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Se ricordi i tuoi sogni significa che…

Un sonno ristoratore, profondo, continuo, non intervallato da momenti di risveglio, impedisce la memorizzazione del sogno.

di Daniele Lisi

28 Febbraio 2014





Ricordare i sogniSe ricordi i tuoi sogni significa che… non dormi bene. È la conclusione cui è giunto uno studio condotto da un gruppo di ricerca guidata da Perrine Ruby, ricercatore capo presso il Lione Neuroscience Research Center, gruppo che ha studiato l’attività cerebrale di alcuni soggetti divisi in due gruppi. Da una parte i così detti sognatori, ovvero coloro che riuscivano a ricordare una media mensile di 5,2 sogni al  risveglio e i non sognatori, coloro che invece li  ricordavano solo un paio di volte al mese.  La ricerca in questione ha portato alla scoperta di una zona del cervello di cui non si conosceva l’esistenza,  ovvero una giunzione temporo-parietale, definito quindi come  centro di elaborazione informazioni che risulta più attivo in quei soggetti che ricordano i sogni, rispetto a coloro che invece dei loro sogni hanno una memoria molto limitata.

Alla fine si è potuto stabilire che chi ricorda i propri sogni dorme meno bene rispetto a chi invece ricorda meno. Un  sonno ristoratore, profondo, continuo, non intervallato da momenti, seppur brevi, di risveglio, di fatto impedisce a questa area del cervello appena individuata di elaborare l’attività onirica e di archiviarla, diciamo così,  anche se il termine è da considerarsi più che appropriato in quanto il cervello e la sua memoria funzionano  alla stregua di un archivio, di un database.  La memorizzazione avviene quindi quando è presente una certa attività cerebrale, e questa  quindi si verifica nei momenti di veglia, anche se brevi, certamente non durante il sonno.



SognareIl gruppo di ricercatori si è avvalso della collaborazione volontaria di 41 soggetti, divisi equamente tra sognatori e non sognatori,  ed è stata utilizzata una TAC per valutare l’attività cerebrale spontanea dei vari soggetti sottoposti all’esperimento. Ebbene, alla fine si è potuto rilevare che il gruppo dei così detti sognatori, ovvero coloro che  ricordavano più facilmente e con maggiore frequenza i sogni al risveglio, mostrava una maggiore attività cerebrale spontanea, sia durante il sonno che nei momenti di veglia e sia nella corteccia prefrontale mediale che nella giunzione temporo-parietale.

Secondo gli autori della ricerca è anche possibile che chi ricorda più facilmente i sogni produca una maggior quantità di attività onirica rispetto ai così detti non sognatori, tuttavia la differenza fondamentale è  data appunto dalla diversa qualità del sonno. Chi dorme meglio e  senza interruzioni, chi al risveglio asserisce di aver dormito come un sasso, non ricorderà nulla della sua attività onirica, anche se presente.  Di contro, coloro che invece hanno un sonno intervallato da momenti di veglia, seppur di breve durata, avranno  maggiore memoria della propria attività onirica.

La ricerca tuttavia non fa alcun cenno ad un certo fenomeno che tutti  sono in grado di verificare in base alle proprie esperienze. Anche chi ricorda i sogni appena fatti, i così detti sognatori, solitamente hanno memoria della propria attività onirica solo per un breve periodo, in genere al risveglio e nei minuti o anche ore successive, anche se poi, con il passare del tempo, il ricordo comincerà a svanire lentamente, fino a Sognoscomparire del tutto. Resterà comunque la consapevolezza di aver sognato  e di aver ricordato il sogno al risveglio, solo che poi  se ne perderà traccia del tutto.  Probabilmente l’attività onirica genera esperienze troppo labili, che poco o nulla hanno a che fare con la realtà, nel senso che sono meno forti di ciò che  si vive da svegli.

Non sembra essere per tutti così, o almeno non è sempre così, perché alcuni sogni, come quelli drammatici o alcuni incubi, proprio per il fatto di essere più  forti, quasi reali, lasciano un segno più duraturo, restano più a lungo nella memoria dopo il risveglio, e resta anche la consapevolezza di aver sognato.

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