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Trapianto di trachea ottenuta da cellule staminali

Uno straordinario intervento di trapianto di trachea è stato effettuato in Svezia da un’equipe  internazionale su di un uomo affetto da  un diffuso cancro tracheale. Fin qui, praticamente non si tratta di nulla di nuovo, ma le vera e prima, in assoluto, novità è stata che la trachea trapiantata era ...

di Daniele Lisi

09 Luglio 2011

staminaliUno straordinario intervento di trapianto di trachea è stato effettuato in Svezia da un’equipe  internazionale su di un uomo affetto da  un diffuso cancro tracheale. Fin qui, praticamente non si tratta di nulla di nuovo, ma le vera e prima, in assoluto, novità è stata che la trachea trapiantata era formata da un tessuto rivestito da cellule staminali dello stesso paziente cresciute in laboratorio. Praticamente la nuova trachea, o meglio, il tratto di trachea che è stato impiantato nel paziente, è stata realizzata ad hoc, praticamente personalizzata, senza dover quindi fare ricorso a donatori.
Il paziente, un uomo di 36 anni, ha superato brillantemente l’operazione e non è stato, e non lo sarà, sottoposto a terapia a base di immunosoppressori in quanto  la trachea trapiantata non proviene da donatore esterno, ma è praticamente la sua.

L’operazione avvenuta presso il Karolinska University Hospital di Huddinge di Stoccolma, è  stata eseguita da un team internazionale di trapianto.

Trachea

La trachea con i bronchi e polmoni

Questa nuova operazione è una prima mondiale in quanto è stato  ha utilizzato un  tessuto artificiale costituito da un materiale a base di un  polimero nanocomposito, una sorta di tubo spugnoso e flessibile realizzato in blocchi di dimensioni estremamente piccole, attorno al quale, in laboratorio, sono state fatte crescere le colture di cellule staminali del paziente stesso.
Tutta l’operazione  è stata portata avanti grazie ad una collaborazione internazionale che ha visto coinvolti  il ​​professor Alessandro Seifalian della University College London nel Regno Unito, che ha progettato e costruito il tubo formato dal polimero e i membri  del Bioscience di Harvard a Boston negli Stati Uniti, che hanno prodotto il reagente biologico che, in soli due giorni, è riuscito a far rivestire il polimero  dalle cellule staminali del paziente stesso.

Il  tumore dell’uomo era progredito al punto che aveva bisogno di un trapianto, ma nessun organo donatore compatibile era disponibile. Il tumore nella sua trachea era di circa 6 cm di lunghezza e stava cominciando a diffondersi ad una bronco principale e, nonostante fosse stato sottoposto a radioterapia, la crescita non si era arrestata e tantomeno le dimensioni del tumore si erano ridotte.
L’opzione di ingegneria tessutale era  l’unica procedura possibile per cercare di salvargli la vita, cosa che è avvenuta puntualmente.
Come in tutti i progressi nel campo della medicina, della ricerca e della chirurgia, un ruolo fondamentale lo svolgono spesso alcune situazioni drammatiche che non vedono via d’uscita e che coinvolgono a tal punto i medici da spingerli a trovare delle soluzioni alternative, il più delle volte mai tentate precedentemente.

Un po’ come per il primo trapianto di cuore che ha visto da un lato il chirurgo Dott. Christiaan  Barnard e dall’altro Louis Washkansky, un paziente cinquantacinquenne che sopravvisse, però, al trapianto solo per 18 giorni. Dopo appena un  mese, a gennaio del 1968, Barnard effettuò un nuovo intervento di trapianto sul dentista Philip Bleiberg che ebbe maggior fortuna del suo predecessore e sopravvisse 19 mesi. Ma ormai la strada era stata tracciata.

trapianto

Intervento di trapianto

Se non ci fosse stato quel  brillante chirurgo e quei due uomini coraggiosi, la pratica del trapianto che ormai è diventato un intervento, non proprio di routine, ma certamente ormai consolidato, non avrebbe consentito di salvare le centinaia, ma che dico, le migliaia di vite di persone che non avrebbero avuto altra alternativa.

Stesso discorso vale, certamente, per quanto accaduto in questi giorni in Svezia. Va anche detto che il trapianto con questa tecnica, trapianto coronato da successo,  dà una nuova  speranza a migliaia di altri pazienti che hanno in fase avanzata un cancro tracheale o altre condizioni che bloccano il passaggio dell’aria nei polmoni. I bambini in particolare, potrebbero trarre un enorme beneficio da questa nuova opzione chirurgica, in quanto donatori di trachee compatibili, in particolar modo per dimensioni, a quelle dei bambini,  sono molto più difficili da reperire.

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