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7 peggiori pubblicità di chirurgia plastica

Il ricorso alla pubblicità, ancorché scioccante, è necessario per attirare l’attenzione, per colpire il grande pubblico.

di Daniele Lisi

20 Settembre 2013





Angelina JolieLe peggiori pubblicità si chirurgia plastica mai viste, più che le peggiori in effetti si tratta di una vera galleria degli orrori. L’immagine utilizzata per cercare di trasmettere un messaggio distorto, qualcosa che non si dovrebbe invece mai prendere i considerazione. Eppure sono pubblicità che hanno fatto il giro del mondo e che sono costate, ai committenti, sicuramente fior di soldoni. Non si tratta di poche centinaia di migliaia di €, o di dollari se vogliamo, ma sicuramente milioni, e la cosa ancor più sconcertante è che sono state approvate dalle aziende che le hanno commissionate. Una provocazione? Qualcosa  realizzato ad arte per attirare l’attenzione? Una immagine che potesse rimanere impressa e con essa? Qualcosa che potesse suscitare anche indignazione?

Tutte possibili spiegazioni perché, in fin dei conti, la pubblicità è qualcosa che deve colpire il grande pubblico, deve far parlare di sé. Come diceva un più che discusso personaggio storico: parlate anche male di me, ma l’importante è che parliate di me. E così è, infatti. Del resto, la chirurgia plastica è un business di tutto rispetto, che forse come un po’ tutte le altre attività, sta anch’esso risentendo della crisi economica, ma solitamente che si rivolge al chirurgo plastico ha soldi da spendere e non lesina certo sugli spiccioli. Per molti, apparire è la cosa più importante, conta l’esteriore, quello che prima o poi passa e non c’è intervento di chirurgia plastica che tenga.



Famiglia asiaticaQuello che conta è ciò che si è: la personalità, la sensibilità, la bontà d’animo, il rispetto per gli altri e per ciò che ci circonda. Un bel seno, seppur rifatto, prima o poi dovrà inesorabilmente fare i conti con la legge di gravità e, quanto più abbondante sarà, tanto più evidente e “drammatico” sarà il crollo. Stessa cosa per i tanti ritocchini, più o meno significativi, che si potranno fare per stirare, mai termine fu più appropriato, la pelle del viso. Prima o poi il trascorrere degli anni avrà il sopravvento su tutto e allora a nulla o a poco serviranno questi interventi che conferiscono ai volti una innaturale espressione sempre sorridente. La sensazione è che non ci si possa nemmeno più muovere per il timore di stracciare ciò che è ormai tirato al limite.

Ma tant’è, e allora il ricorso alla pubblicità, ancorché scioccante, degna come detto in precedenza delle peggiori gallerie degli orrori, è necessario per attirare l’attenzione, per colpire il grande pubblico che, in tutti i casi, resta affascinato o interdetto da tali pubblicità, ma se ne ricorda, ed è ciò che conta. Quindi, la pubblicità che presenta una Angelina Jolie molto avanti negli anni è una provocazione, un avvertimento, come a dire: nessuna paura, tanto ci siamo noi che rimettiamo le cose a posto. O quella ancor peggiore che propone una famiglia asiatica con i figli dai tratti decisamente orientali e i genitori, oltre che giovanissimi, anche con un aspetto molto più occidentale.

MuccaO ancora, una bella mucca che, dopo una serie di trasformazioni, diventa una donna, o la sirena del Cartone Animati della Disney, La sirenetta, con un bel paio di gambe e con sullo sfondo un tavolo operatorio con ciò che resta della  classica coda di una sirena. Naturalmente, ve ne sono anche altre, altrettanto provocatorie, decisamente di cattivo gusto ma, come si sa, quello che conta è colpire il grande pubblico, perché è importante lasciare il segno. Quanto più potente è il messaggio pubblicitario, tanto  più duraturo sarà il ricordo. Non c’è nulla da fare, la pubblicità, anche la peggiore e di cattivo gusto, è e resta  l’anima del commercio.

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