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Una filosofia di vita: il Karate

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); “… Circondato da cento nemici, come farai a vincere senza arrenderti e senza combattere ? …” (Koan Zen del monaco Ryozan)   Nato come arte marziale per il combattimento e l’autodifesa, negli ultimi anni il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in ricerca di equilibrio, in insegnamento ...

di Redazione

07 Aprile 2011





“… Circondato da cento nemici, come farai a vincere senza

arrenderti e senza combattere ? …” (Koan Zen del monaco Ryozan)

 

M. Gichin Funakoshi fondatore del karate moderno

M. Gichin Funakoshi fondatore del karate moderno

Nato come arte marziale per il combattimento e l’autodifesa, negli ultimi anni il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in ricerca di equilibrio, in insegnamento a “combattere senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita.

Questa arte marziale, oggi è ampliamente praticata come sport: un gioco interessante sia per i praticanti che per gli spettatori.  Nel karate sportivo non è consentito colpire effettivamente o dare dei calci “veramente” all’avversario;  se lo faceste, potreste ferirlo seriamente.

Con l’esercizio, sarete capaci di fermarvi un attimo prima di colpire il vostro avversario. Naturalmente, questi farà del suo meglio per parare i vostri colpi, come voi cercherete di parare i suoi. In un certo senso, si tratta di un confronto di capacità offensive. Cioè il primo che schiva la difesa dell’altro segna il punto.

Sensei Pinuccio Caviglia

Ragazzi, ragazze e persone più anziane possono partecipare al gioco tranquillamente, se le regole dello sport sono correttamente osservate. Una persona che pratica il karate è chiamata << karateka >> . Un buon karateka non si arrabbia mai, né assume atteggiamenti antisportivi. Mostra sempre rispetto per i diritti degli altri.

Prima di iniziare qualunque sessione di allenamento, è necessario riscaldare i muscoli. A tale fine serve qualsiasi esercizio fisico: piegamenti e distensioni sia delle braccia che delle gambe necessari a sciogliere i muscoli, ma anche a tenere in forma il corpo.

Ora siete pronti per entrare sul tatami, materasso di origine giapponese, di colore verde o rosso, che viene disposto anche per delimitare le aree di gara durante le competizioni agonistiche. Attenzione,  non entrate nel tatami   prima di aver salutato il maestro (sensei) con il consueto Osu.

Osu, oss, lo si sente dire piano, come anche in tono energico, volendo significare più cose che vanno dal saluto, al commiato, al grazie o ad un segno di comprensione durante la spiegazione del maestro.  Non importa come o quando viene detto, tuttavia osu afferma una delle lezioni più importanti del karate e della vita.  E’  un impegno morale a far sempre del proprio meglio; è idea di perseveranza dei giapponesi e comprende quindi il rimanere in silenzio anche se il cuore viene passato da una lama.



dojo del maestro Domenico Tronci

Il maestro insegna ”tenete una posizione forte e un buon equilibrio e non dimenticate che il centro dell’equilibrio del corpo è situato appena sotto l’ombelico.”

Molte ore di esercizio saranno necessarie prima di essere veramente capaci di passare rapidamente da una tecnica all’altra, conservando nello stesso tempo un buon equilibrio e una forte difesa.  L’abilità di passare fluidamente da una posizione ad  un’altra dipende in larga misura da buone pose e da un buon equilibrio. La parte superiore del corpo deve rimanere diritta, la gamba di sostegno essere ben piazzata solidamente sul terreno.

Gli allievi più piccoli impareranno a conoscersi, a percepire le varie parti del

dojo del maestro Domenico Tronci

loro corpo, ad individuare le stesse componenti corporee nei loro simili ed attraverso il movimento, nelle varie direzioni, a percepire gli elementi dello spazio che li circondano, ad apprendere in modo semplice le varie forme geometriche, a strutturare il reale fino ad imparare ad orientarsi.

Per il karateka di giovane età questa arte marziale sarà un divertente mezzo di conoscenza, oltre che un corretto ed equilibrato esercizio fisico.

La consapevolezza delle proprie risorse, l’accettazione dei propri limiti, il desiderio di migliorarli accettando l’insegnamento di chi ha maggiore
esperienza, la capacità di mettersi in gioco nell’affrontare le difficoltà, rappresentano obiettivi che ogni genitore vorrebbe vedere raggiunti dai propri figli.

La disciplina sportiva,  in questo caso il karate tradizionale, diventa la metafora del vivere; la  palestra dove si consuma, solo in modo figurato, il rito del combattimento, diventa il luogo dove si apprende che affrontare il prossimo significa prima di tutto rispettarlo, comprenderlo e accettarlo.

 

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