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Scoperta sensazionale, dopo la morte (e per diversi giorni) succede che…

Un certo numero di geni dei pesci e delle cavie da laboratorio continuano a restare accesi per diversi giorni dopo la morte, con un record di ben 4 giorni rilevato per i pesci.

di Daniele Lisi

06 Luglio 2016





DNAScoperta sensazionale, dopo la morte (e per diversi giorni) succede che alcuni geni, circa un migliaio, almeno questo è il numero di quelli individuati fino ad ora, restano vivi e attivi, accesi secondo quanto riferiscono i ricercatori, per un certo periodo di tempo, anche qualche giorno. A parte eventuali altri implicazioni che questa scoperta potrebbe comportare e che vedremo più avanti, cosa vuol dire questo per il soggetto che passa a miglior vita? Questo ovviamente nessuno lo sa, probabilmente nulla, nessuno è tornato dal regno delle ombre per riferire la sua esperienza, senza prendere in considerazione quanto raccontato da alcuni che si sono risvegliati dopo un arresto cardiaco o una morte apparente, situazioni che sono ben diverse da quanto rilevato dalla scoperta in oggetto. Uno studio condotto dai ricercatori delle Università di Washington e di Seattle, pubblicato sul sito BioRxiv, ha evidenziato come un certo numero di geni dei pesci e delle cavie da laboratorio continuassero a restare accesi per diversi giorni dopo la morte, con un record di ben 4 giorni rilevato per i pesci. Una parte quindi di questi essere viventi oggetto dello studio continuava ad avere una attività quasi normale anche diverse ore dopo il decesso.

Una scoperta ritenuta molto interessante in quanto apre nuovi scenari nella gestione dei trapianti e nella possibilità di dare un arma in più agli investigatori forensi per stabilire con maggior esattezza l’orario della morte. Almeno queste, nell’immediato, sono le principali implicazioni che al momento sono venute in mente ai ricercatori, salvo poi trovare altri campi in cui potrà essere possibile sfruttare tale scoperta. Anche se al momento la ricerca ha preso in considerazione solo alcuni esseri viventi normalmente allevati in laboratorio, tutto lascia supporre che lo stesso avvenga anche negli umani e negli altri esseri viventi.



RicercaMa di quali geni si tratta? Come detto in precedenza sono un migliaio a restare accesi dopo la morte, alcuni di questi addirittura riprendono la loro attività una volta che si verifica il decesso, come accade per alcuni geni che sono coinvolti nello sviluppo dell’embrione e che poi restano inattivi, dormienti, per tutta la vita salvo poi risvegliarsi dopo la morte, quasi un estremo loro tentativo di risvegliare un organismo che ormai non è più in vita, di ridare una nuova possibilità ad un corpo ormai non più in grado di svolgere le sue funzioni vitali.

A restare accesi sono anche altri geni che svolgono attività necessarie in caso di emergenza, come quelli che gestiscono il sistema immunitario accendendolo al momento del bisogno, insomma sembra appunto che l’organismo non voglia cessare di vivere, e quindi una parte di esso cerca di fare qualcosa per invertire uno stato di cose che purtroppo, allo stato attuale delle conoscenze, è irreversibile. E ancora, restano attivi anche altri geni che sono coinvolti nella formazione dei tumori, insomma una scoperta che potrebbe risultare utile, secondo i ricercatori, in due particolari casi, almeno allo stato attuale delle conoscenze, ovvero i trapianti e le indagini forensi.

Questa scoperta infatti potrebbe risultare molto utile per i trapianti, ovvero potrebbe addirittura allungare i tempi, attualmente molto stretti, di conservazione degli organi espiantati destinati a salvare altre vite oppure anche a stabilire la Vita dopo la vorte?bontà di un trapianto appena realizzato, o ancora, cercare di ridurre il rischio, che attualmente è molto concreto, che corrono i trapiantati di sviluppare un tumore. Altra applicazione legata alla scoperta potrebbe essere quella di mettere a disposizione dei medici legali e degli investigatori forensi un ulteriore strumento per determinare con esattezza l’ora del decesso delle vittime. Ciò non toglie che in un futuro più o meno prossimo possa essere possibile sfruttare questa scoperta anche in altro modo, semmai per risvegliare un organismo ormai non più in vita. Ma forse questa è solo fantascienza, o forse no?

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