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La Chemioterapia è Cancerogena, c’è una conferma Inquietante

Secondo l'OMS gli effettivi benefici della chemioterapia si attestano su di una media di appena il 2,2%.

di Daniele Lisi

06 Novembre 2013





ChemioterapiaLa Chemioterapia è Cancerogena,  o quanto meno non riesce ad affrontare il cancro nel modo giusto. Una conferma arriva, in un certo senso, dalla stessa OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità che, in collaborazione con l’America Center Society, ha elaborato delle statistiche da cui si rileva che gli effettivi benefici della chemioterapia si attestano su di una media di appena il 2,2%, del tutto irrisorio. Solo che, in tutto il mondo, si continua ad affrontare il cancro sempre con questo protocollo terapeutico che non fa miracoli, anzi che oltre ai ben noti effetti collaterali spesso devastanti, sembra in molti casi  dare un nuovo impulso alla malattia. Infatti, e se ne è parlato anche in un altro articolo pubblicato su queste pagine, dopo un iniziale miglioramento, le cose cominciano a precipitare.

Del resto, allo stato attuale della ricerca, che pur ha fatto non pochi passi avanti,  non sono disponibili altri protocolli terapeutici, perché tutto è in continuo divenire e le scoperte recenti sono più che altro una promessa, una possibilità futura, che potranno trovare applicazione pratica  una volta che la ricerca avrà definitivamente migliorato quanto in laboratorio sembra, allo stato della sperimentazione, funzionare. E nel frattempo si continua ad utilizzare sempre la chemioterapia che è ormai un protocollo consolidato cui nessuno specialista pensa di poter fare a meno.

ChemioEppure vi sono anche altri farmaci o sostanze dal costo  molto meno rilevante che sembrano essere molto promettenti, solo che, dicono i malpensanti, si andrebbe ad intaccare il grande business legato alla chemioterapia che vede come protagonisti, in primo luogo, le aziende farmaceutiche il cui primo scopo è il profitto. Un ciclo di chemio, con tutte le conseguenze che comporta, costa comunque migliaia di € e questo  rappresenta un affare troppo importante per pensare che possa essere messo da parte troppo frettolosamente.



Bisogna anche dire, ad onor del vero, che la chemioterapia ha salvato o ha allungato la vita di molti malati, solo che l’altra faccia della medaglia è molto meno incoraggiante, anzi, tutt’altro. Oggi, in molti ricercatori e tra questi anche  il professor Giuseppe Genovesi, ricercatore universitario presso il Policlinico Umberto I di Roma e presidente del PNEI, si  sta facendo strada un nuovo concetto. Il cancro, che è poi  semplificando  forse anche eccessivamente, un comportamento anomalo quanto improvviso di una cellula o di un gruppo di esse, è la conseguenza dell’interpretazione da parte dell’organismo  dei segnali che riceve dall’esterno. Questi segnali determinano una reazione che, in molti casi, si traduce nell’anomalia del comportamento cellulare che determina  poi la formazione di un cancro.

Che il cancro sia la conseguenza di tanti fattori esterni è ormai noto da tempo. Fumo, inquinamento, alimentazione, sono tra le principali cause della formazione di un tumore, per cui parte della comunità scientifica è ormai tesa a comprendere i meccanismi che determinano questa reazione dell’organismo. In sostanza, se determinate informazioni  determinano un certo tipo di reazione, l’importante è comprendere come neutralizzare questa reazione, o meglio, come impedire che questa possa innescarsi, o più specificatamente, come ripristinare i corretti flussi di energia in modo da consentire all’organismo di guarire da solo, come del resto accade in tante altre situazioni.

La chemioterapia non solo colpisce il DNA  le cellule anomale, che poi sono quelle che si riproducono più Ricercavelocemente di quelle sane, ma  anche quelle del sistema immunitario, che viaggiano anch’esse ad una velocità maggiore, per cui l’organismo si ritrova completamente privo di difese e non riesce a fare la sua parte, in sostanza non può più difendersi. Secondo molti ricercatori, questo è il limite principale dei protocolli terapeutici fondati sulla chemioterapia, per cui è necessario trovare il modo di renderla ancor più selettiva, così da non danneggiare le cellule deputate alla difesa dell’organismo, almeno fin quando non si potrà contare su qualcosa di veramente innovativo.

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