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Pesce taroccato? Come acquistare con sicurezza

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Allarme lanciato in questi giorni dalla Lega Pesca. Sembra proprio che sui mercati e sulle tavole degli italiani arrivino prodotti ittici “taroccati”: o meglio sin troppo spesso i nostri acquisti di pesce “fresco” non rispondono al vero. Le responsabilità secondo la Lega Pesca non sono ...

di Redazione

13 Agosto 2011





Allarme lanciato in questi giorni dalla Lega Pesca. Sembra proprio che sui mercati e sulle tavole degli italiani arrivino prodotti ittici “taroccati”: o meglio sin troppo spesso i nostri acquisti di pesce “fresco” non rispondono al vero. Le responsabilità secondo la Lega Pesca non sono da attribuire ai  pescatori o agli  acquacoltori, che sono i primi a rimetterci. Proprio a causa di questi prodotti di dubbia provenienza è in corso una battaglia condotta da tutti gli iscritti alla Lega Pesca, perchè sia per i “Produttori” che per i consumatori è necessario avere a disposizione pesce sicuro ed in questo modo deve essere vista la volontà della Lega Pesca, che  punta all piena riconoscibilità del prodotto nazionale. E’ infatti già dal  2005, che le  Organizzazioni di Produttori hanno adottato marchi collettivi e disciplinari di produzione volontari, come, ad esempio, “Scirocco 36”, o altri nomi che definiscono un ben delimitato territorio di pesca o produzione,grazie a questi disciplinari volontari  vengono fornite ai consumatori informazioni aggiuntive, come la zona di cattura nel dettaglio, il nome dell’impresa e del mercato ittico, il giorno e l’ora dell’asta, il nome del dettagliante o del ristoratore, con la garanzia che il prodotto arrivi al consumo finale entro le 36 ore successive alla vendita all’asta (48 ore per i ristoratori). Le informazioni facoltative vengono definite fondamentali per la tutela dei produttori, ma anche per quella del consumatore che così può ben sapere la provenienza del prodotto, le informazioni  supplementari sono importanti perchè denotano la zona ambientale, l’impatto etico o sociale (certificazioni UNI ISO), le  tecniche o pratiche di produzione (allevamento con metodo biologico) o sul contenuto nutrizionale dei prodotti. Ormai poi esiste persino una acquacoltura avanzata che prosegue nelle sperimentazioni sul pesce “biologico” sono state avviate dal Consorzio unitario UNPROM nel 2001, ben prima che, solo due anni fa, decollasse la normativa di riferimento UE, ciò che proietta l’acquacoltura biologia italiana tra le più avanzate a livello europeo.La trasparenza del prodotto assicura una certa garanzia al consumatore che può scegliere in totale sicurezza il suo acquisto. 



In un interessante estratto la Lega Pesca ricorda che la tutela della qualità del pescato inizia a bordo, dove i pescatori sono tenuti al rispetto di buone pratiche di lavorazione e corretti comportamenti igienici durante le fasi di lavorazione (manipolazione, conservazione e stoccaggio) del prodotto, con un controllo su abbigliamento, condizioni di salute, attrezzi, ambiente di lavoro, contenitori, smaltimento rifiuti.All’arrivo al consumo, in casa o al ristorante, queste le informazioni che per la tracciabilità devono accompagnare i prodotti della pesca e dell’acquacoltura: numero di identificazione di ogni partita; numero di identificazione esterno e nome del peschereccio o nome dell’unità di produzione in acquacoltura; codice FAO alfa 3 di ogni specie; data delle catture o data di produzione; quantitativi di ciascuna specie in chilogrammi di peso netto o, se del caso, numero di individui; nome e indirizzo dei fornitori.

Sul banco di vendita, devono obbligatoriamente essere indicati anche in etichetta: la denominazione commerciale, la denominazione scientifica, la zona geografica di pesca (Zona FAO 37, Mediterraneo; 37.2.1 Alto Adriatico; 37.1.3 Mar Tirreno e Mar di Sardegna, 37.2.2 Mar Ionio e Mar di Sicilia) o Paese di allevamento, il metodo di produzione, se pescato o allevato, e, novità introdotta dl recente regolamento UE sui controlli, se il pescato è stato precedentemente surgelato. Unica deroga quella prevista per i piccoli quantitativi di prodotti venduti direttamente dal peschereccio al consumatore, purché non superino un valore pari a 50 EUR al giorno.

Inoltre, acquistare il pesce locale ci garantisce una quasi totale sicurezza dunque seppure poco conosciute prediligiamole perchè esse  non sono “taroccabili” alaccia, mostella, aguglia, boga, lampuga, menola, sciabola, melu’ difficilmente si possono camuffare, altro discorso invece per : Merluzzo e sogliola, ritenute più pregiate, sono spesso “falsi” anche perchè si vendono già sfilettati, dunque massima attenzione.

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