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Rispondiamo con calma al nostro stress

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); “…Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca; /mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali. …” (F.Battiato) Siete sommersi dai pensieri, tormentati dalle contrariamente, accusate una spiacevole impressione di tensione allo stomaco, insomma vi sentite a terra, stressati? Stress, parola ...

di Redazione

01 Maggio 2011





foto di Pinuccio Caviglia ne è vietata la riproduzione “…Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca; /mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali. …” (F.Battiato)

Siete sommersi dai pensieri, tormentati dalle contrariamente, accusate una spiacevole impressione di tensione allo stomaco, insomma vi sentite a terra, stressati?

Stress, parola inglese che spesso sentiamo ripetere e che indica letteralmente “sforzo, tensione”: stato in cui si trova una persona vittima di fatica eccessiva, stato che comporta una serie di perturbazioni metaboliche nel nostro organismo, e l’organismo stressato sciupa le sue riserve di energia; se lo stress si prolunga, si arriva a modificazioni patologiche del sistema nervoso e degli organi.

Vi ricordate l’esperimento sulle due scimmie chiuse in gabbie separate e che per sei ore al giorno ricevevano una scossa di corrente elettrica nel piede per venti secondi? Questa corrente spiacevole ma non offensiva può essere interrotta dalle due scimmie che hanno lo stesso cibo, lo stesso alloggio, da un interruttore. Una delle due scimmie ha imparato che, se aziona l’interruttore prima dei fatidici venti secondi, la corrente non viene prodotta e anche la sua vicina ne viene risparmiata. Se non gira l’interruttore la corrente arriverà. La sua vicina invece non può agire sull’interruttore perchè non è funzionante e dunque sa che azionandolo o meno non succederà nulla. Dunque qualsiasi cosa accada le due scimmie riceveranno lo stesso numero di scariche.foto di Pinuccio Caviglia ne è vietata la riproduzione
Cosa succederà?
Dopo circa venti giorni la scimmia che doveva azionare l’interruttore a causa di un ulcera allo stomaco, ahinoi, muore. Sì, perchè quando il corpo è sotto l’effetto della paura e dell’ansia avverte una serie di modificazioni fisiologiche che pongono l’organismo in grado di affrontare il pericolo, si modifica perciò la nostra circolazione, alcuni muscoli si contraggono, altri si dilatano. Il cuore accelera i suoi battiti, la tensione arteriosa sale; la respirazione si fa ansante, la gola è serrata e la bocca secca. L’ormone dell’azione, l’adrenalina, viene prodotto in modo supplementare. Se noi utilizziamo le forze per metterci in fuga o per lottare, l’organismo non avrà danno, al contrario se la paura, l’ansia persiste essa provocherà: tachicardia, palpitazioni, sudorazione eccessiva.
Come rimediare a questa situazione?
Riflettiamo. Come e perchè è morta la scimmia più responsabile, colei che si dava da fare proprio per non soffrire?



La risposta è semplice e difficile insieme. Di fronte alla realtà le sarebbe bastato assumere lo stesso atteggiamento mentale neutro della compagna, e sarebbe sfuggita alla morte. Crearsi delle preoccupazioni non le ha fatto risparmiare neppure una scossa elettrica.

Se leggiamo bene, capiamo che c’è un unico rimedio specifico: eliminare le emozioni negative suscitando delle emozioni contrarie positive.

Semplice a dirsi! Certo all’inizio  sarà difficile renderci conto di quanto sia inutile prendersela e forse i risultati  tarderanno a venire, ma noi possiamo agire per modificare le emozioni , cioè agire sul corpo perchè sappiamo che l’interazione fra fisico e psiche agisce nei due sensi.


foto di eleonora casula ne è vietata la riproduzione per info: yellowflate@gmail.comRifugiamoci
in una stanza isolata, silenziosa, sediamoci in una posizione comoda, o se sappiamo in Siddhasana, posizione del loto semplice: la spina dorsale ben dritta, la testa bene in equilibrio, le mani in grembo, le palme girate verso l’alto. Rilassiamoci il più possibile lasciamo ricadere le nostre spalle, respiriamo profondamente, con le palpebre abbassate.

L‘oppressione si scioglie come la neve.

 

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