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Cefalea a grappolo, dolorosa e prolungata nel tempo

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); La cefalea a grappolo, detta anche CH ( cluster headhace ), è una cefalea primaria caratterizzata da attacchi dolorosi di breve durata e che si protraggono nel tempo. Può essere nostra compagna di vita per parecchi anni, compagna dolorosa e indesiderata, viene chiamata “a grappolo” proprio ...

di Daniele Lisi

26 Ottobre 2010





cefaleaLa cefalea a grappolo, detta anche CH ( cluster headhace ), è una cefalea primaria caratterizzata da attacchi dolorosi di breve durata e che si protraggono nel tempo.
Può essere nostra compagna di vita per parecchi anni, compagna dolorosa e indesiderata, viene chiamata “a grappolo” proprio per il fatto di essere caratterizzata da attacchi della durata di 60-90 minuti e che possono presentarsi per lunghi periodi, da poche settimane ad anni: Queste serie di attacchi vengono appunto definite “grappoli”. Alla fine di un grappolo inizia una fase di remissione, cioè libera da attacchi, che può avere una durata molto varia, anch’essa da settimane ad anni.

Questo doloroso fenomeno è causato da una disfunzione dell’ipotalamo, e più precisamente in un’alterazione a carico del generatore dei  ritmi circadiani, e nella conseguente attivazione del sistema trigemino-vascolare.

Esistono varie forme di questa cefalea. La episodica che è caratterizzata da attacchi della durata di 7 giorni – 1 anno intervallata da un periodo di remissione di almeno una quindicina di giorni ed è la forma più diffusa di CH; ne soffre circa l’85% dei pazienti.
La cronica caratterizzata da attacchi che si ripetono per più di un anno, senza periodi di remissione o comunque inferiori ai 14 giorni.
Solitamente la CH esordisce con almeno un attacco nelle 24 ore per alcune settimane seguito da un periodo di remissione che può essere anche di qualche anno.

dolore

Le crisi dolorose sono a volte insopportabili

Il dolore che caratterizza questa forma di cefalea è molto fastidioso, decisamente insopportabile, localizzato intorno all’occhio e all’orbita del lato interessato, ma si può irradiare alla regione temporale, a quella frontale, alla guancia e alla mandibola dello stesso lato.
Di solito il primo attacco si verifica di notte, nella prima ora, ora e mezza di sonno, si presenta all’improvviso peggiorando rapidamente e raggiungendo il livello massimo di dolore entro 5-10 minuti e ha una durata media di 45-90 minuti. Così come è arrivato, alla fine dell’attacco il dolore cala rapidamente.
La sensazione di nausea che si prova, a volta seguita da vomito, è in genere causata dall’assunzione di farmaci. Sono comuni invece fotofobia e fonofobia.
La terapia da adottare in caso di cefalea a grappolo va distinta in due fasi: una sintomatica e una preventiva.



Quella sintomatica si avvale di tutta una serie di farmaci antidolorifici che vanno assunti nel momento in cui si presenta l’attacco. Si è rivelato moto efficace l’uso di ossigeno somministrato con una mascherina all’inizio dell’attacco, con un flusso di 7-10 litri al minuto per 15 minuti, dà beneficio a circa il 70% dei pazienti. L’unico inconveniente di questa terapia è che, data l’imprevedibilità dell’apparire dell’attacco, non sempre si dispone già di una bombola di ossigeno.

ossigeno

La terapia con l'ossigeno da buoni risultati

La terapia preventiva prevede una profilassi di transizione che ha l’obiettivo di controllare rapidamente gli attacchi nel periodo di tempo necessario affinché i farmaci di profilassi di mantenimento possano agire e una profilassi di mantenimento che prevede invece l’uso di farmaci preventivi per l’intera durata del grappolo.

In ultima analisi è anche possibile ricorrere alla terapia chirurgica che prevede la termocoagulazione con radiofrequenze del ganglio trigeminale.
I risultati della rizotomia con radiofrequenza sono incoraggianti: circa il 75% dei pazienti ottengono buoni risultati.
Per cercare di tenere sotto controllo il più possibile la malattia è importante effettuare controlli regolari anche durante i suoi periodi di remissione.
Utilizzare i farmaci, durante gli attacchi, sempre seguendo scrupolosamente le indicazione del proprio medico. Aumentare le dosi di propria iniziativa di solito non porta nessun giovamento.

Controllare il proprio stile di vita tenendo ben presente che l’alimentazione, l’esercizio, il riposo, i ritmi lavorativi e il controllo dello stress sono fondamentali nella gestione della malattia.
A volte una crisi può essere scatenata da un qualunque fattore esterno, in particolare lo stress è uno di questi.

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