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Scoperta una nuova via per la lotta contro il cancro

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Una nuova via per la lotta contro il cancro è stata individuata grazie ai risultati di una ricerca portata avanti dal dottor Wai Liu e il professor Angus Dalgleish da San Giorgio, dell’Università di Londra e pubblicata on line sul British Journal of Cancer. I risultati della ...

di Daniele Lisi

12 Agosto 2011





BabillusUna nuova via per la lotta contro il cancro è stata individuata grazie ai risultati di una ricerca portata avanti dal dottor Wai Liu e il professor Angus Dalgleish da San Giorgio, dell’Università di Londra e pubblicata on line sul British Journal of Cancer.
I risultati della ricerca hanno fatto intravedere un meccanismo nuovo potenzialmente in grado di stimolare la capacità dell’organismo di combattere il cancro utilizzando Baculillus Calmette-Guerin (BCG), il germe comunemente usato contro la tubercolosi.

In pratica i ricercatori affermano, in base alle risultanze della loro ricerca, che questi nuovi dati suggeriscono un meccanismo per cui i vaccini potrebbero migliorare l’attività anti-cancro delle terapie attualmente disponibili. Tuttavia, avvertono,  che questa è una fase iniziale di studio e che c’è molta ricerca ancora da fare prima che i pazienti potranno trarne dei benefici significativi.
In esperimenti di laboratorio condotti con cellule tumorali umane al di fuori del corpo, i ricercatori hanno dimostrato che una piccola quantità di BCG può istruire i globuli bianchi per la produzione di sostanze chimiche chiamate citochine. Queste citochine rendono le cellule tumorali tali da poter  essere rilevate abbastanza facilmente dal sistema immunitario dell’organismo.

Le cellule tumorali sono note per la loro capacità di mimetizzarsi come cellule sane. Questo significa che le nostre cellule del sangue responsabili della difesa dell’organismo dall’attacco di agenti patogeni o comunque da cellule o corpi estranei all’organismo stesso, non sono in grado di riconoscere le cellule cancerose come un problema e quindi la malattia è in

ricerca

Laboratorio di ricerca

grado di progredire e di continuare a diffondersi. Questo studio ha trovato che una piccola quantità di BCG simile alla quantità che viene somministrata in una  terapia per la tubercolosi,  può aiutare il sistema immunitario a riconosce le cellule tumorali come estranee, come quel nemico da affrontare e distruggere. Il sistema immunitario può quindi  attaccare queste cellule allo stesso modo di come farebbe con qualsiasi altra infezione.



Le citochine prodotte in seguito all’assunzione di  BCG, innescano una catena di eventi che inizia con il costringere il  tumore a spegnere il suo camuffamento. Questo lo rende visibile al sistema immunitario del corpo, e così i globuli bianchi, responsabili della distruzione delle cellule estranee, hanno ora un obiettivo, o una serie di obiettivi, da attaccare e annientare.
Gli autori della ricerca hanno testato l’iniezione di BCG sulle cellule umane di polmone, mammella, colon, pancreas e il cancro della pelle. La loro ricerca ha dimostrato che in tre dei tipi di cancro del polmone, della mammella e del colon la restaurazione della loro visibilità alle cellule immunitarie è stata significativamente aumentata. Nei limiti dello studio di  laboratorio, le cellule tumorali non più invisibili, sono state poi ridotte con successo da parte delle cellule bianche responsabile di uccidere le cellule tumorali.

Utilizzando il sistema immunitario dell’organismo per combattere il cancro, si aprirebbe la strada ad un sistema relativamente nuovo di pensare allo sviluppo di trattamenti per il cancro, e la ricerca sta ancora costruendo una base di conoscenza su tutto il processo. In caso di successo, questo

ricerca

La ricerca contro il cancro

metodo di trattamento potrebbe essere utilizzato in combinazione con i farmaci esistenti per il cancro. Si potrebbe vedere pazienti che assumono meno farmaci, avendo un minor numero e gli effetti collaterali, e recuperare più rapidamente una condizione migliore, dal momento che sarà lo stesso organismo ad occuparsi della distruzione dell’aggressore.

Questa ricerca, precisano gli autori,  è ancora in una fase iniziale di indagine, e finora ha analizzato la reazione del sangue umano al di fuori del corpo, in laboratorio, e sarà necessario ancora molto lavoro prima che questi risultati possono essere utilizzati in pratica. Il prossimo passo sarà quello di sviluppare un composto adatto per la sperimentazione clinica. Ma naturalmente ci vorrà il tempo necessario a sviluppare una  metodica tale che possa garantire dei buoni risultati o, almeno, che non peggiori le cose.

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