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Il consumo di alcol spegne ciò che ci rende Sapiens

I danni derivanti dal consumo di alcol sono numerosi e possono riguardare diversi organi dell'organismo. Il cervello può esserne colpito in maniera irreversibile nelle zone deputate alla memoria, all'orientamento e anche alle facoltà dell'autocontrollo.

di Rosy Matrangolo

22 Aprile 2021

L’etanolo brucia i neuroni deputati alla memoria, all’orientamento e al controllo superiore.Memoria e senso dell’orientamento, ma anche pensiero razionale e discernimento, ovvero ciò che ci rende Sapiens. I danni da consumo di alcol intaccano (anche) le facoltà del nostro cervello preposte ad affrontare l’età adulta inchiodando l’individuo a una condizione di “eterno adolescente”. Come è possibile?

Soprattutto nell’età dello sviluppo e nei giovani, l’etanolo non elaborato da un sistema enzimatico non ancora completamente sviluppato circola liberamente nell’organismo fino a danneggiare una regione cerebrale in piena fase di crescita, la corteccia prefrontale che, in connessione all’amigdala, organizza, pianifica e programma le reazioni da parte del cervello permettendoci di controllare gli impulsi e le risposte più emotive. L’alcol contenuto nelle bevande alcoliche è una molecola con proprietà di detergenza, un solvente nei riguardi dei grassi che è attirato dai fosfolipidi delle membrane cellulari determinando la perdita di stabilità e la morte dei neuroni. Una perdita irreversibile di componenti fondamentali dell’agire umano adulto che fornisce la misura (oggettivata dalle risonanze magnetiche funzionali del cervello e dalle
batterie neuropsicologiche) di quanto sia pericoloso consumare bevande alcoliche in giovane età e come alcune abitudini sociali stiano gravemente influendo sulle capacità cognitive dei ragazzi (e non solo).

 

Ne parliamo con Emanuele Scafato, direttore del centro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Ricerca e la  Promozione della Salute sull’Alcol e le problematiche Alcolcorrelate; direttore dell’Osservatorio nazionale Alcol, Centro  nazionale Dipendenze e doping dell’Istituto superiore di Sanità; presidente della Società italiana di Alcologia e  vicepresidente della Federazione europea delle Società Scientifiche sulle Dipendenze (Eufas) ed editor per la Fondazione Umberto Veronesi.

 

Il consumo di alcol in Italia in cifre

Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istituto superiore di sanità in Italia ci sono circa 35 milioni di consumatori di bevande alcoliche di cui circa 8 milioni sono consumatori a rischio. Tra i minorenni, 800 mila i bevitori.
“Si tratta di stime importanti e da rivedere al rialzo – premette Scafato -. Circa i consumi nel 2020, in piena pandemia,  abbiamo potuto appurare in una survey europea che dei 32 Stati membri analizzati, i consumi hanno subito variazioni al ribasso tranne in UK e Irlanda a causa del fenomeno del binge drinking. In Italia, però, come Istituto superiore della sanità abbiamo constatato che il consumo alcolico si è ridotto tra i consumatori moderati, mentre contestualmente abbiamo registrato un aumento del 67% tra i consumatori già a rischio. I dati sono confermati dai dati BES – Multiscopo dell’ISTAT che abbiamo rielaborato e che mostrano un incremento dei consumatori a rischio in Italia nel corso del 2020  per tutte le fasce di età, fatta eccezione per quella dei minori che evidentemente non hanno potuto violare il divieto di acquisto di bevande alcoliche a causa dei vari lockdown e regolamentazioni di scopo poste in essere a causa della pandemia. L’incremento percentuale dell’home delivery di vini, birre e superalcolici è stato del 400% durante il primo lockdown mentre i più recenti dati di Idealo parlano di incremento di circa il 200% delle vendite online tra i 18-24 anni che consentono anche ai minori di aggirare il divieto di vendita ai minorenni sugli e-commerce. Questa esplosione di richieste avviene da tablet e smartphone: i ragazzi hanno capito che questo canale di vendita è meno controllabile, la merce arriva in tempo reale, in forma anonima e comodamente a casa, ripercorrendo esattamente le dinamiche messe in atto per altre sostanze illegali acquistate sul dark-web.

Finalità condivisa: lo sballo, anche social, purtroppo verificato ovunque nel corso del lockdown. L’organizzazione mondiale della sanità ha stimato per l’Italia nel lontano 2010 che i costi sociali e sanitari del consumo di alcol ammontino a 25 miliardi di euro all’anno. Cifra ampiamente superata nel tempo e soprattutto ora che il rischio corre online, anche la prevenzione dovrebbe essere online”.

