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Sclerosi Multipla, accesso sostenibile all’innovazione

La Sclerosi Multipla rappresenta un’area terapeutica in cui la ricerca clinica ha portato e porterà nei prossimi anni significativi e incoraggianti progressi scientifici, ma che è tuttora caratterizzata da domande di cura aperte. Bisogni terapeutici insoddisfatti che confermano l’importanza di continuare a investire in ricerca ...

di Redazione TuttaSalute.net

18 Giugno 2011

La Sclerosi Multipla rappresenta un’area terapeutica in cui la ricerca clinica ha portato e porterà nei prossimi anni significativi e incoraggianti progressi scientifici, ma che è tuttora caratterizzata da domande di cura aperte. Bisogni terapeutici insoddisfatti che confermano l’importanza di continuare a investire in ricerca e che, al contempo, pongono l’enfasi sul tema della sostenibilità.

Se ne è parlato nel corso dell’incontro “Accesso sostenibile all’innovazione: un confronto sulla Sclerosi Multipla” (Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Roma) promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute, con il supporto di Biogen Dompé e il patrocino del Ministero della Salute, dell’AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla e della SIN – Società Italiana di Neurologia.

“Uno dei principali problemi dei sistemi sanitari futuri risiede nella sostenibilità, ossia il reperimento e l’allocazione delle risorse necessarie per la prevenzione e il trattamento delle patologie della popolazione assistita. – afferma Cesare Cursi, Presidente Osservatorio Sanità e Salute –  Concetto base della valutazione è il rapporto di “costo-opportunità”, ma non sempre il calcolo è così immediato. Nel caso di patologie con un’importante quota di costi indiretti, come appunto la sclerosi multipla, è necessario ponderare con attenzione le scelte da intraprendere che per forza di cose non possono essere limitate ad un semplice calcolo aritmetico. Nello stesso tempo è necessario continuare a investire nella ricerca, perchè solo un trattamento precoce di tali patologie potrà garantire una migliore qualità della vita del paziente e minori costi del servizio socio-assistenziale.”

L’Italia si colloca tra i Paesi ad alto rischio di sclerosi multipla, con una prevalenza della malattia variabile a seconda dell’area geografica: i dati rivelano un’incidenza di 1.800 nuovi casi l’anno, con un totale di circa 61.000 pazienti affetti, in media 1/1000 abitanti, che equivale a 1 nuova diagnosi ogni 4 ore. La SM, in aggiunta, rappresenta una delle principali cause di disabilità neurologica nell’età giovane-adulta (20-30 anni), seconda per importanza solo agli incidenti stradali.

“L’insorgenza in giovane età, la cronicità e l’imprevedibilità nel decorso fanno della SM una patologia ad elevato impatto sociale e sanitario, in quanto colpisce la popolazione nella fascia d’età maggiormente produttiva. Le ripercussioni sulla vita dei pazienti sono profonde: un approccio globale alla patologia che si faccia carico della totalità dei sintomi fisiologici conseguenti al danno neuronale è l’unica via per consentire al paziente di riappropriarsi della propria esistenza. – afferma Carlo Pozzilli, Ordinario di Neurologia, Università “La Sapienza”, Roma; Responsabile Centro Sclerosi Multipla, Ospedale S. Andrea, Roma – Per chi soffre di SM i farmaci più innovativi rappresentano spesso un’importante alternativa terapeutica, se non l’unica, per migliorare il proprio stato di salute e quindi la propria qualità di vita.”

La SM è un esempio paradigmatico nel contesto dell’accesso alle terapie innovative in Italia: per le caratteristiche stesse della patologia (cronica, a insorgenza precoce, progressivamente invalidante e quindi penalizzante in termini di qualità della vita); per la disponibilità di molecole biotecnologiche altamente innovative; e infine per l’aspettativa di avere disponibilità di ulteriori innovazioni (nei prossimi 5 anni è previsto l’arrivo di 10 nuovi farmaci).

