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Prendersi Cura degli Altri Dimenticando Se Stessi, Cos’è la Sindrome di Wendy?

La sindrome che prende il nome da Wendy Darling, il personaggio immaginario nato dalla penna di James M. Barrie, autore di Peter Pan.

di Daniele Lisi

02 Settembre 2016





Sindrome di WendyPrendersi Cura degli Altri Dimenticando Se Stessi, è la Sindrome di Wendy, sindrome che prende il nome da Wendy Darling, il personaggio immaginario nato dalla penna di James M. Barrie, che si prendeva cura di un Peter Pan che non voleva crescere e che quindi rifuggiva tutte le responsabilità di adulto, trascurando  se stessa. Se da un lato gli uomini con la sindrome di Peter Pan sono immaturi, sempre bambini, ma non giovani che è tutta un’altra cosa, le persone con la sindrome di Wendy, che poi sono principalmente le donne, sono eccessivamente responsabili nei confronti degli altri, se ne curano quasi maniacalmente, dimenticandosi di se stesse, trascurandosi, perché dedicano tutte le loro attenzioni, le loro energie, alla cura del partner di turno, dei figli degli amici. Non è detto poi che non possano esistere anche degli uomini con la sindrome di Wendy, anche se si tratta di casi assai meno frequenti. Che le madri in particolare si preoccupino, si prodighino e si curino dei figli è più che naturale, tuttavia non bisogna esagerare, perché altrimenti ci si potrebbe dimenticare di se stesse, con i rischi che un simile atteggiamento comporta.

Ma chi sono i soggetti con la sindrome di Wendy? Sono in particolare le donne che, come detto in precedenza, sentono il bisogno quasi ossessivo di prendersi cura degli altri, perché solo in questo modo si sentono realizzate, appagate. Danno importanza ai problemi e alle necessità degli altri, trascurando le proprie, quasi annullandosi, anche se ciò in qualche modo le soddisfa, le rende felici. Si trovano perfettamente a loro agio con un partner con la sindrome di Peter Pan in quanto se ne possono prendere cura completamente, partner che sono ben felici di lasciare tutte le responsabilità alla propria compagna.



WendyPer le persone con la sindrome di Wendy il più grande timore è quello di non avere nessuno di cui curarsi, di perdere la persona oggetto delle proprie cure, in quel caso non saprebbero cosa fare, sarebbero infelici, perché il prendersi cura degli altri le completa, le soddisfa pienamente, le fa sentire indispensabili, importanti. Il rischio è che, ad un certo punto della loro esistenza, si rendano conto che, in definitiva, danno tanto in cambio di poco o niente, e questo potrebbe farle sentire sottovalutate, frustrate e farle cadere in una forma di depressione anche severa, dalla quale poi sarebbe abbastanza complicato uscire.

Per fortuna la sindrome di Wendy è facilmente risolvibile, la si può affrintare con successo, ma per far sì che ciò avvenga è necessario innanzi tutto rendersi conto del problema, capire che si dà agli altri più del dovuto, o meglio, che è possibile certamente occuparsi degli altri, del Peter Pan di turno, senza tuttavia trascurare se stesse, perché se si ha piacere a curare gli altri, lo stesso piacere lo si sentirà quando ci si cura di se stessi. È necessario, come per tutte le cose della vita, usare il buon senso, fare in modo che non si venga a determinare un rapporto di forze, diciamo così, non equilibrato.

Se si dà tutto agli altri, si corre il rischio di rimanere vuoti, senza forze, e alla fine prevarrà l’insoddisfazione. Bisogna, in Sindrome di Wendyparticolare nei rapporti familiari, cercare di fare in modo che tutti siano in grado, all’occorrenza, di pensare a se stessi e agli altri, perché nel malaugurato caso in cui la Wendy di turno dovesse venire a mancare, o si trovasse nella improvvisa condizione di non poter più badare, non solo agli altri, ma nemmeno a se stessa, si verrebbe a determinare una situazione drammatica. Se la Wendy di turno cade, viene a mancare, anche gli altri cadono e avranno delle serie difficoltà ad affrontare la vita.

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