 

Consumo di alcol e rischi per la salute

“Metabolizziamo non più di 6 grammi di alcol puro l’ora – spiega il referente dell’Iss -. Un bicchiere di vino, ad esempio, contiene mediamente 12 grammi di alcol e, dunque, occorrono circa 2 ore per smaltire questa quantità. A interferire su questa tempistica ci sono:

  • Peso corporeo: una persona robusta riesce a “diluire” più velocemente l’alcol attraverso i liquidi, l’acqua corporea e la massa adiposa;
  • Sesso: le donne hanno vulnerabilità maggiore in quanto il sistema di smaltimento enzimatico ha un’efficienza dimezzata rispetto a quello dell’uomo;
  • Stomaco pieno o vuoto: a stomaco vuoto assorbiamo immediatamente l’alcol che circola così com’è nell’organismo mentre uno stomaco pieno tampona in parte l’assorbimento.

Quando beviamo un secondo bicchiere di vino a meno di un’ora di distanza dal primo, la quantità di alcol puro in circolo diventa di almeno 18 grammi che, non metabolizzati, sono attirati dalle cellule ricche di grassi del nostro corpo e la maggiore concentrazione di grassi si trova nel cervello, soprattutto in quello dei giovani. Bere velocemente quantità di alcol eccedenti la capacità di smaltimento del fegato, come avviene comunemente nella pratica del binge drinking, causa
intossicazione e un danneggiamento di zone superspecializzate del cervello quali l’ippocampo, deputato alla memoria e all’orientamento visu-spaziale determinando riduzione di capacità cognitive rilevanti in termini di deficit di memoria e della capacità di sapersi orientare nello spazio: comprendere questo meccanismo d’intossicazione spesso ricorrente nel fine settimana, che porta ogni anno almeno a 48.000 persone a ricorrere al Pronto Soccorso e tra questi il 17% con un’età inferiore ai 14 anni, fa comprendere la necessità e l’urgenza di interventi che oggi mancano e che si impongono per innalzare la consapevolezza individuale e collettiva sul perché l’alcol sia una sostanza tossica e in grado di indurre dipendenza. I nostri giovani sono una ‘generazione chimica’ che usa l’alcol e sempre più spesso cannabis per raggiungere euforia e disinibizione per eccitarsi come gli energy drink e cocaina o droghe sintetiche per contrastare gli effetti “down”, di depressione. Proprio a causa di questa intenzionalità nel voler raggiungere effetti desiderati di eccitazione si innesta il fenomeno della “tolleranza”: per raggiungere
lo “sballo” l’organismo chiede, ogni volta successiva, una quantità anche doppia di alcol fino a entrare in una spirale di consumo a rischio che causa danni irreversibili.

 

I danni irreversibili riguardano soprattutto le cellule più specializzate: se danneggiamo l’ippocampo quelle cellule non si svilupperanno più perché quell’organo deputato alla memoria e all’orientamento si sviluppa in un momento preciso della crescita. L’alcol, inoltre, agisce a livello di DNA e inibisce la riparazione delle parti danneggiate anche nelle cellule staminali. Danneggiando queste ultime si comprende il perché sia plausibile l’incrementata incidenza di cancro in qualsiasi parte dell’organismo, come ad esempio si osserva nel cancro del seno nella donna”.

 

Linee guida e Indicazioni sul consumo di alcol

“L’Ente italiano di ricerca agroalimentare CREA ha approvato nel 2019 un dossier che contiene indicazioni sulle quantità di alcol (unità alcoliche) da non superare riassumibili in 0,1,2:

