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Ki, armonia e relazione in una pratica di pace.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); L’uomo che è riuscito a evitare l’aggressività, l’orgoglio, il risentimento e l’ingordigia, sarà chiamato vero uomo (aforisma zen). Ki, un ideogramma misterioso e dai significati reconditi, ci rimanda all’oriente e alle arti marziali. Il Ki, o chi (in lingua cinese), è un elemento che pare essere l’energia interiore, ...

di Redazione

03 Maggio 2011





L’uomo che è riuscito a evitare l’aggressività, l’orgoglio, il risentimento e l’ingordigia, sarà chiamato vero uomo (aforisma zen).

Ki, un ideogramma misterioso e dai significati reconditi,
ci rimanda all’oriente e alle arti marziali.

Il Ki, o chi (in lingua cinese), è un elemento che pare essere l’energia interiore, ben diversa da quella che comunemente definiamo con il termine forza; quell’energia che si manifesta in ogni cosa vivente e non vivente, la stessa energia vitale che nello yoga è definita Prana e che si manifesta attraverso i chakra o ruote di energia .

C’è il Ki in ogni cosa, nel cielo, nell’acqua, nell’aria ed in noi.

Ebbene, se in precedenza vi abbiamo introdotto nel mondo dei chakra, sette canali energetici, oggi proviamo a seguire il percorso dell’energia vitale secondo la tradizione giapponese.

Per i maestri orientali esistono 3 centri di energia: Tan T’ien, il luogo dove il Ki viene conservato; il Tan T’ien Inferiore si trova sotto l’ombelico ed è chiamato Jin Chi , l’essenza; il Tan T’ien Mediano si trova nella zona del cuore ed è chiamato Chi, la vitalità; il Tan T’ien Superiore si trova nel cervello ed è chiamato Shen, la coscienza; una struttura questa che richiama quella del sistema solare.la fotografia è proprietà di G. Caviglia, ne è vietata la riproduzione

I centri del Ki, proprio come i chakra, vanno tenuti in apertura ed in ottimo funzionamento, poiché permettono la buona circolazione energetica in tutto il corpo ed aiutano le nostre forze psicofisiche.

Il Ki, seppure difficile da conoscere, una volta captato lo si può utilizzare in ogni istante, specialmente se attraverso i giusti esercizi siamo riusciti a sviluppare l’intuizione (sen-no-sen), impareremo che questa energia, che nell’uomo sembrava assopita o destinata a circostanze eccezionali, può essere utilizzata nella quotidianità.
Per sviluppare il Ki dobbiamo recuperare gli istinti che si sono addormentati con la vita moderna; così come un animale in gabbia perde il suo istinto di cacciatore perché ottiene il cibo senza doverselo procurare, anche l’essere umano ha dimenticato alcune facoltà di sopravvivenza, perché sempre meno deve far fronte ai pericoli che un tempo mettevano in crisi la specie. Il Ki è la forza interna che può essere percepito, sviluppato ed utilizzato a volontà.



Ecco che in soccorso arriva il chi kung, una serie di esercizi di respirazione che migliorano la salute, curano e regolano l’organismo che si basa sul lian chi (sviluppo dell’energia interna) e sul kung (esercizi di controllo dell’energia interna). L’efficacia di questi esercizi è documentata ed utilizzata negli ospedali cinesi, fin dal 1950.

Il chi kung, ci spiega il maestro di arti marzialisensei Giuseppe Caviglia, consiste in respirazioni attive e passive, che sono utilizzate per guidare il chi (energia interna) verso specifiche aree dell’organismo.

Gli esercizi passivi, cioè eseguiti in posizione statica (in piedi o sdraiata), regolarizzano la respirazione e migliorano il controllo della mente; gli esercizi attivi, cioè in movimento, servono per curare e prevenire malattie. Il chi impuro (dzwo chi) prodotto dal bere, dal cibo e dallo stato mentale in quel momento, è espulso dalla bocca. Quello puro (chi), è inalato dalle narici ed indirizzato, mentalmente, all’organo o agli organi interessati. Si dovrebbero eseguire due volte al giorno, a stomaco vuoto.

E’ necessario sviluppare anche il ming kung (il servire gli altri con altruismo), perché tramite esso è possibile far emergere il chi in tutta la sua forza vivificante.

Quindi purezza, atteggiamento mentale giusto e ming kung sono la base del nostro benessere fisico.

Il maestro prosegue illustrandoci sei esercizi che devono essere eseguiti sei volte.

HSU (shu):     interessa: fegato e occhi

HE (huh):     interessa cuore eliminazione calore corporeo.

HU (who):    interessa: stomaco e milza.

SZ (sss):      interessa i polmoni.

CHIU (ciu):     interessa reni e può essere usato per eliminare i brividi di freddo.

HSI (sci):      interessa apparato digerente detto anche liu fa (il sesto contenitore).

la fotografia è proprietà di G. Caviglia, ne è vietata la riproduzione

Ai giorni nostri è scientificamente provato che qualsiasi interferenza nella respirazione, causa stress; per cui ogni miglioramento di quest’ultima, procura benessere al corpo e alla mente.

Quando siamo in grado di individuare questo “centro” e di controllarlo, si percepisce come tutto si ordini e si sottometta all’improvviso al suo intorno, in modo tale che tutte le tensioni siano superate e tutto si trasformi in ciò che emana il “centro”.

Il Ki utilizza la mente ed il corpo, integrando il cosciente e l’incosciente. La sua influenza nelle funzioni della mente e del corpo dipende dall’immagine del mondo esteriore che ciascuna persona possiede. Una caratteristica intrinseca all’essere umano è il credere di vivere per la sua stessa volontà; tuttavia le nostre vite sono mantenute, fondamentalmente, da una relazione intima con il KI del mondo esterno.

Il sensei ci invita a  provare e riprovare, all’aria aperta, sulla spiaggia e anche in un angolo di casa, poichè, afferma: “Apprendere è il risultato del ripetere. E’ nell’esercizio continuo della nozione che acquisiamo confidenza”.

 

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