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Vaccino contro l’HIV, inizia la sperimentazione in Italia

Il vaccino non impedisce il contagio, ma mantiene egregiamente sotto controllo la sindrome da deficienza immunitaria proprio incrementando le difese dell’organismo.

di Daniele Lisi

13 Dicembre 2013





HIVVaccino contro l’HIV, inizia la sperimentazione in Italia.  Lo studio coordinato dall’immunoinfettivologo  Paolo Palma è stato condotto presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e ha interessato 20 bambini nati infetti per via materna. Il vaccino, come del resto riportato nella pubblicazione scientifica relativa alla sperimentazione stessa,  ha prodotto un aumento delle risposte immunitarie nei soggetti trattati, riducendo così significativamente la replicazione del virus dell’HIV. Il vaccino, infatti, non impedisce il contagio, ma mantiene egregiamente sotto  controllo la sindrome da deficienza immunitaria proprio incrementando le difese dell’organismo, quindi aiutandolo ad evitare la replicazione del virus.

Non vi è quindi una totale remissione della malattia, ma semplicemente la possibilità di conviverci senza particolari problemi, visto che finalmente sarà il sistema immunitario potenziato, diciamo così, a mantenere sotto controllo la diffusione del virus HIV.  La totale remissione, invece, è stata ottenuta per la prima volta negli Stati Uniti, dove una bambina del Mississipi è stata completamente guarita dal virus dell’HIV grazie alla somministrazione di un cocktail di farmaci antiretrovirali, somministrazione che è avvenuta entro le prime  30 ore dalla nascita.

HIVQuesto fatto eccezionale non fa altro che accrescere le speranze che un giorno, forse molto meno lontano di quanto si potesse pensare in un primo momento,  la guarigione completa e definitiva dalla terribile malattia non sarà più un miraggio. Certamente di passi avanti se ne sono fatti, e non pochi, da quando il virus ha fatto al sua prima comparsa, comparsa oltre tutto che all’epoca ebbe una rilevanza mediatica di notevole effetto, anche grazie al fatto che uno dei primi malati conclamati fu nell’ormai lontano 1985, Rock Hudson, il bell’attore americano morto di AIDS che oltre tutto si rivelò con coraggio, agli occhi del grande pubblico, essere molto diverso dallo stereotipo da lui sempre rappresentato.



Allora, ma anche negli anni successivi, una diagnosi di HIV era praticamente una condanna a morte senza scampo; era solo questione di tempo, spesso anche abbastanza breve, ma non era possibile sfuggire ad una fine già scritta. Ormai da qualche anno la situazione è completamente cambiata perché grazie al  famoso cocktail è possibile mantenere la malattia sotto controllo,  potendo contare quindi su di una aspettativa di vita migliore. Proprio per questi progressi l’attenzione verso questa malattia da parte del grande pubblico è pericolosamente calata, non si adottano più le precauzioni di un tempo, anche perché per il fatto che se ne parla meno, la maggior parte delle persone  tende a dimenticarsene, tanto è vero che, dopo un certo calo, i casi di infezione sono nuovamente in crescita.

Di conseguenza, a prescindere dalla sperimentazione citata che, oltre tutto, è principalmente di tipo pediatrico e si riferisce ai bambini infettati per via materna, è di assoluta importanza continuare a mantenere alta la guardia facendo ricorso a tutti quei sistemi di protezione, ben noti a tutti, i soli al momento in grado di evitare il contagio.  Che poi la situazione sia nettamente migliorata, anche se non ancora definitivamente e completamente risolta, rispetto a quel lontano 1985 e anni immediatamente successivi, è un dato di fatto ed è ovviamente decisamente rassicurante, ma ciò non HIV testesime nessuno dal prendere le precauzioni necessarie ad evitare l’infezione.

Nel 2014 inizierà negli Stati Uniti un nuovo protocollo di sperimentazione per il trattamento dell’HIV pediatrico, protocollo che dovrebbe portare se non ad una totale remissione dell’infezione, almeno ad una inattivazione della replicazione del virus dell’HIV, e questo sarebbe sicuramente un risultato di tutto rispetto.

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