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C’è vita dopo la morte? Risultati di una ricerca universitaria

Una domanda che tutti si fanno, probabilmente anche le persone sorrette dalla fede, come del resto raccontano un po' tutte le religioni anche se con sfaccettature diverse.

di Daniele Lisi

22 Ottobre 2014

Fuori dal corpoC’è vita dopo la morte? Risultati  di una ricerca universitaria che ha cercato di fare luce sul più grande mistero di tutti i tempi: la vita finisce qui o esiste veramente una seconda vita? Una domanda che tutti si fanno, probabilmente anche le persone sorrette dalla fede, perché oltre a quello che dice la religione, un po’ tutte le religioni anche se con sfaccettature diverse, nessuno mai è tornato dall’aldilà per raccontare quello che ha trovato. Quindi il dubbio, legittimo ovviamente, esiste e attraversa la mente di tutti, perché è difficile accettare, per un essere pensante, per un essere che ha coscienza di sé, che è in grado di mutare il corso degli eventi, della storia, di fare invenzioni straordinarie, che una volta che si è spenta la luce tutto è finito. Lo si accetta alla fine se sorretti dalla fede che apre alla possibilità di vivere una nuova vita, anche se ovviamente del tutto diversa da quella vissuta in terra, ma lo accettano, ovviamente malvolentieri, anche coloro che arrivano alla fine della propria esistenza senza avere il conforto della fede.

Difficile accettare tutto ciò. Ed è probabilmente questo che ha spinto i ricercatori inglesi dell’Università di Southampton ha condurre uno studio sulla possibilità che vi sia un’altra vita oltre la morte. Basandosi su quello che molte persone che hanno subito un arresto cardiaco o che sono state in coma per un tempo indeterminato hanno riferito una volta tornate nel mondo dei vivi, ovvero sulle sensazioni o visioni che hanno avuto nel periodo in cui erano di fatto clinicamente decedute, hanno preso in esame duemila di questi pazienti, indagando in sostanza il loro livello di consapevolezza in quei momenti di assenza, diciamo così.

Arresto cardiacoI risultati dello studio noto come Aware Study, che sono stati pubblicati sulla rivista Resurrection, hanno evidenziato che molti di questi particolari pazienti, nel periodo in cui avevano subito un arresto cardiaco o che erano in rianimazione, avevano mantenuto per un lasso di tempo limitato una certa consapevolezza, o meglio, un certo livello di coscienza nonostante gli strumenti di monitoraggio evidenziassero il decesso del paziente. Ebbene, secondo quanto ritengono gli autori della ricerca, è possibile che questi pazienti, nel momento in cui il cuore ha cessato di battere, possano mantenere uno stato di coscienza relativa, per un brevissimo periodo, che andrebbe anche un po’ oltre quei fatidici 10 secondi entro i quali la scienza ha dimostrato che l’attività celebrale cessa del tutto in caso di arresto della circolazione cardiopolmonare.

I ricordi che si hanno una volta tornati alla vita, diciamo così, sono un po’ comuni a tutti e in particolare episodi di violenza, animali e piante, una luce vivida, déjà vu, ricordi familiari o anche ricordi o sensazioni successive all’arresto cardiaco, Un po’ come quando qualcuno riferisce di essersi visto dall’alto esanime sul lettino, per poi riprendere nuovamente coscienza di sé al momento del risveglio. Quindi, niente che possa far pensare ad una vita oltre la morte, ma solo a una coscienza ancora presente, anche nei momenti in cui il cervello non riceve più la necessaria irrorazione sanguigna.

Questa coscienza relativa, diciamo così, non è comune a tutti, nel senso che Orizzonte di lucenon a tutti i soggetti che hanno subito un arresto cardiaco capita di avere sensazioni o ricordi del genere, ma solo ad una minima parte, che a questo punto non si sa se definire privilegiata rispetto alla masso, oppure no. Questo, ovviamente, non esclude che una vita extra-terrena possa esistere, del resto ne sono consapevoli, o meglio, convinti i credenti, tuttavia la scienza, come del resto era del tutto scontato, non è in grado di dare una risposta diversa se non quella che lo studio Aware Study ha prodotto. Alla fine, la soluzione del mistero arriverà per tutti.



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