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Corteo a Firenze, in Centinaia Contro lo Stop alla Sperimentazione del Metodo Stamina

In centinaia al corteo di Firenze contro lo stop alla sperimentazione del metodo Stamina.

di Valeria Bonora

14 Ottobre 2013





Caterina Ceccuti e Guido De Barros, i genitori della piccola Sofia, balzata agli onori delle cronache a causa della sua terribile malattia e al metodo Stamina, hanno promosso un corteo ieri a Firenze al quale hanno preso parte centinaia di persone e bambini.

La manifestazione era stata organizzata già da una decina di giorni, ma il significato lo ha acquisito ancora di più da quando Giovedì è stato dato lo stop alla sperimentazione del metodo Stamina, da parte del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.



Tra i partecipanti al corteo c’era nache il fratello di Sandro Biviano, Marco, che dal 23 Luglio protesta davanti Montecitorio. Presente anche il parlamentare del Pdl Riccardo Mazzoni e il presidente del consiglio comunale di Firenze Eugenio Giani.

Il corteo è partito da Piazza San Marco, ha attraversato le strade di Firenze con centinai di palloncini rosa, celesti e bianchi recanti la scritta VoaVoa, il comitato nato per Sofia. Arrivati in Piazza del Duomo, Il padre di Sofia, Guido, ha recitato una preghiera.

I cartelli portati dai manifestanti recavano scritte difficili da dimenticare o passare inosservate, da citazioni di Papa Francesco a citazioni di Martin Luther King:

‘I bambini non si toccano’
‘Sì a stamina sì a vita’
‘Credere, amare, resistere per non svanire’
‘Ci sono mamme e papà che spostano montagne in silenzio”
Se avremo aiutato anche solo una persona a sperare non saremo vissuti invano’

E intanto la mamma Caterina spiega: “Siamo qui perché ci venga riconosciuto il diritto alla salute dei malati senza speranza. Alla Stamina non ci sono alternative […] Le motivazioni fornite dagli esperti sono futili. Ci è stato detto che il protocollo non prevede  il test Hiv per i donatori prima di effettuare il prelievo di midollo. Ma si tratta di un’operazione obbligatoria per prassi: così si mette solo in discussione l’autorevolezza dell’ospedale di Brescia.”

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