  • 0: 0 bicchieri di alcol sotto i 18 anni perché il sistema enzimatico non è maturo ed efficiente come nell’adulto: l’;alcol consumato va a finire direttamente nel sangue con incremento rischio di essere causa di oltre 200 malattie e 14 tipi di cancro ma sicuramente di prima causa di morte tra i giovani che lo usano alla guida.
  • 1: 1 bicchiere da non superare al giorno per le donne in quanto il sistema per l’alcol deidrogenasi ha un’efficienza pari al 50% rispetto all’uomo. Le donne, inoltre, hanno più organi sensibili. È stata accertata una correlazione diretta tra consumo di alcol e rischio di cancro della mammella, secondo una relazione lineare crescente che parte da zero: ogni 10 grammi di alcol il rischio aumenta del 7% e la donna vede aumentare del 27 % il rischio di una neoplasia maligna già con il secondo bicchiere di una qualunque bevanda alcolica che sollecita i recettori nel tessuto mammario a produrre estrogeni che agiscono sulla trasformazione di lesioni benigne molto frequenti nelle giovani donne.
  • 1: 1 bicchiere al massimo al giorno e la misura da non superare anche per gli over 65 in quanto con l’età si perde l’alcoldeidrogenasi e la capacità di metabolizzare l’etanolo. A questo vanno aggiunte le patologie e l’assunzione di farmaci che controindicano il consumo di alcol e aumentano i rischi di potenziamento dell’alcol e/o dei principi attivi di gran parte delle più comuni medicine assunte. L’alcol non essendo più adeguatamente metabolizzato circola più liberamente nell’anziano ed è causa d’incrementato rischio d’ incidenti domestici e stradali.
  • 2: 2 bicchieri al massimo al giorno per l’uomo adulto che non presenti controindicazioni. Il Codice europeo per la prevenzione al cancro, però, è chiaro. Se parliamo di prevenzione il rischio zero si ha solo con consumo zero. Anche l’OMS ribadisce che non esistono livelli sicuri di consumo alcolico. Molti pensano che le linee guida siano raccomandazioni. Non si può raccomandare il consumo di bevande alcoliche e il vino è stato eliminato dalle piramidi nutrizionali: l’etanolo è infatti una molecola di interesse nutrizionale ma non è un nutriente, è un antinutriente, è un cancerogeno in grado di dare dipendenza.

I messaggi sul bere responsabile non hanno alcuna efficacia e sono fuorvianti soprattutto per i giovani che sino ai 25 anni non hanno maturato la piena capacità cognitiva razionale di comprensione di cosa si intenda per responsabilità non avendo peraltro maturato la tappa dello sviluppo evolutivo cerebrale che li rende idonei all’identificazione e alla percezione adeguata del rischio e alla necessaria capacità di controllo tipico della cognitività adulta in divenire in un minore”.

 

Cervello e dipendenza di alcol

“Il cervello entra in gioco anche nel meccanismo di dipendenza – aggiunge Emanuele Scafato -: il cervello ha la maturazione cognitiva, anche in senso razionale, che si esprime tra i 12 e 25 anni. Questo processo avviene sia in volume, ossia moltiplica la quantità di neuroni e le connessioni nervose, ma si sviluppa anche parti nuove come la corteccia prefrontale, che si trova indicativamente sopra gli occhi. Questa corteccia ci rende razionali e Sapiens, lì risiede la capacità di controllo, programmazione, percezione del rischio. I giovani usano le parti laterali del cervello, quelle deputate all’emotività e all’impulsività e tra i 12 e 25 anni il “pruning”, la trasformazione cerebrale in senso razionale è messa
in pericolo dall’alcol che interferisce con la maturazione; tutto l’alcol che si consuma in adolescenza finisce nel futuro cognitivo della persona e cristallizza la persona in una modalità cognitiva tipicamente adolescenziale. Inoltre, prima si comincia a bere e maggiore è la probabilità di dipendenza.
Generalmente si beve perché si prova una sensazione di piacere nella corteccia prefrontale e nell’amigdala, la zona deputata al circuito del piacere. L’alcol assorbito stimola la liberazione di endorfine ma se abbiamo una buona capacità di controllo prevalente, il problema della dipendenza è trascurabile perché la persona riesce a capire quando è il momento di smettere.

Molte persone però perdono questa capacità di controllo, soprattutto se hanno iniziato presto ad assumere alcol: con il processo del rewarding, più mi gratifico e più voglio bere. Anche fenomeni come l’eyeballing (assumere alcol attraverso gli occhi affinché arrivi più velocemente al cervello) sono preoccupanti in questa ottica. I corsi di identificazione precoce e intervento breve che come Osservatorio Nazionale Alcol organizziamo per il SSN sono stati ridotti tantissimo nell’ultimo anno a causa della pandemia, con conseguenze gravi per la rete di assistenza sul territorio. Di questo tema abbiamo presentato un documento in audizione alla Camera dei deputati chiedendo l’obbligatorietà della formazione specifica per i medici e i professionisti della salute perché come conseguenza del lockdown è esploso il numero di persone con problemi da uso di alcol. Una circostanza che richiede riorganizzazione dei servizi come di gran parte di quelli assistenziali sanitari che dovranno far fronte a milioni di pazienti cronici e acuti in Italia in attesa di una diagnosi, un intervento, una
cura”.

 



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