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Artrite Reumatoide, Scoperto Cosa Fa Da Miccia Per L’Infiammazione Distruttiva

Un importante studio che apre anche nuove prospettive terapeutiche per i malati. Una scoperta notevole perché sarà possibile...

di Fabiana Cipro

22 Ottobre 2016





Chi soffre di Artrite Reumatoide, o ha una persona cara che è affetta da questo tipo di patologia, sa bene di cosa stiamo parlando. E’ una malattia che colpisce prevalentemente le articolazioni, dà forti dolori e, spesso, è accompagnata da deformazione dell’arto che può portare all’inattività permanente della parte colpita. In Italia ne soffrono circa 400.000 persone di cui 5000 in forma grave.

artrite reumatoide

Ma oggi, come ci fa sapere CattolicaNews.it, è stato fatto uno studio su questo disturbo e i risultati sono molto incoraggianti. Si tratta di una molecola molto piccola che fa da miccia attivando la sintesi di anticorpi nocivi nell’organismo dei pazienti e amplifica processi infiammatori patologici. La ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero della prestigiosa rivista “Nature Communications”.

artrite reumatoide

Gli autori dell’importante studio, che apre anche nuove prospettive terapeutiche per i malati, sono ricercatori della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. Si tratta di una molecola chiamata microRNA155 e gli studiosi, grazie alla collaborazione con colleghi dell’Università di Glasgow, hanno testato con successo un potenziale “farmaco” per disinnescare questa miccia.

 

La scoperta è frutto del lavoro dei reumatologi Stefano Alivernini e Barbara Tolusso coordinati da Gianfranco Ferraccioli, docente di Reumatologia alla Cattolica e direttore del Polo di Scienze Reumatologiche, Dermatologiche, Immuno-Allergologiche, Urologiche e Nefrologiche del Policlinico A. Gemelli.



 

In questa ricerca, che è il proseguimento di studi su specifiche sottopopolazioni delle B cellule, si è cercato di comprendere come vengono attivate le cellule immunitarie B, ovvero quelle che producono gli autoanticorpi e come sia possibile frenarle, evitando dunque la produzione di autoanticorpi e i processi infiammatori deleteri che da essi conseguono.

 

Studiando campioni biologici di oltre 60 pazienti, gli esperti hanno scoperto che la “chiave di volta” della malattia è il micro-RNA155 (miR155): hanno visto che questa molecola è in grado di attivare le cellule B di memoria (oltre ai monociti-macrofagi) e farle divenire patogene. Inoltre gli scienziati hanno scoperto che miR155 è a sua volta attivato da altre molecole infiammatorie, come CD40L, IL6, BAFF, IL21.

 

E non è tutto, i ricercatori hanno anche dimostrato che, quando presente in eccesso, questo microRNA riduce l’espressione (presenza) di una importante molecola anti-infiammatoria chiamata Pu-1. Ridurre l’espressione di Pu-1 significa aumentare l’infiammazione.

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Infine gli scienziati hanno visto che bloccando miR155 attraverso una molecola specifica, fornita dai ricercatori dell’Università di Glasgow, è possibile spegnere l’infiammazione determinando l’aumento di Pu-1, che è, appunto, un potente inibitore dell’ infiammazione.

 

«Il lavoro è durato cinque anni e ha richiesto lo studio di vari campioni (oltre a cellule del sangue e cellule del liquido articolare) di cellule del tessuto sinoviale ottenuti attraverso biopsie sinoviali mirate, e la collaborazione di oltre 60 pazienti che hanno acconsentito a essere studiati nel tempo, prima e durante le terapie» afferma il professor Ferraccioli.

 

«La scoperta di questa possibile via di controllo della malattia apre nuovissime prospettive terapeutiche e soprattutto insegna che il controllo dell’infiammazione prodotta dalle cellule B che producono gli autoanticorpi nocivi – conclude il reumatologo dell’Università Cattolica Ferraccioli – è realmente possibile senza usare farmaci o chemioterapici che abbattono le cellule B».

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