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Analisi del sangue: insulinemia

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); L’ analisi del sangue che determinano la quantità di insulina nel sangue è l’insulinemia,  ed è un esame fondamentale per indagare su quelle che possono essere le cause di una ipoglicemia, ovvero di una scarsità di glucosio nel sangue. Si effettua, appunto, dopo aver prelevato un ...

di Daniele Lisi

21 Marzo 2011





insulinemiaL’ analisi del sangue che determinano la quantità di insulina nel sangue è l’insulinemia,  ed è un esame fondamentale per indagare su quelle che possono essere le cause di una ipoglicemia, ovvero di una scarsità di glucosio nel sangue. Si effettua, appunto, dopo aver prelevato un campione di sangue, come in una qualunque altra analisi del sangue, con la sola raccomandazione  che va effettuata a   digiuno da 8-12 ore ed evitando, inoltre, situazioni di stress psicofisico nelle ore immediatamente precedenti il prelievo.
Se poi vi è la necessità di determinare anche la curva insulinica, ovvero il test di tolleranza a carico orale di glucosio,  il paziente, durante tutto l’arco della procedura, deve rimanere possibilmente seduto, non fumare, e non assumere alimenti o bevande che siano diverse dall’acqua.

Infatti, per questo particolare tipo di esame che si basa sulla somministrazione per bocca di una quantità fissa di glucosio in soluzione acquosa, a cui seguono alcuni piccoli prelievi ematici ad intervalli di tempo prestabiliti, è assolutamente necessario  non assumere null’altro, altrimenti l’esame sarebbe poco attendibile o, peggio ancora, potrebbe non esserlo affatto.
Inoltre, quando ci si trova nelle condizioni di dover misurare  contemporaneamente glicemia ed insulinemia è assolutamente  importante non variare le abitudini alimentari nei giorni che precedono il prelievo.

curva

Insulinemia

L’azione dell’insulina  fa sì che il glucosio ematico entri nelle cellule e ne deriva che in caso di carenza, i livelli di glicemia si innalzino significativamente (iperglicemia), mentre in caso di eccesso, questi si riducano sensibilmente (ipoglicemia).



Nelle persone sane il livello di insulina nel sangue, insulinemia, non è mai costante ed è direttamente proporzionale a ciò e a quando si è mangiato, in poche parole, allo stato nutrizionale.
Dopo un pasto i valori dell’insulina  aumentano significativamente, per poi, nel giro di un paio d’ore ritornare ai livelli precedenti il pasto. Il valore più alto  raggiunto è tanto più elevato quanto più alta è la quantità di zuccheri introdotta, mentre  il contenuto proteico e quello lipidico non hanno alcuna influenza e quindi non determinano nessun aumento. Inoltre, in un pasto completo, le fibre ed i grassi,  rallentando i tempi di digestione, influenzano anche l’assorbimento intestinale degli zuccheri e ne consegue, quindi, che il livello massimale di insulina raggiunto è decisamente più basso di quello che si raggiunge in caso di ingestione di  zuccheri.
Bisogna anche considerare che in un individuo sano, ovvero senza problemi di iperglicemia, i livelli di base dell’insulina non sono costanti, praticamente in un diagramma non  determinerebbero una linea piatta, bensì sono oscillanti con periodi di 3-6 minuti.  Anche se succede che dopo i pasti queste oscillazioni aumentino, resta comunque stabile il fattore temporale dell’oscillazione. Questa oscillazione si ipotizza sia un meccanismo fondamentale per mantenere costante la sensibilità delle cellule all’insulina.

In pratica, questo meccanismo dipende dall’interazione tra l’insulina e alcuni recettori posti sulle membrane cellulari.

test

Test dell'insulina

Accade tuttavia che questi  recettori possano perdere di sensibilità nei confronti dell’insulina e, a questo punto, l’organismo per riequilibrare questa falsa carenza di insulina,  provvede ad aumentare la secrezione pancreatica dell’ormone con conseguente iperinsulinemia alla quale non corrisponde un aumento significativo della glicemia. Si tratta, si fatto, di una insulino-resistenza.
Quando invece la sensibilità cellulare nei confronti dell’insulina è normale, l’iperinsulinemia si accompagna ad ipoglicemia e sono altresì presenti  sintomi come stanchezza, sudorazione, fame, palpitazioni, debolezza, capogiri, tremori e difficoltà di concentrazione.

Quindi, in presenza di un significativo aumento dell’insulina potrebbe voler dire che ci si trova in presenza di  diabete mellito di tipo II nelle fasi di esordio, condizioni di insulino-resistenza che è una condizione comune tra gli obesi, insulinoma,  morbo di Cushing,  assunzione di farmaci quali i corticosteroidi, intolleranza al glucosio o al fruttosio.
Di contro in presenza di una riduzione dei livelli di insulina ci si potrebbe trovare in presenza di diabete mellito di tipo I, ipopituarismo,  malattie pancreatiche e, in ultima analisi, tumore al pancreas.

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