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Scoperto il gene che ci fa innamorare

Cosa è l'amore? Un sentimento così si dice ma lo sapevi che è addirittura genetico?

di Redazione

31 Dicembre 2013





L’amore è ancora, per molti versi, un sentimento misterioso sul quale la scienza continua ad indagare. Sono moltissimi gli aspetti dell’amore e dell’innamoramento che aspettano di essere chiariti o approfonditi.

 La rivista scientifica Pnas ha recentemente pubblicato uno studio grazie al quale è stato scoperto un gene particolare deputato all’innamoramento. Questa importante scoperta è avvenuta durante alcune ricerche sull’autismo ed è subito stata ripresa dai media internazionali. Il gene, chiamato Oxtr,  responsabile della creazione della memoria grazie alla quale si riescono a ricordare e a riconoscere i volti e che ci rende fisionomisti, è l’elemento che codifica il recettore dell’ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”. L'”ormone dell’amore” riveste un ruolo cruciale nel legame tra madre e figlio e nel rapporto di coppia.



Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori dell’University college di Londra hanno sottoposto ad esame 198 famiglie, provenienti da diversi Paesi, nelle quali era presente un individuo affetto da autismo. Attraverso dei si è cercato di capire quanto riuscissero ad individuare i volti di persone note; inoltre, lo screening era volto anche a valutare alcuni aspetti del loro dna. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che il riuscire a riconoscere le persone attraverso il volto dipende da eventuali modificazioni del gene Oxtr; quindi, quando questo subisce delle modificazioni esse si riflettono anche sulla capacità di individuare persone note.

L’identificazione delle persone avviene attraverso un gene che decodifica l’ossitocina, ossia l’ormone che è presente fra due persone che si amano ma anche fra madre e figli. L’ossitocina è fondamentale per stabilire un legame unico ed indissolubile infatti, è noto come l’ormone dell’amore.

Grazie a questa nuova scoperta, verranno chiarite le modalità attraverso le quali avviene il processo di memorizzazione dei volti e si arriverà a spiegare perché l’abilità di riconoscere i volti non sia per uguali per tutti gli individui.

 

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