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Fibrillazione atriale: presentato lo studio ATA-A

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Nel corso del 42° Congresso Nazionale di Cardiologia dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) sono stati presentati i primi risultati dello studio ATA-AF, Anti Thrombotic Agents in Atrial Fibrillation, un’iniziativa promossa dall’ANMCO, dalla Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) e dalla Fondazione “per il ...

di Redazione TuttaSalute.net

14 Maggio 2011





Nel corso del 42° Congresso Nazionale di Cardiologia dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) sono stati presentati i primi risultati dello studio ATA-AF, Anti Thrombotic Agents in Atrial Fibrillation, un’iniziativa promossa dall’ANMCO, dalla Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) e dalla Fondazione “per il Tuo cuore” HCF Onlus con lo scopo di descrivere la pratica clinica routinaria in Italia nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale in un campione rappresentativo di Cardiologie e Medicine Interne.

Il congresso, che vede la partecipazione di cardiologi ospedalieri e di infermieri provenienti da 890 strutture cardiologiche e da 416 Unità Terapia Intensiva Coronarica, ha dedicato una specifica sessione al progetto che ha coinvolto 360 Centri di ricerca ANMCO e FADOI (rispettivamente 164 Cardiologie e 196 Medicine Interne), arruolando ben 7.148 persone colpite da Fibrillazione Atriale.

Attraverso la numerosità dei pazienti osservati è stato possibile rilevare alcune importanti differenze tra i soggetti gestiti da reparti di Cardiologia o di Medicina Interna: diversità demografiche e cliniche che hanno delineato differenti profili di paziente, individuando diversi approcci terapeutici utilizzati presso le due tipologie di reparto.

Nello specifico, il 71,3% dei pazienti ricoverati presso la Medicina Interna presentava più di 75 anni, contro il 44,6% della Cardiologia; la presenza contemporanea nello stesso individuo di più patologie (coefficiente di comorbilità) è stata registrata nel 71,8% delle persone trattate dagli internisti e nel 49,7% di quelle prese in carico dai cardiologi.

Per quanto riguarda il rischio tromboembolico e il trattamento antitrombotico prescritto, sono state evidenziate delle differenze significative tra le due tipologie di reparti di degenza.  L’impiego dell’anticoagulante orale è stato valutato in relazione al punteggio CHADS2 che identifica il rischio tromboebolico del paziente .  Il 53.1% dei pazienti delle Cardiologie aveva un punteggio CHADS2 ≥ 2 (medio alto) contro il 75.3% dei pazienti delle Medicine Interne e il trattamento con anticoagulante era prescritto nel 64% dei casi per le Cardiologie rispetto al 46% dei pazienti delle Medicine Interne.



Lo studio ha evidenziato un sotto-utilizzo della terapia anticoagulante in circa un quarto dei pazienti a medio e alto rischio di ictus. Inoltre, la somministrazione di tali farmaci non appare guidata dal livello di rischio dei pazienti e l’andamento della prescrizione non cambia utilizzando il nuovo score adottato nelle nuove linee guida europee di cardiologia CHA2DS2-VASc.

Anche per quanto riguarda il controllo del ritmo rispetto al controllo della frequenza, sono state evidenziate delle importanti differenze di approccio fra Cardiologia e Medicina Interna. Il controllo della frequenza cardiaca è stata la scelta preferita dal 43,6% dei cardiologi rispetto al 60,5% degli internisti.

Da questi risultati sono stati elaborati tre distinti abstracts, volti ad approfondire gli aspetti che determinano la scelta di una specifica cura e le differenze che caratterizzano i vari approcci terapeutici. Tali risultati saranno presentati ai prossimi congressi dell’Heart Failure di Göteborg (21-24 maggio) e dell’Europace di Madrid (26-29 giugno 2011).

I risultati dello studio ATA-AF consentiranno di disporre, per la prima volta in Italia, di un preciso e puntale quadro clinico aggiornato e affidabile relativo alle terapie che la classe medica italiana sceglie per pazienti affetti da fibrillazione atriale.

Che cos’è la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale (FA) è il più comune disturbo del ritmo cardiaco: colpisce circa una persona su quattro dopo i 40 anni e l’1% della popolazione totale, ma fino al 10% degli individui dopo gli 80 anni. I soggetti con FA presentano un aumento del rischio di trombi, il quale a sua volta innalza di cinque volte il rischio di ictus. Nel mondo ogni anno fino a tre milioni di persone vengono colpite da un ictus collegato alla FA, spesso si tratta di ictus gravi ed invalidanti e la metà dei pazienti perde la vita entro un anno. Gli ictus dovuti alla FA tendono ad essere gravi, con un’aumentata probabilità di morte (20%) e invalidità (60%).

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