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Esercizio fisico aiuta a prevenire i danni causati dall’Alzheimer

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); L’esercizio fisico regolare può aiutare a prevenire danni al cervello, questo quando sono  associati a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, secondo una ricerca pubblicata questo mese sulla rivista Brain Elsevier.  Questo riguarda in particolar modo il comportamento e tutte le altre manifestazioni legate al progredire della malattia. L’attività ...

di Daniele Lisi

19 Agosto 2011





aenior fitnessL’esercizio fisico regolare può aiutare a prevenire danni al cervello, questo quando sono  associati a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, secondo una ricerca pubblicata questo mese sulla rivista Brain Elsevier.  Questo riguarda in particolar modo il comportamento e tutte le altre manifestazioni legate al progredire della malattia.
L’attività fisica permette al cervello di produrre rapidamente e in quantità significativa, delle sostanze chimiche che impediscono le infiammazione dannose, ovvero quelle che causano i sintomi classici dell’Alzheimer conclamato.  Questo è quanto afferma l’autore della ricerca appena pubblicata, il professor Jean Harry, che ha condotto lo studio presso il National Institute of Environmental Health Sciences negli Stati Uniti.

Secondo l’autore della ricerca, questa nuova chance potrebbe aiutare a sviluppare un nuovo approccio terapeutico per l’intervento precoce e per prevenire danni al cervello che, come ben si sa, una volta verificatisi sono assolutamente irreversibili.
Precedenti ricerche portate avanti da diversi gruppi di ricerca sparsi, praticamente, in tutto il modo,  hanno già dimostrato che l’esercizio fisico, in seguito ad  una lesione cerebrale può aiutare i meccanismi di riparazione che quindi riuscirebbero a ridurre significativamente gli esiti dei danni che si sono verificati. Questo nuovo studio che di fatto sembra aver indicato che esiste la possibilità di mettere in atto un nuovo approccio terapeutico, mostra che l’esercizio fisico, se fatto prima della comparsa dei danni modifica, in un certo senso,  l’ambiente cervello in modo che i neuroni siano protetti dal subire quei gravi danni che sono poi all’origine del peggioramento della qualità della vita e della sua stessa durata.

anziani

L'esercizio fisico è importante a tutte le età

Lo studio ha utilizzato un modello sperimentale di danno cerebrale, in cui  alcune cavie da laboratorio sono state espostea una sostanza chimica che distrugge l’ippocampo, la ben nota area del cervello che controlla l’apprendimento e la memoria. Le cavie che sono state messe in condizioni di fare una certa attività fisica regolarmente, o perché sollecitate a farla o perchè lo hanno fatto naturalmente, e questo prima dell’esposizione alla citata sostanza chimica, hanno prodotto  un messaggero immunitario, l’interleuchina-6 nel cervello, che smorza la risposta nociva infiammatoria cui segue subito il danno cerebrale , e previene la perdita di  quelle funzioni che di solito si perdono, progressivamente e irreversibilmente, in presenza di Alzheimer.



Di contro, le terapie farmacologiche che generalmente vengono adottate per curare, o per lo meno, contrastare il più possibile il declino cognitivo negli anziani  e l’inesorabile peggioramento delle funzioni cerebrali nei malati di Alzheimer,  hanno avuto meno successo. Questa ricerca aiuta a capire come un regolare esercizio fisico, ancorchè praticato in epoca non sospetta e, non solo, anche  al solo apparire dei primi sintomi della malattia,  potrebbero essere un interessante approccio terapeutico per influenzare il percorso di molte condizioni umane, come i disturbi dello sviluppo neurologico e malattie neurodegenerative. In più, visto quale modello chimico di danno neuronale è stato utilizzato, si potrebbe verificare  anche la possibilità che l’esercizio fisico possa offrire protezione contro gli effetti potenzialmente nocivi delle tossine ambientali, altro grave problema che affligge il nostro tempo.

alzheimer

Alzheimer, malattia degenerativa

Questa serie di esperimenti portati avanti dal gruppo di ricerca del professor Jean Harry,  rivela che esiste di fatto una via alternativa attraverso la quale un volontario esercizio fisico può proteggere i neuroni dell’ippocampo. Questa, a conferma dello studio riportato, è anche l’opinione del Dr. Ruth Barrientos del Dipartimento di Psicologia e Neuroscienze presso l’Università del Colorado.
Visti gli interessati, o meglio, promettenti risultati della ricerca, lo studio sul ruolo dell’esercizio fisico come intervento terapeutico sarà senza dubbio significativamente approfondito  negli anni a venire.

Forse la sfida più grande con questa linea di ricerca non sarà più la scoperta di prove convincenti del ruolo anti-infiammatorio dell’attività fisica  nei confronti dei neuroni, bensì la consapevolezza che gli innegabili benefici di una corretta e costante attività fisica, sia in presenza delle malattia ma, soprattutto, come forma preventiva, venga sostanzialmente acquisita, diventi proprio un patrimonio culturale, in modo da praticare l’esercizio fisico con costanza  e volontariamente.

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