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Perché le donne odiano le altre donne?

L’invidia è deleteria in tutti i casi, sia per chi l’avverte che per chi la subisce, perché condiziona lo stato d’animo.

di Daniele Lisi

25 Dicembre 2013





InvidiaLe donne odiano le altre donne? Più che odiarle, le invidiano, il che si traduce in una certa avversione, malignità, maldicenze, pettegolezzi, vere e proprie guerre di posizione, per cercare di prevalere sulla concorrente di turno. Anche tra coloro che si definiscono amiche e che si credono tali, vi è sempre quel limite oltre il quale scatta l’invidia. Può essere il bel giovanotto di turno, il lavoro, le gratificazioni che si possono ottenere in una qualsiasi attività quotidiana, sono tutte situazioni che fanno scattare un po’ di invidia, e quanto questa possa pesare dipende, ovviamente, dalla materia del contendere, ma in tutti i casi, poca o tanta che sia, l’invidia è sempre presente.

Del resto la storia, così come i romanzi e le favole, che poi sono la trasposizione immaginaria della realtà, è piena di situazioni del genere, basti pensare alle sorellastre di Cenerentola o alla matrigna di Biancaneve. L’invidia è la molla che fa scattare la competizione che, nella maggior parte delle situazioni, non può prescindere da cattiverie, da falsità, da aggressioni vere e proprie che pur se non fisiche, alla fine possono essere altrettanto violente. Secondo una recente teoria, pubblicata su Psychological Science, non è affatto vero che le donne non sono aggressive, solo che adottano delle strategie diverse piuttosto che la vera e propria aggressione fisica, anche se a volte capita che si possano accapigliare, nel vero e proprio senso della parola.



InvidiaLa strategia preferita dalle donne è il pettegolezzo, la maldicenza che, come del resto recita anche una strofa di una nota opera lirica, è subdola, si insinua pian piano nella coscienza delle persone, anche se non supportata da prove concrete, e alla fine lascia il segno,  effetto che ben difficilmente potrà scomparire col tempo. La nomea di una persona, una volta consolidata dalle chiacchiere e dai pettegolezzi, resta quasi come un marchio per tutta la vita, anche se in effetti è priva di qualsiasi fondamento. Questa strategia, quindi, è anche più subdola e feroce rispetto ad un qualsiasi altro modo di confrontarsi, come uno scontro fisico, perché lascia il segno, cosa che le altre cose, una volta portate a termine, perdono completamente di efficacia, si dimenticano.

Secondo le statistiche dello Sportello Donna del San Camillo di Roma, i casi di stalking femminile sono in netta crescita, anche se attualmente rappresentano solo il 5% del totale. Se prima poi riguardavano solo l’ambito amoroso, ora con la sempre maggiore e consolidata presenza delle donne nel mondo del lavoro,  ora questi casi sono determinati anche da rivalità nell’ambiente lavorativo, tra colleghe d’ufficio, per cercare di prevalere le une sulle altre. Ma non è tutto, perché secondo una recente ricerca delle Università di Padova e di Parma sembra che basti la presenza nell’aria di un particolare odore, l’andostradienone, per scatenare la competizione tra donne, che si può concretizzare anche solo in atteggiamenti sospettosi, circospetti.

Insomma, alla base di tutto, oltre a questo odore che poi potrebbe essere solo una componente aggiuntiva, vi è l’invidia. Ogni donna vede le altre come sue rivali, come persone delle quali diffidare in un certo senso, e sulle quali bisogna in ogni caso riuscire a Competizione tra donneprevalere. Questo  sempre che tra le donne in competizione non vi sia un forte legame affettivo, come può essere tra sorelle, anche se non è per nulla raro che capiti che anche tra loro nasca una certa rivalità. L’invidia è quindi deleteria in tutti i casi, sia per chi l’avverte che  per chi la subisce, perché condiziona lo stato d’animo, può far vedere le cose in maniera diversa da quello che sono nella realtà, è in sostanza una sensazione incontrollabile e spontanea della quale è praticamente impossibile liberarsi.

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