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Come sopravvivere ad un attacco di cuore quando si è soli

Come sopravvivere ad un attacco di cuore quando si è soli è la vera preoccupazione della maggior parte delle persone che convivono con problemi cardiaci.

di Daniele Lisi

18 Novembre 2013





InfartoCome sopravvivere ad un attacco di cuore quando si è soli è la vera preoccupazione  della maggior parte delle persone che convivono con problemi cardiaci. Naturalmente la cosa riguarda anche chi non ha mai sofferto di cuore e che quindi il più delle volte non lo considera  un evento che possa in qualche modo interessarlo. Del resto, anche  chi ha altre volte sofferto di problemi cardiaci, non potrò certamente essere  sempre “piantonato”, diciamo così, ma  gli capiterà di restare solo in più di una occasione. Del resto, anche un infartuato che ha superato brillantemente l’evento negativo,  dopo un periodo iniziale in cui sarà sempre sul chi vive, pronto a cogliere il minimo segno di una eventuale nuova crisi, imparerà a convivere con il suo stato e, un po’ alla volta, se ne dimenticherà.

Non del tutto però, per cui, se vogliamo, queste persone sono proprio quelle meno a rischio per una serie di motivi. Innanzi tutto sono costantemente sotto terapia farmacologica, in particolar modo la terapia antiaggregante e antitrombotica, per cui sono in un certo senso meno a rischio. Inoltre, a meno che non siano degli incoscienti, condurranno uno stile di vita adeguato al loro stato, tranne ovviamente le solite eccezioni che sempre esistono. Infine, se cardiopatici di lungo corso, diciamo così, hanno sicuramente imparato a riconoscere quei piccoli segnali che richiedono necessariamente un approfondimento, delle indagini, e quindi sono in sostanza meno  esposti  di chi invece non ha mai avuto problemi del genere.



CuoreCiò non toglie che, anche per loro, la preoccupazione di essere colti da un infarto quando sono soli è una preoccupazione reale, anche se ci convivono serenamente. In tutti i casi, molto dipende anche dal tipo d’infarto perché tutto è legato alla coronaria interessata. Se si tratta del tronco comune, allora diciamo che anche se ci si trovasse in ospedale, le possibilità di  superare  l’evento infartuale sono ridotte al lumicino, in quanto sarebbe l’intero muscolo cardiaco  a  non essere più irrorato. C’è da dire che, un evento del genere, è quello meno frequente, per non dire il più raro, ma ciò non toglie che anche altri  tipi di infarto  sono molto pericolosi.

Quelli che invece offrono maggiori possibilità di sopravvivenza sono  quelli determinati dall’occlusione della coronaria destra, quindi solitamente posteriori o inferiori, mentre sarebbero ben più gravi quelli che riguardano la parte anteriore del muscolo cardiaco. Ora, secondo alcuni cardiologi, esiste un piccolo stratagemma per cercare di superare la crisi, o meglio, per avere il tempo necessario a chiedere aiuto. Infatti, in caso di infarto grave, è possibile che nel giro di una decina di secondi  si perdano i sensi e in quel caso salvo un miracolo, difficilmente la si potrà raccontare.

Se si avverte il dolore classico dell’infarto, anche se poi questo può anche avere connotazioni ben diverse, se si comincia ad avvertire un battito irregolare e a sentirsi privi di forza,  bisogna tossire con violenza e ripetutamente, compiendo un profondo respiro prima di ogni colpo di tosse che deve essere profondo e vigoroso, e questo ogni paio di secondi, continuando fin quando non si avverte che il battito è tornato quasi ad essere Cuorenormale. Questo non vuol dire che l’infarto si è risolto come per magia, ma piuttosto che si è guadagnato il tempo necessario a ricevere i soccorsi per recarsi in ospedale.

Questo è il consiglio di alcuni cardiologi, anche se la comunità scientifica non ne fa alcun cenno. Se sia veramente efficace è difficile dirlo, potrebbe essere una delle tante leggende metropolitane, certamente lo  si potrebbe verificare con una prova sul campo, prova che ovviamente nessuno si augura di dover fare mai. La sola cosa veramente importante da fare è la prevenzione.

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