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Cura delle malattie infiammatorie intestinali all’Ospedale Sacco di Milano

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); È operativa la nuova Unità Dipartimentale per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) presso l’Ospedale Universitario Luigi Sacco. Il centro rappresenta un polo all’avanguardia nel trattamento di queste patologie, offrendo ai pazienti le più recenti tecniche diagnostiche e soluzioni terapeutiche, grazie anche ...

di Redazione TuttaSalute.net

24 Marzo 2011





È operativa la nuova Unità Dipartimentale per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) presso l’Ospedale Universitario Luigi Sacco. Il centro rappresenta un polo all’avanguardia nel trattamento di queste patologie, offrendo ai pazienti le più recenti tecniche diagnostiche e soluzioni terapeutiche, grazie anche ad una struttura e un’équipe dedicata.

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) comprendono la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. In Italia ne sono affetti oltre 100.000 pazienti. Si tratta quindi di patologie ritenute ancora relativamente rare, ma la cui frequenza sembra essere in costante aumento, soprattutto nella popolazione in giovane età.

La malattia di Crohn colpisce prevalentemente i giovani nella fascia di età tra i 15 ed i 25 anni. In Italia si stima che presentino la malattia circa 50 persone su 100.000 e che ogni anno si manifestino 4 nuovi casi su 100.000. Nel nostro paese la colite ulcerosa ha invece una prevalenza di 60-70 casi su 100.000 persone, con un’incidenza di 5-6 nuovi casi l’anno ogni 100.000. In Lombardia sono circa 17.000 le persone affette da MICI, con una prevalenza di 173 casi su 100.000[1].

“Il nostro centro tratta una delle più alte casistiche di pazienti affetti da MICI in Italia e in Europa. – commenta Roberto De Franchis, Direttore Generale dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia – L’Ospedale Universitario Luigi Sacco si conferma ancora una volta attento al progresso scientifico e tecnologico, mantenendo la sua eccellenza e rappresentando un punto di riferimento non solo per i pazienti lombardi; circa il 30% delle persone che afferiscono al centro proviene, infatti, da fuori regione”.

A questi pazienti garantiamo percorsi agevolati, fondamentali per una diagnosi ed un trattamento tempestivo. Alla nostra struttura si rivolgono ogni anno circa 4.500 pazienti affetti da MICI (di questi il 50% con malattia di Crohn e il 50% con colite ulcerosa), mentre sono circa 60 i nuovi casi annui. dichiara Sandro Ardizzone, Responsabile Unità Dipartimentale per le Malattie Infiammatorie Croniche IntestinaliDisponiamo anche delle più moderne attrezzature diagnostiche, come la video capsula endoscopica che permette di esplorare tutto l’intestino tenue, identificando la sede di sanguinamenti digestivi di origine oscura e di precisare la diagnosi in pazienti con malattia di Crohn solo sospetta”.

La malattia di Crohn generalmente progredisce in maniera lenta e può rimanere non diagnosticata a lungo. Spesso la diagnosi può subire anche un ritardo di uno o due anni rispetto alla comparsa dei primi sintomi e, a volte, avviene quasi per caso nel corso di un intervento chirurgico.



L’endoscopia è essenziale sia per effettuare la prima diagnosi che per monitorare l’evoluzione della malattia. – aggiunge Gianpiero Manes, Responsabile Unità Dipartimentale Endoscopia Digestiva Diagnostica e Terapeutica Questa tecnica può essere usata anche a scopo terapeutico: nel corso della loro vita i pazienti sviluppano delle complicanze come le stenosi che possono essere trattate per via endoscopica. In particolare le stenosi possono essere dilatate, si possono iniettare al loro interno dei farmaci, come i cortisonici, o applicare delle protesi come gli stent. Ciò ci consente di ridurre la necessità di interventi chirurgici veri e propri.

La riduzione degli interventi in queste patologie è diventato in effetti un obiettivo prioritario per una gestione sempre più accurata di questi pazienti. precisa De FranchisQuesto è possibile anche grazie all’introduzione dei nuovi farmaci biologici, che hanno rivoluzionato la terapia delle MICI, rendendola più efficace con un un forte impatto sulla qualità di vita del paziente”.

Di recente abbiamo inoltre istituito una ‘figura infermieristica’ appositamente dedicata ai pazienti affetti da MICI, che rappresenta un vero e proprio supporto medico e paramedico continua ArdizzoneEssa affianca i medici nella gestione dei protocolli di studi clinici controllati, aiuta ad arruolare il paziente con le caratteristiche richieste, lo segue e lo assiste nella somministrazione dei farmaci. Un altro compito essenziale consiste nel fare da ‘filtro’ tra il paziente in terapia ed il medico, stabilendo se il paziente ha sintomi riferibili alla terapia in corso, agevolando il gastroenterologo nella raccolta di materiali biologici, valutando eventuali polimorfismi o mutazioni genetiche. Negli altri paesi europei tale figura esiste già da tempo, ma in Italia non è stato facile crearla”.

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), note anche con il termine inglese Inflammatory Bowel Disease (IBD), comprendono la Malattia di Crohn e la Colite Ulcerosa.

La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria che può interessare qualsiasi porzione del tratto digestivo e la cui causa è ad oggi ancora sconosciuta. Il processo infiammatorio coinvolge tutti gli strati della parete intestinale e del canale alimentare, con tratti di intestino apparentemente sani tra due tratti ammalati. La malattia è caratterizzata dalla comparsa di lesioni, con un grado di infiammazione variabile.

La colite ulcerosa è caratterizzata dall’infiammazione e dall’ulcerazione degli strati più interni della parete del grosso intestino (intestino crasso), spesso nelle sue parti terminali (retto e sigma);  in rari casi viene interessato l’intestino tenue.

Le MICI hanno un impatto elevato sulla qualità di vita e sul benessere fisico, sociale ed emozionale del paziente. E’ stato stimato, infatti, che le persone affette da queste patologie presentano, ad esempio, un’incidenza di depressione tre volte più elevata rispetto alla popolazione generale.

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