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Ipoacusia, l’udito che se ne va

L’ipoacusia è la progressiva perdita dell’udito e, di per se, è una delle più frequenti forme di invalidità se si pensa che in Europa ne sono interessate circa 70 milioni di persone, con un incremento annuo stimato del 5%, In Italia le persone che soffrono di problemi di udito sono circa ...

di Daniele Lisi

26 Ottobre 2010

ipoacusiaL’ipoacusia è la progressiva perdita dell’udito e, di per se, è una delle più frequenti forme di invalidità se si pensa che in Europa ne sono interessate circa 70 milioni di persone, con un incremento annuo stimato del 5%,
In Italia le persone che soffrono di problemi di udito sono circa 7 milioni ma non tutte ne sono completamente consapevoli tant’è che in molti tendono ad ignorare il problema considerandolo un fatto secondario,episodico e non permanente. Quando poi ci si decide a rivolgersi allo specialista, a volte i rimedi non sono poi più così semplici.

Il problema, nella maggior parte dei casi, è tipico della terza età in quanto si presenta con l’avanzare degli anni. Nel nostro canale uditivo vi sono 50,000 cellule ciliate che elaborano il suono dalle vibrazioni generate dalle onde sonore, attivando impulsi nervosi che dalla regione uditiva raggiungono il cervello per essere elaborati. Con l’avanzare dell’età, la rigenerazione di queste cellule si riduce e quindi si riduce si conseguenza anche l’udito.
Responsabile di questa ridotta capacità di rigenerarsi delle cellule ciliate è l’azione inibitrice di una proteina che viene prodotto da un gene, il retinoblastoma Rb1. L’eliminazione di questo gene, quindi, avrebbe come risultato la normale rigenerazione delle cellule del canale uditivo.

L’ipoacusia non è, come detto, un problema legato solo alla terza età, quindi un problema geriatrico, bensì esso comincia a manifestarsi, anche se solo molto lievemente, già a partire dai 30-40 anni:
Inizialmente si ha un perdita di circa 20-40 decibel, ma poi, con l’avanzare degli anni questo livello continuerà inesorabilmente ad innalzarsi.
Son per lo più i più giovani che tendono ad ignorare il problema, o meglio, a far finta che non esista anche per paura che questo possa avere una ricaduta negativa sulla propria vita lavorativa e sociale, mentre si dovrebbe avere proprio il comportamento opposto. Come ogni problema, se preso al suo primo apparire, le possibilità che si possa risolvere bene aumentano.

visita

Necessaria la visita specialistica

Ma come riconoscere i sintomi e, considerando che ci sono vari disturbi sempre riconducibili a ipoacusia, come capire a che tipo di disturbo essi si riferiscono.

Ipoacusia trasmissiva: i soggetti affetti da questo tipo di perdita che interessa l’orecchio esterno e quello medio sentono tutti i suoni più bassi, affievoliti indipendentemente dal tipo di frequenza e hanno la sensazione come di avere l’orecchio tappato.
Ipoacusia neurosensoriale: i soggetti interessati sentono senza capire dal momento che non riconoscono i suoni e questo è dovuto al fatto che l’orecchio interno è incapace di trasformare le vibrazioni sonore in impulsi nervosi corretti.
Ipoacusia di tipo misto: è la somma dei due effetti precedenti in quanto il danno riguarda sia l’orecchio interno che quello esterno.
Ipoacusia centrale: riguarda il centro dell’udito che è situato nel cervello e che non riesce ad interpretare i segnali che gli vengono inviati dall’orecchio.
Acufeni: Sono chiamati così tutti quei fastidiosi rumori, suoni, fischi, che una persona con tale problema avverte. Possono essere associati o meno a ipoacusia. Non si tratta di un calo dell’udito, ma comporta una seria difficoltà a capire parole e suoni, perché coperti da questi rumori di disturbo.

La diagnosi è semplice, indolore e viene effettuata con strumenti e tecniche assolutamente non invasive e nel giro di un’ora si ha la possibilità di avere una diagnosi certa.

Protesi

Le moderne protesi risolvono il problema

Gli esami sono l’otoscopia, che è un esame endoscopico dell’orecchio; audiogramma che è una mappa delle capacità uditive che evidenza la gamma di timbri o frequenze; timpanogramma che è il grafico dato dalla timpanometria atto a verificare il funzionamento del timpano e degli ossicini; test basato su parole pronunciate per misurare la capacità del soggetto di sentirle e distinguerle.

