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Il Parkinson, malattia neurodegenerativa

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa causata dalla progressiva morte delle cellule nervose, i neuroni,  che hanno la loro sede in una piccola zona del cervello, la così detta sostanza nera,  che produce un particolare neurotrasmettitore, la dopamina,  deputato al controllo di tutto il corpo. Con la riduzione del numero dei ...

di Daniele Lisi

12 Febbraio 2011

parkinsonIl Parkinson è una malattia neurodegenerativa causata dalla progressiva morte delle cellule nervose, i neuroni,  che hanno la loro sede in una piccola zona del cervello, la così detta sostanza nera,  che produce un particolare neurotrasmettitore, la dopamina,  deputato al controllo di tutto il corpo.
Con la riduzione del numero dei neuroni  a causa di una morte precoce, ne consegue che i livelli di dopamina si abbassano e il soggetto colpito da questa patologia perde progressivamente il controllo del proprio corpo. Ecco quindi i tremori, la lentezza nei movimenti, la rigidità e  la difficoltà anche di linguaggio.

Questo accade quando ormai sono andati perduti circa il 50-60% del neuroni dopaminergici, perdita irreversibile dal momento che i neuroni persi non verranno più sostituiti da altri.
La malattia colpisce circa il 3 per mille della popolazione mondiale con una prevalenza maschile e,  e circa l’1% dei soggetti al do sopra dei 65 anni.
In questi  ultimi anni, tuttavia, si sta assistendo ad un progressivo abbassamento dell’età di esordio della malattia, la cui soglia è scesa progressivamente sino ai 45 anni circa e questo anche perché, grazie ai moderni mezzi d’indagine, è possibile cogliere i primi sintomi della malattia più precocemente rispetto al passato. Va anche considerato il fatto che, rispetto alla prima diagnosi di Parkinson, l’inizio del danno cerebrale va retrodatato di almeno 5-6 anni. Infatti, l’esordio è lento una, una volta raggiunta quella fatidica soglia del 50-60% dei neuroni perduti, la progressione della malattia sarà molto evidente.

Le cause che scatenano il Parkinson non sono ancora del tutto note, tuttavia  si ritiene che le cause principali siano di natura ambientale e genetiche. L’esposizione all’inquinamento, ad alcuni pesticidi e a metalli pesanti accresce il rischio di contrarre la malattia. Tuttavia un gene difettoso potrebbe anche esserne la causa dal momento che si è rilevato che il 20% dei malati dio Parkinson avevano avuto in famiglia casi analoghi.
Il gene difettoso sarebbe quello che controlla la ubiquitina-proteasone,

sistanza nera

La sostanza nera, sede dei neuroni

deputata alla detossificazione e alla pulizia dei metabolici neurotossici ,che pulisce il cervello dalle proteine e le ricicla in aminoacidi riutilizzabili.
Quando questo sistema di pulizia viene a mancare o si inceppa per una qualunque causa,  le proteine tossiche si accumulano bloccando quindi il corretto funzionamento dei neuroni con conseguente riduzione della produzione di dopamina.

La sintomatologia del Parkinson è varia e non si esaurisce semplicemente con il tremore agli arti, soprattutto alle mani, sintomo che è presente sono nel 30% dei casi, anche se  nell’immaginario collettivo sembra essere il sintomo maggiormente determinante.
I sintomi importanti sono altri come la rigidità nei movimenti, avvertita soprattutto dal paziente come una difficoltà a muoversi, come se ci si trovasse di fronte ad un ostacolo difficile da superare.
La malattia di solito inizia da un lato solo, con disturbi lievi e limitati agli arti, e nella maggior parte dei casi ha una progressione lenta. Nel 45% dei casi si può andare incontro ad instabilità posturale con la possibilità di frequenti cadute, ma uno dei sintomi che sembra essere il più significativo, anche se il meno conosciuto dalla stragrande maggioranza delle persone, è l’iposmia, ovvero una ridotta sensibilità olfattiva e una scarsa percezione dei sapori, tant’è che il 70% dei malati di Parkinson accusa questo sintomo. Inoltre l’iposmia è uno dei sintomi premonitori che può presentarsi  anche abbastanza precocemente e che diventa un vero campanello di allarme soprattutto se chi ne soffre non è interessato da altre patologie delle vie aeree e non fuma.

