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Guarire dal Cancro, Vaccino Pronto per la Sperimentazione Umana

Per avere dei risultati attendibili che possano anche essere considerati definitivi sarà necessario aspettare 12-24 mesi dall’inizio della sperimentazione umana.

di Daniele Lisi

13 Giugno 2016





VaccinoGuarire dal Cancro, Vaccino Pronto per la Sperimentazione Umana che è già iniziata in Inghilterra sotto la supervisione di un gruppo di studiosi del King.s Coolege di Londra. Dopo una fase di ricerca su cavie da laboratorio che ha dato dei risultati che gli stessi ricercatori definiscono molto più che incoraggianti, si sta passando alla sperimentazione umana su pazienti con la malattia in stato avanzato. Infatti il vaccino non funziona come i normali vaccini che tutti conoscono, ovvero non si tratta di prevenire la malattia, bensì di curarla anche se già si è sviluppata. Il vaccino in questione è frutto di una ricerca condotta in alcuni laboratori del Regno Unito e se la sperimentazione umana dovesse dare dei risultati soddisfacenti, cosa che tutti si augurano, potrebbe rappresentare finalmente un passo fondamentale nella lotta contro i tumori, lotta che fino ad oggi ha riportato qualche successo, ma non ancora tale da considerarla finalmente vinta. Oggi, rispetto a 30 anni fa, è possibile anche guarire dal cancro sempre se diagnosticato in fase iniziale, così come è aumentata anche l’aspettativa di vita per molte forme di tumore, tuttavia vi è sempre il rischio che la malattia si ripresenti o che non la si possa diagnosticare in tempo utile.

Con questo nuovo approccio terapeutico invece le cose potrebbero andare ben diversamente, sempre che la sperimentazione umana confermi ciò che già è stato possibile osservare in laboratorio. Per avere dei risultati attendibili che possano anche essere considerati definitivi sarà necessario aspettare 12-24 mesi dall’inizio della sperimentazione umana, perché è necessario valutare i benefici di questo trattamento ed eventuali effetti collaterali che, in teoria, potrebbero sempre esserci. Il vaccino in questione è stato realizzato con l’intento di far attivare il sistema immunitario per renderlo in grado di distruggere le cellule malate.



RicercaIn linea di massima già il sistema immunitario di ciascun individuo è in grado di proteggere dal cancro, perché si tratta di una malattia come un’altra che viene affrontata dalle difese dell’organismo con uguale efficacia. Tuttavia le cellule cancerogene sono in grado di eludere l’attacco delle difese immunitarie dell’organismo, e una volta che si sono sviluppate e hanno invaso un distretto dell’organismo, il sistema immunitario avrà ben poche probabilità, se non addirittura nulle, di avere un qualche successo. Con il vaccino realizzato nel Regno Unito invece è possibile potenziare le difese immunitarie che non verranno quindi più eluse dalle cellule malate in quanto vengono iniettate nel paziente piccole dosi di antigeni specifici che appuntano attivano le difese dell’organismo.

Questi antigeni possono essere anche diversi a seconda del tipo di cancro da trattare, in quanto si tratta di piccoli frammenti di un enzima presente nelle cellule cancerogene. Questo meccanismo è noto come trascrittasi inversa della telomerasi umana (hTERT), e secondo gli autori della ricerca che ha portato alla realizzazione del vaccino, ciò consentirà di incrementare la produzione di anticorpi specifici da parte del sistema immunitario che si dirigeranno esclusivamente verso le cellule malate distruggendole. Nella fase iniziale della sperimentazione il vaccino verrà combinato con piccole dosi di chemioterapia in modo da stimolare maggiormente le difese immunitarie.

Come detto in precedenza, la sperimentazione umana ha già avuto inizio e uno dei pazienti che hanno accettato di buon grado di sottoporsi a questa nuova terapia è la Ricercatrentacinquenne kelly Potter cui è stato diagnosticato da circa un anno un cancro al collo dell’utero. La paziente, in varie dichiarazioni pubbliche, si è dichiarata entusiasta di partecipare alla ricerca, con la speranza di poter finalmente avere ragione di una malattia che in molte occasioni non lascia molte speranze di successo. Se i risultati della ricerca confermeranno ciò che è già stato possibile osservare in laboratorio, si passerà ad ampliare la base di pazienti coinvolti per giungere finalmente, il prima possibile, alla definizione di un protocollo terapeutico che possa funa volta per tutte avere ragione di questa malattia.

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