I problemi di udito, come si è visto, sono certamente legati all’avanzare dell’età, tant’è che il 30% di persone della così detta terza età soffre di problemi di udito. Ma con la scoperta dell’influenza che ha il gene retinoblastoma Rb1 nella rigenerazione delle cellule ciliate, si aprono nuovi orizzonti per una terapia efficace e duratura.
Altra storia è quando il problema riguarda i bambini in quanto l’ipoacusia è ancora purtroppo una patologia sottostimata e sottodiagnosticata, nel senso che spesso la diagnosi viene fatta tardivamente. Proprio per questo è molto importante saperne riconoscere i sintomi e anche quali potrebbero essere i bambini a rischio dal momento che si tratta di una patologia al 30% ereditaria.

Il più delle volte il bambino può esserne interessato perchè la madre in gravidanza ha contratto qualche malattia, tipo la rosolia, o per incompatibilità Rh del sangue.
Un bambino con problemi uditivi è un bambino che ha problemi di socializzazione, tende sempre più a isolarsi e, ovviamente, avrà anche problemi di apprendimento non potendo seguire pienamente le lezioni impartite a scuola.
Quindi è di tutta evidenza che una diagnosi corretta e precoce è di primissima importanza per poter eliminare o ridurre quasi del tutto gli effetti della patologia.

bimbo

Bisogna fare attenzione ai propri figli

Tra le cause della ipoacusia non vanno sottovalutati i problemi ambientali. Il chiasso assordante nelle discoteche, la discutibile abitudine ormai diffusa di camminare con le cuffie per ascoltare musica o quant’altro, l’esposizione al rumore non adeguatamente protetti nei luoghi di lavoro. Sono tutti fattori che, a lungo andare, ma poi non tanto lungo, possono procurare seri problemi di udito. Allora cosa fare? Lo dice il buon senso anche se a volte è oggettivamente quasi impossibile riuscire ad evitare certe situazioni. Nelle discoteche, per esempio, pur in presenza di leggi severe che stabiliscono un massimo di 80 decibel consentiti in ambienti chiusi, questa norma è spesso disattesa colpevolmente. Ed è oggettivamente difficile pretendere che un giovane rinunci alla discoteca per preservarsi l’udito che in un più o meno lontano futuro potrebbe risultarne compromesso. Tutt’altra considerazione invece va fatta per quelle che sono le cattive abitudini che siamo noi a tenere. Quelle è possibile eradicarle con poco impegno, basterebbe solo un po’ di buon senso.

La cura dell’ipoacusia passa sostanzialmente attraverso l’applicazione dell’apparecchio acustico.
Se nel passato i primi apparecchi acustici avevano delle controindicazioni e davano alcuni problemi, ora con l’avvento dell’era digitale, tutte queste limitazioni sono state ampiamente superate.
In commercio si trova un vasta gamma di apparecchi acustici il cui acquisto, oltre tutto, è coperto dal servizio sanitario nazionale e, nella fattispecie, per tutti i minori e per tutti gli altri che sono stati riconosciuti invalidi per almeno un terzo.

La prescrizione del medico specialista è obbligatoria. Il medico certifica la necessità di procedere con l’applicazione della protesi acustica dopo aver riscontrato la perdita di udito ed averne certificata l’entità. Egli è inoltre il supervisore dell’intero processo di applicazione e dei suoi risultati.
Il tecnico audioprotesista è colui che sovraintenderà nella scelta

bionico

L'orecchio bionico

dell’apparecchio più idoneo al caso da trattare e avrà anche il controllo della permanenza dell’efficacia dell’applicazione e la manutenzione dei dispositivi erogati.

In Italia ogni anno nascono da 600 a 1200 bambini sordi o con problemi di udito e molti di questi, grazie anche ai grandi passi avanti fatti nella ricerca, possono sentire grazie all’orecchio bionico, un congegno che, applicato alla parte interna dell’orecchio, traduce i suoni in un messaggio nervoso da inviare al cervello.
Il continuo e costante miglioramento di queste protesi consente oggi di avere degli ottimi risultati, e la possibilità di non avere delle limitazioni che nei primi casi erano assolute. Oggi si può tranquillamente avere, con gli impianti di ultima generazione, una migliore percezione dei suoni e una maggiore libertà per il paziente perchè questi continuano a funzionare anche in ambienti umidi e ne permettono dunque l’uso anche in attivita’ a contatto con l’acqua che prima erano assolutamente interdette.

L’orecchio bionico permette di riacquistare l’udito anche a pazienti con una sordità profonda ed è quindi in grado di dar loro una vita praticamente normale.
L’importanza è, come al solito e specificatamente per i bambini, una diagnosi corretta e precoce. Il bambino che nasce con un deficit del genere, difficilmente sarà in grado di capire di esserne portatore perchè il suo stato, che per gli altri sarebbe evidente, per lui che lo ha dalla nascita è uno stato normale. Quindi tocca ai genitori saper cogliere quegli stati particolari e di disagio che possono essere rivelatori del problema.

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