“Da questo punto di vista la situazione italiana non appare ottimale. – precisa Federico Spandonaro, Docente di Economia Sanitaria presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata; Responsabile CEIS Sanità, Università di Roma Tor Vergata – perchè sulle terapie più innovative si riscontrano ancora difformità di accesso da regione a regione.

Nel nostro Paese il 9% dei pazienti in cura per la SM viene trattato con i farmaci più innovativi: un dato che varia molto nelle diverse regioni, con punte al di sotto della media nazionale ad esempio in Campania (4,7%), Sicilia (7,8%), Toscana (5,6%), Veneto (6,5%), Emilia Romagna (7,2%) e Marche (7,3%). Differenze che non sono dovute a fattori epidemiologici, bensì ascrivibili alla difficoltà di misurare e riconoscere l’innovazione: un problema che si manifesta al momento dell’introduzione di un nuovo farmaco – per esempio, il primo anticorpo monoclonale per la SM ha segnato un ritardo che, a seconda delle regioni, è stato di 2 fino a 12 mesi (in Sicilia) – ma soprattutto nella difficoltà di garantire un accesso continuo rispetto a quei farmaci di comprovata efficacia che la Comunità Scientifica considera la parte innovativa del proprio armamentario terapeutico.”

“L’equità nell’accesso alle cure, specialmente all’innovazione, è un diritto della persona, ma deve essere soprattutto una scelta consapevole di tutti gli stakeholder. – continua Antonella Moretti, Direttore Generale AISM e FISM – Dobbiamo pensare a tutti i duemila giovani, ai nuovi casi che ogni anno diagnosticheremo, e allo scenario terapeutico evoluto che avremo nei prossimi dieci anni: curarsi bene e da subito significa bloccare la progressione, non raggiungere più la disabilità, vivere la propria vita in qualità, non essere per tutti gli anni futuri solo un costo sociale e sanitario.”

Il peso economico della SM è piuttosto elevato e varia da 25.000 a circa 70.000 euro annui per paziente a seconda del livello di disabilità. In Italia il costo sociale annuo della malattia è di circa 2 miliardi e 400 milioni di euro.

La somma dei costi indiretti (ossia tutte quelle voci di spesa che rimangono a carico delle famiglie) e di quelli correlati alla perdita di produttività rappresenta oltre il 70% del costo globale della malattia, mentre la presa in carico dei pazienti è responsabile del 30% dei costi (di cui il 12% circa è dovuto alle terapie farmacologiche).

Terapie efficaci e precoci in grado di rallentare la progressione della malattia e di ridurre la disabilità possono invertire questo bilancio, a tutto vantaggio del paziente e della società.

“Le terapie innovative si sono dimostrate di comprovata efficacia e soprattutto costo-efficaci e sono state redatte per esse regole di prescrivibilità precise (in Italia tendenzialmente più restrittive che in altri Paesi). – precisa Spandonaro – Tuttavia è sbagliato valutare l’innovazione solo in termini di costi. Per malattie croniche importanti come la SM, la qualità della vita (QoL) deve essere un elemento discriminante nella valutazione di un farmaco innovativo. Il rischio, soprattutto in carenza di risorse, è di una sempre maggiore competizione fra farmaci “salva” vita e farmaci “migliora” vita: un’insana competizione che andrebbe essenzialmente a discapito dei farmaci per le situazioni croniche, destinati a prendersi cura del paziente nella globalità, con effetti eticamente e razionalmente discutibili.”

“L’innovazione applicata all’ambito della sclerosi multipla sta conducendo verso il traguardo di poter gestire la patologia nel modo più efficace possibile, migliorando la qualità di vita del paziente. – conclude Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato; Presidente Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione Ciò rappresenta, tuttavia, una prospettiva che potrà essere garantita solo attraverso uno sforzo di tutti gli attori del sistema al fine di coniugare innovazione e competitività e, allo stesso tempo, mantenere quella sostenibilità che consenta  un accesso diffuso e uniforme alle terapie da parte dei pazienti su tutto il territorio nazionale.”

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