Ancora, altri sintomi sono l’insonnia, il dolore e la stipsi mentre la demenza compare nelle fasi avanzate della malattia e può interessare il 20-25% dei malati.
La diagnosi di Parkinson si basa soprattutto sui sintomi anche se oggi è possibile ricorrere ad una indagine per immagini, DaTSCAN, che è in grado di dare una riposta abbastanza certa anche per una diagnosi precoce, ovvero anche in assenza di una sintomatologia significativa o anche solo sospetta.  Questo esame che andrà effettuato con l’aiuto di un mezzo di contrasto mostrerà un’alterazione dei livelli di dopamina nei gangli della

Datscan

La DatScan

base nei casi di Parkinson idiopatico e nei parkinsonismi veri. Quindi, anche se in presenza di sintomatologia che potrebbe far pensare ad un Parkinson  quali tremori o difficoltà posturali,  un esito negativo della DaTSCAN potrebbe escludere la patologia e far quindi rivolgere le attenzioni del medico verso altre patologie che potrebbero essere le cause di tali disturbi.

Bisogna anche considerare che un buon 25% dei malati di Parkinson non sa di esserlo, e questo soprattutto se l’esordio della malattia interessa soggetti giovani, in quanto una rigidità muscolare è in genere attribuita ad altre cause e quali una infiammazione muscolare o altre patologie simili mentre si potrebbe trattare di un primo sintomo del Parkinson.
Una terapia risolutiva del Parkinson non esiste anche se gli strumenti terapeutici attuali hanno fatto un notevole salto di qualità rispetto agli anni passati. Prima la terapia era incentrata solo sulla possibilità di contenere i sintomi del Parkinson che comunque progrediva senza possibilità di essere rallentato. Tali medicinali, inoltre, il più delle volte si accompagnavano a degli effetti collaterali che erano oltremodo fastidiosi per  il paziente  inducendo un gran numero di questi a sospendere la cura e preferendo  di gran lunga i disagi delle malattia agli effetti indesiderati. Questi effetti collaterali andavano dai disturbi nella deambulazione fino alla confusione mentale e alle allucinazioni.

Mani

Il tremore delle mani

Ora è disponibile una nuova molecola che è in grado di rallentare, se non proprio di bloccare, il progressivo  deterioramento dei neuroni. Si tratta di un  inibitore delle MAO-B, enzimi ossidanti che ossidano, appunto, la feniletilamina che ha una azione diretta sulla dopamina. Si tratterebbe quindi di un primo agente farmacologico capace di neuroprotezione, strategia farmacologica innovativa, che ha come scopo quello di proteggere il cervello dai danni della malattia, frenandone la progressione.
Questa terapia, soprattutto se iniziata precocemente all’apparizione di quei primi sintomi che abbiamo citato precedentemente, sembrerebbe in grado di ritardare di alcuni decenni la l’evoluzione del Parkinson.
Esistono anche altri trattamenti terapeutici non farmacologici in grado di migliorare notevolmente la qualità della vita di un parkinsoniano come, per esempio, l’impianto di un pace-maker cerebrale in grado di dare quell’impulso necessario a superare quelle difficoltà motorie caratteristiche della malattia.

Anche una certa attività fisica o una terapia riabilitativa è in grado do migliorare la qualità della vita dei malati. Una semplice passeggiata quotidiana è in grado di migliorare la flessibilità delle articolazioni e a contrastarne la rigidità dal momento che migliora la forza muscolare, la flessibilità delle articolazioni, l’andatura, l’equilibrio, la coordinazione dei movimenti, in sostanza  migliora la capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana. E non solo. Aiuta anche a risolvere i problemi di stipsi, a ritardare i problemi legati all’osteoporosi e dà una mano a risolvere i problemi legati ai disturbi del sonno.

Iposmia

Iposmia, ridotta capacità olfattiva

Anche una sana alimentazione ha la possibilità di migliorare la qualità della vita.  La dieta non deve essere restrittiva, non vi è praticamente quasi nulla che potrebbe far male,  ma dovrebbe essere bilanciata e proteica. E’ possibile bere un bicchiere di vino rosso a pasto mentre sono assolutamente da evitare gli alcolici e per tali si intendono liquori e simili.

Uno dei sintomi del Parkinson è quello della difficoltà di una rapida deglutizione. Pertanto bisogna fare attenzione ad assumere piccoli bocconi per volta, avendo cura di masticare molto bene gli alimenti e di stare a tavola in posizione retta, senza inclinarsi all’indietro, soprattutto nell’atto delle deglutizione. Quindi è importante deglutire piccoli bocconi dopo averli ben masticati, fare uno sforzo per masticare prima da una parte poi dall’altra e, come alternativa in caso si avessero delle difficoltà nel consumere  dei pasti regolari, fare ricorso a degli spuntini suddivisi durante l’arco della giornata.
Naturalmente stiamo parlando di attenzioni da prendere quando ormai  la malattia è in stadio avanzato.
Una corretta e precoce diagnosi consentirà un inizio tempestivo delle terapia con l’allontanamento nel tempo di questi problemi, allontanamento che può essere anche molto significativo.



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