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Scrivere un diario è una buona abitudine terapeutica

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); La scrittura è già di per sé un’azione curativa: chi scrive per passione, per lavoro o per imprimere sulla carta i propri più intimi pensieri compie un’attività creativa e liberatoria. L’abitudine di tenere con sé un diario e di aggiornarlo di tanto in tanto riguardo le proprie ...

di Dott.ssa Elena Bernabè

03 Marzo 2011





La scrittura è già di per sé un’azione curativa: chi scrive per passione, per lavoro o per imprimere sulla carta i propri più intimi pensieri compie un’attività creativa e liberatoria.

L’abitudine di tenere con sé un diario e di aggiornarlo di tanto in tanto riguardo le proprie emozioni, gli accadimenti quotidiani, i segreti impronunciabili, i desideri e le preoccupazioni che ci attanagliano è una pratica davvero utile e terapeutica. Scrivere i nostri pensieri sulla carta ci permette di compiere due attività fondamentali e utili al nostro benessere psicofisico: innanzitutto prendiamo del tempo per noi stessi e pensiamo a ciò che ci turba o ci crea euforia; in secondo luogo diamo una forma verbale a questi nostri pensieri riuscendo così ad affrontarli, riconoscerli e comprenderli.

Apparentemente sembrano due attività banali e scontate ma in realtà sono delle capacità del nostro pensiero che spesso, per un motivo o per un altro, tendiamo a rifiutare o ad evitare. L’abitudine, invece, di scrivere un proprio diario personale ci “costringe” ad ammettere e a fronteggiare la nostra emotività riuscendo ad esprimerla in modo sincero e pacato.



Non avendo, infatti, il timore del giudizio altrui riusciamo ad essere totalmente noi stessi e siamo in grado di scrivere in modo non distruttivo perché la nostra emotività, attraverso la scrittura, deve incanalasi nel pensiero che a sua volta si tramuta in parola scritta: questi preziosi passaggi rendono la più grande delle aggressività un’emozione che non distrugge ma che trova sfogo e liberazione nelle vie predilette e più curative che sono il pensiero e la parola.

Accade, infatti, che dopo la scrittura di una pagina di diario riguardante un particolare evento, la persona si senta “libera”, più rilassata, maggiormente consapevole di ciò che è accaduto e di ciò che sta provando. Il pensiero verbalizzato è il sentiero più maturo e costruttivo dell’espressività emotiva.

Talvolta l’uso del diario risulta ancora più utile del dialogo tra persone: la possibilità, infatti, di riflettere con calma e senza pressioni esterne riguardo una determinata problematica permette all’individuo di esprimere sinceramente e totalmente ciò che prova. E’ per questo motivo che, soprattutto per le personalità più inibite e chiuse, lo psicologo consiglia l’uso del diario: in questo modo il dialogo terapeutico può accostarsi all’analisi di ciò che è stato scritto e da questa fusione può nascere materiale utile per poter ristabilire un equilibrio psicofisico adeguato.

L’invito allora è quello di provare a scrivere un proprio diario, verificarne i sicuri benefici e non considerare questa attività solamente adatta ad adolescenti o bambini. E’ un modo per vivere la quotidianità, per analizzare i turbamenti, per ricordare un particolare periodo della nostra vita come quello della gravidanza, per conoscersi maggiormente.

Ci ritroveremo magari in vecchiaia a rileggere pagine ormai trascorse ma sempre attuali, significative e vive.

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