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Lombosciatalgia colpisce la zona lombare fino a glutei, arti inferiori ed anche i piedi. Come affrontarla

Si tratta di un problema molto fastidioso, che può diventare anche serio e richiedere, in casi particolari, anche un intervento di neurochirurgia.

di Daniele Lisi

17 Giugno 2015





LombosciatalgiaLombosciatalgia colpisce la zona lombare fino a glutei, arti inferiori ed anche i piedi. Si tratta di un disturbo assai comune che colpisce indifferentemente i due sessi, quindi senza una prevalenza particolare, e può presentarsi a qualunque età, anche se è più frequente che possa fare la sua comparsa tra i 3o e i 50 anni. Si tratta di un problema molto fastidioso, che può diventare anche serio e richiedere, in casi particolari, anche un intervento neurochirurgico, tuttavia solitamente una volta risolto il problema, la recidiva è assai bassa. Averci a che fare è decisamente poco piacevole in quanto a volte la lombosciatalgia è talmente seria da rendere anche i più semplici movimenti un vero problema. È bene quindi non sottovalutarla perché altrimenti, come detto in precedenza, si potrebbe rendere necessario anche un intervento chirurgico che, come è facile intuire, è sempre meglio evitare. Si tratta di un evento che può presentarsi anche all’improvviso contro il quale la prevenzione non esiste, come invece è possibile fare con tante altre malattie. È necessario fare solo una certa attenzione quando si fanno degli sforzi fisici.

Infatti le sua comparsa è quasi sempre la conseguenza di intensi sforzi fisici o anche di sforzi fisici ripetuti, anche se non particolarmente impegnativi. Altre cause possono essere la presenza di un tumore, una frattura delle vertebre o malformazioni congenite. Si tratta in sostanza di un problema legato alla presenza di un’ernia discale, in sostanza una forte pressione sul disco intervertebrale, una sorta di ammortizzatore posto tra le vertebre, che rompe l’anulus fibroso del disco nella sua parte posteriore e spinge il nucleo verso una radice nervosa. Si tratta quindi di un problema meccanico, che ovviamente può essere anche causa di infiammazioni, dolore, difficoltà nei movimenti e altro ancora.



erniaLa sintomatologia è abbastanza chiara, tanto è vero che anche la diagnosi è semplice e di norma, almeno di primo acchito, non richiede il riscorso ad esami strumentali specifici. Il sintomo principale è il dolore che si irradia dalla schiena ai muscoli dei glutei e delle cosce, e che può arrivare ad interessare anche la punta delle prime due dita dei piedi. Possono essere presenti anche formicolii e/o bruciore, oltre a intorpidimento dell’arto e della zona interessata e senso di debolezza. I sintomi descritto possono essere anche più che severi, per cui è veramente difficile ignorarli o, quanto meno, sottovalutarli aspettando che il dolore passi. La cosa non può accadere spontaneamente, per cui è consigliabile oltre che necessario, rivolgersi prontamente al proprio medico.

La diagnosi, come detto in precedenza, è abbastanza facile. Consiste principalmente nel Test di Lasegue, ovvero si alza la gamba distesa del paziente sdraiato supino e, in base ai sintomi riferiti dal paziente stesso, il medico si potrà fare una idea di massima della gravità della situazione. Per quanto riguarda la cura, la prima cosa è il riposo, per cui il paziente dovrà in assoluto evitare qualsiasi azione che richieda un certo sforzo, anche il sollevare un qualsiasi oggetto che in altra occasione avrebbe fatto con una certa disinvoltura, così da ridurre il peso sulla colonna vertebrale.

Come trattamenti farmacologici solitamente si utilizzano degli testantinfiammatori, nei casi più severi anche il cortisone o, addirittura, anche degli antidolorifici. Oltre al riposo e ai farmaci, sempre dietro indicazione dello specialista, potrebbe rendersi necessaria una serie di sedute di fisioterapia, in modo da rieducare il paziente al movimento. Nei casi estremi, quando per esempio è presente la paralisi di un muscolo, potrebbe essere necessario ricorrere ad un intervento di neurochirurgia, che richiederà poi un tempo abbastanza lungo, variabile dal paio di settimane fino anche ad alcuni mesi, per un completo recupero del paziente.

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