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Marijuana e cervello: effetti e alterazioni nell’adolescenza

Marijuana e cervello: l''utilizzo della marijuana nell’adolescenza può determinare danni permanenti e una maggiore predisposizione alle diverse dipendenze.

di Marcella Aliberti

25 Marzo 2019





È recente la notizia che un gruppo di ricercatori dell’Università del Vermont, guidati dal neuroscienziato Hugh Caravan, ha analizzato con tecniche di imaging cerebrale il cervello di 46 quattordicenni europei, che avevano ammesso di avere un consumo abituale di cannabis.

Lo scopo dello studio è quello di verificare le interazioni tra marijuana e cervello.

 

È fatto noto che la marijuana è una droga ottenuta dalle foglie essiccate della canapa indiana, una pianta tipica dell’America Latina.

 

Marijuana e cervello: effetti e alterazioni nell'adolescenza

Fonte immagine 123RF con licenza d’uso

 

Marijuana e cervello, cos’è la prima e come incide sul secondo?

 

Le foglie modificano la loro composizione attraverso il processo di essiccazione e scatenano un principio attivo: il tetraidrocannabinolo (Thc) con concentrazioni comprese tra l’0,5 e il 20% .  Qualora le foglie di marijuana vengano fumate il Thc va ad influenzare la funzione di alcune aree cerebrali, generando una sensazione di ilarità e benessere. Ecco spiegata la correlazione biochimica che si instaura tra marijuana e cervello quando viene utilizzata.

 

Lo studio di Garavan, che è stato pubblicato sul Journal of Neuroscience, si occupa proprio di analizzare le connessioni tra assunzione di marijuana e modifiche delle funzioni cerebrali, evidenziando le eventuali alterazioni, generate dall’aumento di volume di alcune aree del cervello dei 46 adolescenti presi come campione.

 

La scoperta è di una portata notevole, perché lo studioso ha messo a fuoco che, indipendentemente da altre variabili quali sesso, stato sociale o consumo di altre sostanze, un consumo abituale di marijuana genera un’alterazione del volume dell’amigdala.

 

Marijuana e cervello, il ruolo dell’amigdala?

 



L’amigdala, o corpo amigdaloideo, è una ghiandola del cervello che gestisce le emozionie in particolar modo la paura[1]. A livello anatomico scientifico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse, di sostanza grigia facente parte del sistema limbico, posto sopra il tronco cerebrale.

(Citazione da Wikipedia)

 

Sempre secondo Garavan l’uso abituale di marijuana altera anche l’ippocampo, una parte del cervello, che si trova nella regione interna del lobo temporale che ha una funzione fondamentale per la  formazione delle memorie esplicite (dichiarativa e semantica) nonché nella trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine ed infine nella navigazione spaziale.

 

Garavan e il suo gruppo di studio non sono gli unici ad essersi occupati di queste alterazioni.

 

Già nel 2014 un gruppo di ricerca del Center for Brain Health dell’Università del Texas mise a confronto 48 adulti consumatori (tre spinelli al giorno)  con 62 non consumatori. Lo studio evidenziò, grazie anche all’utilizzo di esami diagnostici come le risonanze magnetiche, che nei consumatori cronici di marijuana  si riscontrava un un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai volontari di controllo.

 

Non è facile capire perché ciò avviene, in quale relazione biochimica entrino marijuana e cervello . E nonostante gli sforzi di tutti questi professionisti su questo  argomento ne sappiamo ancora troppo poco.

 

Lo psichiatra Garavan ha aggiunto un nuovo tassello. Ha collegato l’uso abituale di questa droga alle possibili conseguenze del suo utilizzo in un periodo tanto delicato quale è l’adolescenza. In questa fase della vita infatti il cervello si riorganizza su nuove connessioni, cercando di non perdere le vecchie. Tutto ciò è necessario per un corretto sviluppo neurobiologico.

 

Quindi nonostante non siano ancora chiari tutti i meccanismi, quello su cui  Garavan e anche i suoi predecessori non nutrono alcun dubbio  è che l’utilizzo della marijuana nell’adolescenza può determinare danni permanenti e una maggiore predisposizione alle dipendenze.

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