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Buona risposta terapeutica del vaccino contro il melanoma

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Un vaccino contro il melanoma sembra aver migliorato la risposta terapeutica e la sopravvivenza dei pazienti affetti da tale forma cancerogena della pelle senza  progressioni della malattia. Il vaccino è stato somministrato in associazione al farmaco interleuchina-2, che solitamente viene somministrato a pazienti affetti da melanoma. L’interleuchina-2  ...

di Daniele Lisi

03 Giugno 2011





interleuchinaUn vaccino contro il melanoma sembra aver migliorato la risposta terapeutica e la sopravvivenza dei pazienti affetti da tale forma cancerogena della pelle senza  progressioni della malattia.
Il vaccino è stato somministrato in associazione al farmaco interleuchina-2, che solitamente viene somministrato a pazienti affetti da melanoma. L’interleuchina-2  è normalmente presente nel  nostro organismo ed è prodotta da cellule del sistema immunitario, dette cellule T. Viene usato per la cura dei melanoma perché si ritiene  che quando viene somministrata come farmaco antitumorale, questa sostanza sia in gradi di rafforzare i naturali meccanismi di difesa dell’organismo e quindi possa permettere ad alcune cellule cancerogene di essere riconosciute ed eliminate dal sistema immunitario.

Questa risposta terapeutica positiva alla somminsitrazione del vaccino, è stata riscontrata in due studi condotti dalle University of Texas MD Anderson Cancer Center e dell’Indiana University Health Center Goshen for Cancer Care.
I risultati, pubblicati nel numero del 2 giugno del New England Journal of Medicine, segnano il primo studio del vaccino contro la malattia, e uno dei primi per il cancro  in genere a  dimostrare un beneficio clinico in una sperimentazione  clinica. E ‘anche il primo vaccino contro il cancro a mostrare un tasso di miglioramento della risposta nei pazienti.
Il melanoma ha uno dei tassi di crescita più rapida di tutti i tumori. I tassi di sopravvivenza a cinque anni per quelli con malattia metastatica  sono il 65 per cento e il 16 per cento per quelli primari.

melanoma

Un melanoma

Questo studio serve come ricerca per cercare di  dimostrare il ruolo dei vaccini nel melanoma e nella terapia del cancro globale. Se fosse possibile  usare proprio il sistema di difesa dell’organismo per  attaccare le cellule tumorali, ci si troverebbe di fronte ad  un meccanismo per liberare il corpo dalle cellule tumorali senza distruggere tessuto sano.
Attualmente il solo utilizzo dell’interleuchina-2 ha tutta una serie di effetti collaterali che spesso costringono alla sospensione della terapia. Gli effetti collaterali più frequenti e, quindi, quelli che più spesso si verificano sono  manifestazione dei sintomi influenzali, nausea e vomito, perdita di appetito, variazioni nella pelle, debolezza, stanchezza, e ritenzione di liquidi.



L’interleiuchina-2, IL-2, oltre a quelli citati, può avere gravi ripercussioni anche sulle funzioni renali e sul cuore. Per tenere sotto controllo il rene e la sua funzionalità, è necessario sottoporsi a continui controlli ematici in modo da avere sempre ben chiaro il quadro clinico del paziente. Gli effetti sulla funzionalità cardiaca, invece, sono direttamente proporzionali alla dose di IL-2 utilizzata. Un abbassamento della pressione sanguigna può portare a sensazioni di vertigini e svenimenti ed è quindi  molto  importante avvertire subito il medico se il paziente manifesta dolori al petto. Va comunque detto che questi effetti collaterali cessano con la sospensione del trattamento.
L’effetto del vaccino in associazione con IL-2, è stato decisamente incoraggiante. Questo vaccino attiva le cellule citotossiche dell’organismo T per riconoscere gli antigeni sulla

superficie del tumore. Le cellule T allora secernono degli enzimi in grado di bucare  la membrana delle cellule tumorali, provocandone l’inesorabile decadimento e, infine, distruzione.

vaccino

Preparazioni di vaccino in laboratorio sperimentale

Tuttavia, il vaccino in questa  fase di ricerca clinica, non può essere somministrato indifferentemente a tutti i pazienti affetti da melanoma perché esiste di fatto una limitazione legata alla corrispondenza dei tessuti dei pazienti. La priorità è quindi  quella di capire il modo di ampliare l’approccio e le miscele di peptidi, per esempio , in modo che i pazienti possano essere più ammissibili, quindi di poter allargare la platea di pazienti che possano essere trattati con questo vaccino.
Ovviamente la ricerca ha dato delle indicazioni interessanti e, diciamo così, ha indicato una via da seguire che, se confermerà i primi dati positivi e, soprattutto, se si troverà la possibilità di ampliare la tipologia di pazienti trattabili, potrà segnare una svolta nella ricerca contro il melanoma.

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