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Semplice Test da fare per Valutare il Rischio di Ictus

I fattori di rischio ictus sono comuni a quelli dell'infarto, quindi stile di vita e alimentazione, oltre a familiarità, età e disordine genetico.

di Daniele Lisi

09 Gennaio 2015





IctusUn Semplice Test da fare per Valutare il Rischio di Ictus è stato messo a punto dai ricercatori della Kyoto University Graduate School of Medicine, in Giappone, e pubblicato su Stroke. Questo test cerca di valutare il rischio ictus soprattutto nei soggetti anziani, coloro che più di altri vi sono esposti perché la salute del microcircolo cerebrale, inevitabilmente, con il passare del tempo e quindi con l’avanzare dell’età, potrebbe non essere più quella di una volta. Va detto, per maggiore chiarezza, che solitamente l’ictus è un rischio che corrono persone non più giovani, oltre i 65-70 anni di età, e in questo caso si tratta di ictus ischemico, dovuto ad una ostruzione, mentre le emorragie cerebrali, o ictus emorragico, sono più frequenti nei soggetti giovani, e queste possono dipendere per lo più da un aneurisma cerebrale, o da altra malformazione che interessa un vaso del cervello, in sostanza dalla rottura di un vaso. All’ictus ischemico, se si è fortunati, si può sopravvivere anche in condizioni più che buone, mentre una emorragia cerebrale è decisamente più nefasta. Per l’ictus, quindi, importante è la prevenzione, perché se si scopre in tempo che un soggetto è particolarmente a rischio, è possibile anche intervenire per cercare in qualche modo di evitare il peggio.

Si sa che in un certo senso infarto e ictus vanno a braccetto, ovvero che i fattori di rischio sono comuni ai due eventi negativi, per cui uno stile di vita adeguato ed una corretta alimentazione, solitamente sono la strada migliore per ridurre il rischio. Ovviamente vi sono anche altri fattori, non modificabili, che vanno tenuti in seria considerazione, come ad esempio la familiarità, problemi di disordine genetico, l’età, tutti fattori su cui non è possibile intervenire in alcun modo, ma se si cerca di eliminare almeno i fattori di rischio modificabili, ovvero stile di vita e alimentazione, il rischio potrebbe anche essere dimezzato, il che non è poco.



In equilibrioLo studio dei ricercatori nipponici è visto in questa ottica, perché sapere di essere più a rischio, consente di adottare tutte le misure possibili per cercare di migliorare la propria condizione e, quindi, di ridurre il rischio. Eliminarlo del tutto è impossibile, ma una riduzione rappresenta già un notevole passo avanti. Il team giapponese ha messo a punto un semplicissimo test, che ciascuno è in grado di replicare da solo in casa, in grado di evidenziare la salute del microcircolo cerebrale. Ci si è avvalsi della collaborazione volontaria di 1387 soggetti, 841 donne e 546 uomini, età media di 67 anni, che hanno dovuto provare più volte a restare in equilibrio per 20 secondi su di una gamba sola.

Alla fine della prova, sono stati sottoposti tutti a risonanza magnetica e si è potuto constatare che coloro che avevano avuto maggiori problemi a restare in equilibrio su di una sola gamba, sono risultati avere maggiori problemi ai piccoli vasi del cervello, a dimostrazione quindi che la salute del microcircolo cerebrale, con il trascorrere del tempo e quindi con l’avanzare dell’età, può degradarsi. Questi soggetti dovrebbero quindi essere monitorati con maggiore frequenza, ricevere maggiori attenzioni, in modo da accorgersi per tempo di eventuali peggioramenti che potrebbero dar luogo ad un ictus, evento che può essere più o meno catastrofico.

Ecco quindi che la parola prevenzione diventa nuovamente protagonista Ictusdella salute. Sapere di essere un soggetto a rischio, consente di affrontare il problema con maggiori possibilità di migliorare la propria condizione o, comunque di ridurre in qualche modo il rischio di un evento nefasto. Un ictus non è come un infarto che, se preso in tempo e se affrontato in una struttura dotata di sala di emodinamica, è in qualche modo possibile superare senza eccessivi problemi. È bene quindi mettersi nelle condizioni di ridurre il rischio ictus intervenendo almeno sui fattori di rischio modificabili, i soli su cui è possibile in qualche modo intervenire.

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