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Disturbi alimentari e status delle donne: un triste legame

È nel 1965, durante il primo Simposio internazionale sull’anoressia nervosa, che viene avanzata l’ipotesi di un legame tra disturbi alimentari e cambiamento dello status e del ruolo delle donne nelle società contemporanee ed occidentali. I cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni a livello di aspettative culturali hanno avuto un fortissimo impatto sul ...

di Dott.ssa Licia Falduzzi

20 Ottobre 2010

È nel 1965, durante il primo Simposio internazionale sull’anoressia nervosa, che viene avanzata l’ipotesi di un legame tra disturbi alimentari e cambiamento dello status e del ruolo delle donne nelle società contemporanee ed occidentali.

I cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni a livello di aspettative culturali hanno avuto un fortissimo impatto sul processo di costruzione dell’identità di genere delle donne.

Da una società di tipo agricolo-patriarcale, in cui erano dominanti il sacrificio di sé, concepito come valore massimo, che non permette ai propri gusti e alle proprie inclinazioni di manifestarsi apertamente, e la concezione esclusiva della famiglia, che richiede la condivisione di tutti i sentimenti e di tutte le azioni dei singoli membri, si è passati ad una società moderna industrializzata, in cui vengono abbandonati i tradizionali ruoli complementari dell’uomo e della donna, dove la donna, non più imprigionata nel suo ruolo di “angelo del focolare”, accede ai gradini superiori della cultura ed è in grado di provvedere da sola al suo sostentamento economico.

Ma nonostante questo passaggio dai ruoli tradizionali femminili (condiscendenza, compiacenza, sottomissione, deferenza, passività) ai ruoli moderni (ambizione, competizione, indipendenza), la donna oggi sente che accanto ad accresciute aspettative di successo e di riuscita, resta forte la pressione verso una femminilità tradizionale. I ruoli che le si chiede di ricoprire sono ambigui, contraddittori.

Difficile è la lotta per raggiungere un equilibrio fra queste due opposte tendenze, ambedue pressanti, che sono state sintetizzate nel mito della superdonna, che è tanto capace, ambiziosa, di successo, quanto femminile, sensuale e materna.

Benché riconosciuta a parole, l’intelligenza femminile non è però ancora del tutto rispettata, oppure è vissuta come una minaccia per il tradizionale potere e dominio maschile, e per questo motivo viene sminuita o considerata troppo aggressiva e poco femminile.

Le donne devono avere una carriera ed essere anche romantiche, tenere e dolci, e nel matrimonio devono giocare la parte della moglie ideale, amante e madre, pronta a rinunciare ai diplomi faticosamente conseguiti per lavare pannolini e adempiere ad altre umili faccende domestiche.

Oggi, in sostanza, si chiede alla donna di essere bella ed elegante, di dedicare molto tempo alla cura della persona; ma ciò non le deve impedire di competere intellettualmente con gli uomini e con le altre donne, di far carriera, ed anche di innamorarsi romanticamente di un uomo, di essere tenera e dolce con lui, di sposarlo, e di rappresentare il tipo ideale di moglie-amante.

Ma più che ad un normale mutamento dei ruoli maschili e femminili, conseguenza delle trasformazioni a livello sociale e individuale, pare che, per quanto riguarda la donna, si è passati dal rischio del complesso di Cenerentola, che portava la donna ad accettare ruoli subalterni, nella politica, nell’impresa e nel lavoro in genere, al rischio della sindrome della superdonna: nel lavoro, in famiglia e con gli amici, sempre perfette, manager e sirene, tese verso il successo su tutti i fronti, fino al collasso.

L’aspetto paradossale è che più si afferma l’ideale di autonomia individuale, più aumenta la necessità di conformarsi ai modelli sociali riguardanti il corpo. E torniamo così al tema dei disturbi alimentari che colpiscono più le donne che gli uomini.

Se, grazie al femminismo, alla contraccezione, alle nuove motivazioni professionali, da un lato, la donna è riuscita ad emanciparsi da certi ruoli fissi ed ha liberato il suo corpo dalle schiavitù sessuali e riproduttive, dall’altro, essa è stata assoggettata ad obblighi estetici più imperativi e ansiogeni di prima.

Immagine, bellezza, perfezione estetica, diete, bilance, calorie, massaggi, magrezza.

A ciò si aggiunga il rifiuto dell’identificazione del corpo femminile con la maternità, la svalutazione sociale della donna madre a vantaggio della donna attiva e indipendente. Carriera professionale e ruolo materno sembrano non poter andare d’accordo.

Questo conflitto inter-ruoli si basa sul criterio culturalmente più diffuso e persistente nel tempo della differenziazione biologica tra ruoli maschili e ruoli femminili. Quanto più in una cultura il ruolo materno è considerato centrale e dominante nel complesso dei ruoli femminili, tanto più l’assunzione di altri ruoli viene normativamente proibita e socialmente ostacolata, in quanto pregiudicherebbe il ruolo materno.

Quel che emerge è che il modello femminile contemporaneo non è quello di una donna matura, ma piuttosto quello di una ragazza pre-adolescente. Se si vuole l’approvazione culturale, il corpo femminile deve rendersi simile a quello di una bambina precoce.

Quel che viene fuori da questa tirannia della magrezza è che oggi gli uomini hanno assegnato alle donne un corpo e una mente da bambina perché c’è qualcosa di meno fastidioso nella vulnerabilità e nel bisogno di aiuto di una bambina piccola e qualcosa di veramente disturbante nel corpo e nella mente di una donna matura.

Questa promozione della donna magra è un’estrema e violenta reazione alla minaccia che il corpo di una donna matura rappresenta per la cultura maschilista e patriarcale.

Leggi l’intervista all’Onorevole Luisa Bossa, parla di maternità e famiglia su VitaDaMamma.com

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