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I cervelli degli anziani sono più saggi rispetto a quelli dei giovani

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); I cervelli delle persone anziane non sono più lenti, ovviamente, rispetto ai cervelli dei giovani, tuttavia sono significativamente più saggi, cosa che consente agli  anziani di raggiungere un livello di prestazione equivalente nelle attività che implicano l’uso della mente. Questo è quanto viene evidenziato da i risultati ...

di Daniele Lisi

26 Agosto 2011





cervelloI cervelli delle persone anziane non sono più lenti, ovviamente, rispetto ai cervelli dei giovani, tuttavia sono significativamente più saggi, cosa che consente agli  anziani di raggiungere un livello di prestazione equivalente nelle attività che implicano l’uso della mente.
Questo è quanto viene evidenziato da i risultati di una ricerca condotta presso l’Istituto di Geriatria dell’Università di Montreal dal Dr. Oury Monchi e il Dr. Ruben Martins dell’Università di Montreal.

I cervelli più anziani hanno una maggiore esperienza e si sa che a volte, anzi, molto spesso, l’esperienza è molto più importante della freschezza. Era già noto che l’invecchiamento non è necessariamente associato ad una significativa perdita delle funzioni cognitive. Quando si tratta di alcuni compiti, il cervello degli anziani può riuscire ad ottenere  delle prestazioni molto vicine a quelle dei soggetti più giovani .  Si hanno, praticamente, delle evidenze neurobiologiche inequivocabili che dimostrano  che con l’età arriva la saggezza e che, con il passare del tempo e man mano che il cervello invecchia, si impara a allocare meglio le proprie risorse.

Un po’ come la favola di Esopo della tartaruga e la lepre, dicono gli autori della ricerca. Essere in grado di correre veloci non sempre equivale a vincere la gara, dal momento che per ottenere delle prestazioni di rilievo è sempre necessario sapere come utilizzare al meglio le proprie risorse. Del resto, questa maggiore acquisizione di conoscenza e esperienza, è una caratteristica distintiva dell’invecchiamento.

cervello

Attività cerebrale

L’obiettivo originale dello studio era di esplorare le regioni del cervello e dei percorsi che sono coinvolti nella pianificazione e nell’esecuzione dei compiti che vengono poi assegnati alla parola, alla esposizione dei fatti e delle conoscenze. In particolare, i ricercatori erano interessati a verificare come la reazione ad un cambiamento repentino di un esercizio di un test erano vissute dai soggetti anziani e da quelli giovani.



Per questo test sono stati usati dei modelli lessicali che prevedevano l’associazione di parole, uno dei test che più frequentemente viene adottato nelle prove psicologiche, con la differenza che a volte sono state proposte correlazioni diverse dalle solite, sono state, praticamente, cambiate le carte in tavola in modo da vedere le reazioni delle due tipologie di soggetti sottoposti al test.

Gli esami strumentali hanno evidenziato che, quando erano i soggetti giovani a trovarsi di fronte ad una novità, che quindi determinava un errore, la loro risposta era probabilmente più immediata, ma quando la stessa situazione si verificava nuovamente, non commettevano ovviamente l’errore, ma venivano usate in questo processo diverse regioni del cervello. Nei soggetti anziani, invece, in situazioni del tutto analoghe, la risposta era meno rapida, ma al ripetersi della stessa situazione, non si commetteva l’errore e le regioni del cervello ad essere interessate da tale processo, erano decisamente in numero minore.

È come se il cervello più anziano fosse più impermeabile alle critiche e più sicuro di un  cervello giovane.
Lo studio ha visto la partecipazione di  un gruppo di 24 persone tra i 18 ei 35 e un gruppo di 10 persone tra i 55 ei 75, tutte  persone che erano ancora attive professionalmente. Entrambi i gruppi hanno dovuto cervelloeffettuare lo stesso test lessicale. La loro velocità di esecuzione e la rilevanza delle loro risposte sono state valutate con degli esami strumentali e, in particolare, la loro attività cerebrale, in particolare quella del fronto-striatale durante la pianificazione e l’esecuzione di una risposta, è stato esaminato anche mediante neuroimaging funzionale.

Le conclusioni che alla fine sono state tratte dal gruppo di ricerca  è  che, spesso, in situazioni soprattutto impreviste, pur riuscendo a dare probabilmente una risposta più rapida, il cervello di un soggetto giovane impiegava maggiori risorse rispetto a quelle impiegate da un soggetto anziano. In conclusione, l’esperienza e la conoscenza valgono di più della impulsività e della giovinezza.

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