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Bambina di 8 anni suggerisce ai genitori ricercatori una cura per il cancro

Gli antibiotici riescono a distruggere le cellule cancerogene in quanto bloccano la produzione dei mitocondri nelle cellule malate, senza danneggiare le sane.

di Daniele Lisi

19 Febbraio 2015





RicercaBambina di 8 anni suggerisce ai genitori ricercatori una cura per il cancro, non si tratta di una boutade, ma di una curiosità pubblicata in rete che potrebbe rivelarsi qualcosa di molto più di una semplice notizia. Una ragazzina di Manchester, sollecitata dai genitori che cercavano in qualche modo di coinvolgerla nei loro discorsi che tenevano a tavola ad esprimere la sua opinione su quale potesse essere una valida cura contro il cancro, ha risposto candidamente gli antibiotici, quelli che tra l’altro le davano i suoi genitori, medici ricercatori, quando aveva il mal di gola. Lì per lì Michael Lisanti e la moglie Federica Sotgia, entrambi ricercatori sul cancro, non diedero troppo peso alla risposta della figlia Camilla, ma poi un po’ per curiosità, un po’ anche perché in qualche modo sollecitati dalla riposta della loro figlioletta, cominciarono a testare presso l’Università di Manchester dove svolgevano e svolgono tutt’ora la loro attività di ricercatori, gli antibiotici suggeriti e i risultati ottenuti furono a dir poco sorprendenti. Gli antibiotici riuscivano a distruggere le cellule cancerogene e questo spinse i due ricercatori a proseguire nelle loro ricerche.

Si è potuto così constatare che quattro antibiotici regolarmente presenti in commercio e del costo di pochi euro, riuscivano a bloccare la proliferazione delle cellule cancerogene di alcuni tipi di tumore e, per la precisione, del tumore al seno, alla prostata, ai polmoni, alle ovaie, al pancreas, alla pelle e al cervello. Questo accadeva in quanto gli antibiotici in questione riescono a bloccare la produzione dei mitocondri nelle cellule malate, togliendo loro la possibilità di rifornirsi di energia, senza tra l’altro, cosa altrettanto importante, avere effetti negativi sulle cellule sane. Una scoperta quindi che potrebbe nel giro di qualche anno avere degli sviluppo decisamente impensati nella lotta contro il cancro.



AntibioticiIncoraggiati da questi risultati, i due ricercatori britannici, Michael Lisanti e la moglie Federica Sotgia, sono intenzionati a testare gli antibiotici anche sull’uomo, visto che i primi test erano stati effettuati su culture di cellule cancerogene in laboratorio. Gli studiosi affermano che gli effetti degli antibiotici contro le cellule tumorali erano noti da tempo, addirittura sin dagli anni 60, per cui prima di poter in qualche modo cantare vittoria, è necessario fare altre ricerche e nuovi test per confermare quanto dimostrato fino ad oggi.

A questo punto viene da chiedersi, e chi legge una notizia di questo tipo qualche domanda se la farà certamente, come sia possibile che dal 1960 ad oggi non si sia ancora approfondita la ricerca per cercare di dare una svolta definitiva alla lotta contro il cancro, la malattia del secolo, che ogni giorno miete un gran numero di vittime in tutto il mondo. E a molti, certamente, sorgerà il dubbio che in qualche modo possano entrarci anche le grande aziende farmaceutiche e i grandi centri di ricerca che, se fosse dimostrato che gli antibiotici riescono a distruggere le cellule cancerogene, vedrebbero messi a rischio, le prime i loro ingenti guadagni, i secondi gli ingenti finanziamenti che vengono loro elargiti per le ricerche. In questo caso non si tratterebbe di ciò che solitamente si definisce teoria del complotto, ma di un dubbio più che legittimo.

Attualmente un ciclo di chemioterapia, in particolar modo quelli di ultima Ricercagenerazione, costa decine di migliaia di euro, se non di più, e certamente rappresentano una fonte di guadagno non indifferente, sia per chi produce questi farmaci, sia per chi li distribuisce e li commercializza, anche se per gli ospedali la fornitura viene effettuata direttamente dalle aziende farmaceutiche. Senza poi contare i tanti effetti collaterali della chemio che a volte fa più male che bene, soprattutto poi se si vuol dar credito ad una recente ricerca che sembrerebbe dimostrare che la chemio funziona solo inizialmente, ma poi non fa altro che far peggiorare il paziente che vi si sottopone.

 

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