riacutizzazione.
La frequenza media delle riacutizzazioni può variare da soggetto a soggetto, ma in genere è di 1 o 2 all’anno anche se alcuni pazienti lamentano una frequenza maggiore.

Comunque, dopo una riacutizzazione in genere si ritorna ad una condizione stabile nel giro di una trentina di giorni.
Quindi, per cercare di far si che la frequenza delle riacutizzazioni sia la più bassa possibile è fondamentale assicurarsi di vivere in un ambiente con aria sana, e tenere lontano tutti i fattori che possono essere irritativi per le vie respiratorie, come gli agenti chimici e soprattutto il fumo, anche quello passivo.

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