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Congestione in Acqua, come riconoscerla e cosa fare se succede

Da piccoli, al mare era necessario aspettare le fatidiche tre ore prima di avvicinarsi nuovamente all’acqua, con la sola eccezione di immergere solo i piedi, ma sempre dopo che fossero trascorse almeno 2 ore e mezza.

di Daniele Lisi

04 Agosto 2015





CongestioneCongestione in Acqua, come riconoscerla e cosa fare se succede, in modo da evitare guai peggiori. Sin da piccoli le mamme hanno educato i propri figli a non fare il bagno subito dopo mangiato, o durante la digestione. Al mare era necessario aspettare le fatidiche tre ore prima di avvicinarsi nuovamente all’acqua, con la sola eccezione di immergere solo un poco i piedi, ma sempre dopo che fossero trascorse almeno 2 ore e mezza. Teoricamente sarebbe possibile fare il bagno anche dopo mangiato, ma questo prima che cominci la digestione, quindi ci si potrebbe immergere in acqua subito dopo aver finito di mangiare, sempre che il pasto sia stato leggero, quasi frugale. Si è utilizzato il condizionale proprio perché comunque si tratta di un comportamento a rischio che è sempre meglio evitare. Altra cosa è mangiare un panino in acqua, per esempio, cosa che fanno anche i nuotatori impegnati nelle lunghe gare di fondo che possono durare anche diverse ore. Ma si tratta di situazioni particolari, così come è del tutto personale, diciamo così, la digestione nel senso che c’è chi potrebbe averla più lenta di altri o più difficile. Meglio quindi rispettare ciò che si è imparato da piccoli.

Ma co sa avviene se ci si immerge dopo aver mangiato, quando il processo digestivo ha già avuto inizio. È evidente che quando si entra in acqua si viene a contatto con un liquido più freddo rispetto alla temperatura corporea che, oltre tutto, durante la digestione è leggermente più alta del normale. Il repentino cambio di temperatura può portare ad un blocco della digestione in quanto il cuore non pomperà più il sangue verso lo stomaco, ma verso gli altri distretti dell’organismo per cercare di contrastare la temperatura esterna. A questo punto cominciano a farsi avvertire i primi sintomi che potenzialmente possono poi arrivare fino ad un arresto cardiaco.



AiutoSi comincia ad avvertire nausea, vomito, mal di stomaco, crampi, sensazione di svenimento perché la pressione sanguigna si abbassa repentinamente, sudorazione fredda e intensa, pallore, debolezza e vertigini, fino ad arrivare anche a perdita di coscienza. Quando ciò accade, se non si è soccorsi per tempo o se non si esce prontamente dall’acqua, proprio a causa della perdita di coscienza è anche possibile annegare. Gli stessi sintomi si possono presentare anche se, durante la fase della digestione, si beve acqua fredda o qualche bibita ghiacciata, cosa che va assolutamente evitata, perché le conseguenze potrebbero essere anche catastrofiche.

La persona colpita da congestione deve essere subito messa in posizione comoda, all’ombra in un luogo ventilato, fatta sdraiare con le gambe sollevate di una ventina di centimetri, per facilitare il reflusso del sangue. Se la persona avverte freddo, va coperta con degli indumenti o con qualcosa che possa in qualche modo farlo sentire più a suo agio, facendo in modo di mantenere caldo in particolar modo lo stomaco così da stimolare la distensione della muscolatura addominale. In attesa dell’arrivo dei soccorsi, che si avrà avuto cura di chiamare prontamente, è possibile  tamponare la fronte e i polsi con acqua a temperatura ambiente.

Se invece si è soli, appena si avvertono i primi sintomi che sono di fatto inequivocabili e si è in acqua, uscire immediatamente, sdraiarsi all’ombra con le gambe sollevate di una ventina di centimetri e coprire lo Soccorsistomaco in modo da riportarlo il più rapidamente possibile alla corretta temperatura. Ovviamente si dovrà anche richiamare l’attenzione di qualcuno per chiedere aiuto, sempre che ciò sia possibile. La cosa migliore resta sempre e comunque la prevenzione, o meglio in questo caso, la prudenza. Mai quindi derogare dalle elementari regole di buon senso e anche dagli insegnamenti avuti quando, da bambini, si era costretti ad aspettare le fatidiche tre ore prima di fare il bagno dopo mangiato.

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