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Cause dell’Alzheimer, nuova scoperta e speranza per la cura

Alcune cellule del del cervello iniziano a dividersi e a subire dei mutamenti quando cominciano a consumare dosi eccessive di un determinato amminoacido, l’arginina.

di Daniele Lisi

24 Aprile 2015





AlzheimerCause dell’Alzheimer, nuova scoperta e speranza per la cura, finalmente qualcosa sembra muoversi, sembra che la ricerca abbia fatto un importante passo avanti e si sia quasi ad un passo dall’aver trovato una soluzione terapeutica efficace per sconfiggere quello che viene anche definito demenza senile. Il condizionale in questi casi è d’obbligo perché quando si raggiungono dei risultati interessanti in laboratorio, non è detto che poi questi vengano confermati nell’applicazione sull’uomo, o potrebbe anche essere che i risultati alla fine siano inferiori a quelli attesi. Al momento non esiste una cura contro l’Alzheimer, i farmaci attualmente utilizzati  hanno ben poche speranze di sortire un effetto positivo in quanto non riescono a bloccare l’evolversi della malattia, e nemmeno a rallentarla. Si punta attualmente tutto sulla rieducazione, sulla possibilità di ottenere qualche piccolo beneficio, ma questo ovviamente non basta. Solo chi ha o ha avuto in casa un malato di Alzheimer può comprendere quanto questa malattia sia terribile, quanto sia difficile assistere un malato che, inutile nasconderlo, nel giro di poco tempo diventa una persona completamente diversa da quella che era un tempo, di fatto quasi uno sconosciuto.

È triste per il paziente, anche se alla fine non se ne renderà nemmeno conto, ancor più triste per chi gli vive accanto, per cui questa notizia della scoperta che potrebbe rappresentare una svolta nella cura della malattia degenerativa nervosa potrà riempire il cuore di speranza di non poche persone. Si pensi che attualmente nel nostro paese si calcola che i malati di Alzheimer siano all’incirca 500mila e si stima che entro il 2050 i malati nel mondo potrebbero sfiorare i 135 milioni. Ecco quindi che la scoperta in questione assume ancor più importanza perché potrebbe rappresentare una svolta finalmente risolutiva nella cura dell’Alzheimer.



AlzheimerTutti, prima o poi, dovranno passare a miglior vita, come suol dirsi, ma questo è sicuramente uno dei modi più drammatici, sia per il malato che, come detto in precedenza, arrivato ad un certo punto non avrà più coscienza di sé e di quanto gli sta accadendo, sia e soprattutto per chi lo deve accudire, e il vero dramma è quello che vivono appunto i parenti. Ma veniamo alla notizia. I ricercatori statunitensi della Duke University hanno potuto osservare che un tipo particolare di cellule del sistema nervoso centrale, del cervello per la precisione, inizia a dividersi e a subire dei mutamenti quando comincia a consumare dosi eccessive di un determinato amminoacido, l’arginina. Utilizzando un inibitore enzimatico sono riusciti a ridurne il consumo con conseguente riduzione di alcuni malfunzionamenti che sono all’origine della malattia.

In questo modo si ridurrebbe il numero delle cellule mutate ma anche delle placche amiloidi che si depositano tra i neuroni e che insieme al non corretto funzionamento della proteina Tau,  impediscono, o meglio, man mano riducono sempre più il corretto funzionamento del cervello, dello scambio di informazioni. I ricercatori hanno utilizzato difluorometilornitina  per bloccare l’amminoacido arginina e, come detto in precedenza, in laboratorio sembra funzionare tutto correttamente. Bisogna ora passare alla fase successiva della ricerca che poi, in un futuro più o meno prossimo, vedrà poi il passaggio alla sperimentazione sull’uomo.

Come detto anche altre volte, i tempi necessari per arrivare dalla ricerca Ricercaalla formulazione di un farmaco e quindi di un protocollo terapeutico valido sono abbastanza variabili, dipendono da troppi fattori per cui non è dato sapere quando finalmente si potrà disporre di una cura contro l’Alzheimer, sempre che i risultati della ricerca vengano poi confermati sul campo, come suol dirsi. Certo, comunque è un primo passo importante, si è scoperto qualcosa di cui non si era a conoscenza, per cui è possibile immaginare o comunque sperare che ora le fasi successive possano procedere in modo più spedito.

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