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Aids, il Vaccino italiano supera i primi Test sull’Uomo

Si tratta del vaccino messo a punto dal prof. Arnaldo Caruso, direttore della Sezione di Microbiologia dell'Università di Brescia.

di Daniele Lisi

29 Gennaio 2014





VaccinoAids, il Vaccino italiano supera i primi Test sull’Uomo. Gli esiti della sperimentazione sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Vaccine, organo ufficiale della International Society for Vaccines. Una buona notizia che segna un deciso passo aventi nella lotta e soprattutto nella prevenzione nei confronti della malattia virale che ha causato un gran numero di morti, anche personaggi famosi e amati dal grande pubblico, a partire da Rock Hudson,  l’attore che in quella occasione rese anche nota la sua omosessualità, proprio lui che in tutti i suoi film aveva interpretato ruoli di tutt’altro tenore. Lui è stata la prima vittima illustre e con lui la malattia ha cominciato purtroppo a far parlare di sè, a farsi conoscere. Era il lontano 1985.

Ora, dopo circa 30 anni, finalmente la ricerca, e si tratta di una ricerca italiana, ha prodotto qualcosa di veramente innovativo rispetto al così detto cocktail che già era riuscito ad assicurare, in un certo senso, una discreta aspettativa di vita ai soggetti che hanno contratto il virus dell’HIV. Si tratta del vaccino messo a punto dal prof. Arnaldo Caruso, direttore della Sezione di Microbiologia dell’Università di Brescia, e sperimentato in quattro centri per malattie infettive italiane e, precisamente a Brescia, Perugia, Torino e Milano, dove sono strati sottoposti alla sperimentazione  alcuni volontari sieropositivi in trattamento antiretrovirale.

RicercaI soggetti selezionati, che come detto avevano dato il loro assenso alla sperimentazione, sono stati sottoposti alla vaccinazione per 5 volte nell’arco di 5 mesi e i risultati sono stati molto più che incoraggianti. Infatti la sperimentazione è riuscita al 100%, e non sono stati registrati effetti collaterali mentre  si è potuta constatare la formazione di anticorpi specifici in grado di neutralizzare la tossicità della proteina p17 associata al virus dell’HIV.



Gli studi su questo vaccino sono stati portati avanti per anni dal prof. Arnaldo Caruso in collaborazione anche con equipe di ricerca tedeschi, inglesi ed americani. Questi studio hanno evidenziato come la proteina p17 venga continuamente prodotta nei pazienti sottoposti a terapia antiretrovirale anche in assenza del virus. In sostanza, tale proteina è la molecola chiave che determina lo sviluppo di importanti e gravi malattie correlate all’HIV, quali alterazioni neurologiche, malattie vascolari, tumori, polmoniti e altro ancora, tutte malattie che poi sono la principale causa di morte dei soggetti affetti da AIDS.

La prima fase della sperimentazione del vaccino AT20 si è quindi conclusa con successo, e ovviamente non si fermerà qui, in quanto si è solo alla prima fase della sperimentazione. Questa continuerà, anche in tempi abbastanza brevi, con l’allargamento del numero di soggetti che verranno sottoposti alla vaccinazione, soggetti che si ricorda, anche in questo caso, dovranno dare il loro assenso prima di essere sottoposti alla sperimentazione. Questa è la dimostrazione che la ricerca italiana, dove e quando possibile, non è certamente seconda a nessuno.

La differenza, purtroppo, la fanno la disponibilità di risorse, e non certo di cervelli e di persone preparate, risorse che da sempre nelRicerca nostro paese sono elargite con il contagocce. Del resto sono quasi sempre le donazioni volontarie che riescono in piccola parte a colmare il grave gap che ci separa dagli altri Paesi occidentali, dove la ricerca è considerata un vero e proprio investimento, qualcosa in grado di produrre anche dei ritorni economici, oltre che delle conquiste scientifiche. Purtroppo, fin quando non si cambierà mentalità e, soprattutto, non si riterranno prioritarie le cose veramente importanti, il nostro Paese continuerà nel suo inesorabile declino.

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