Questo sito contribuisce
all'audience di

 

La celiachia è il risultato di una mutazione genetica del frumento

La teoria del prof. Luciano Pecchiai prende spunto dal fatto che, a partire dagli anni 70 circa, la coltivazione del frumento è radicalmente cambiata.

di Daniele Lisi

04 Luglio 2013





CeliachiaLa celiachia è il risultato di una mutazione genetica del frumento, o almeno è quanto ipotizzano alcuni studiosi, tra cui, il prof. Luciano Pecchiai, primario ematologo all’ospedale Buzzi di Milano. Bisogna tuttavia dire che si tratta di una teoria basata su un’osservazione dell’incidenza della malattia che negli ultimi anni è sensibilmente aumentata nel nostro Paese. Oggi ne soffrono 400mila persone, anche se solo 55mila sono quelle che hanno avuto una diagnosi certa, che consente loro di affrontare il problema in maniera corretta, così da avere salva la vita. Si, perché pur essendo migliorate le tecniche diagnostiche, si stima che vi sia una certa percentuale di pazienti che convivono inconsciamente con questo problema, senza quindi averne la piena consapevolezza.

La teoria del prof. Luciano Pecchiai prende spunto dal fatto che, a partire dagli anni 70 circa, la coltivazione del frumento è radicalmente, anche se gradatamente, cambiata. Prima le piante erano ad alto fusto e questo faceva si che, con il peso della pannocchia, si allettavano, ovvero tendevano a coricarsi al suolo, cosa che rendeva ovviamente difficoltosa anche la raccolta, soprattutto con l’avvento delle moderne trebbiatrici, per cui una parte del raccolto rischiava di andare perduto.

Alimenti per celiaciSi è passati così, nel più totale silenzio, ad utilizzare piante modificate geneticamente, molto più basse delle loro progenitrici, cosa che di fatto ha risolto le problematiche legate alla coltivazione, ma sembra aver innescato quelle legate all’intolleranza al glutine. Infatti, si ipotizza che queste manipolazioni possano aver prodotto una modificazione di una sua proteina, la gliadina,  una proteina basica che, durante la digestione, produce una sostanza chiamata frazione III di Frazer,  che poi è quella che determina il cattivo assorbimento caratteristico della Celiachia.



Naturalmente si è nel campo delle ipotesi, perché lo stesso prof. Luciano Pecchiai rietine e, soprattutto, evidenza la necessità di effettuare degli studi specifici per verificare se quella che al momento è solo una mera ipotesi, possa corrispondere alla realtà. Della stessa opinione è Adriano Pucci, presidente dell’Associazione Italiana Celiachia, che evidenza come in Italia si sia passati, nel giro di 20 anni, da una incidenza di un caso su 1000-2000 persone ad una ben più significativa di 1 su 100-500 persone.

Ora, il problema è che, anche se in qualche modo si riuscisse a determinare se veramente la manipolazione genetica delle piante di frumento è alla base di questo problema, si sarebbe ben lontani dal risolvere la questione in quanto si incontrerebbero di fatto non poche resistenze a riconvertire la produzione di frumento nel nostro Paese. Si tratterebbe di dover combattere, nel vero e proprio senso della parola, contro diversi interessi che difficilmente si convincerebbero a cedere le armi, per così dire. Ma vediamo nel dettaglio in cosa è consistita questa manipolazione genetica.

Nel 1974, era stato iscritto nel Registro varietale del grano duro, il Crespo, nato e sviluppato presso il centro studi nucleari della Casaccia. In sostanza, questo nuovo tipo di grano era stato ottenuto per ibridazione tra una linea messicana e una mutante ottenuta trattando una varietà autoctona, ovvero quella che fino a qualche anno prima costituiva la maggior parteColtivazione di frumento delle coltivazioni nel Paese, con i raggi X. Una cosa del genere, che non è una opinione ma un dato di fatto, è quanto meno inquietante, e la cosa ancor più sconcertante è che a nessuno in effetti interessa più di tanto capire se la mutazione genetica è alla base dell’aumento dei casi di celiachia.
Si tratta, in tutti i casi, di una eventualità tutta da dimostrare, solo che ormai, visti gli alti costi che una riconversione della produzione comporterebbe, nessuno è interessato al problema, tranne ovviamente i celiaci, ma loro sono una minoranza.

Leggi anche

Seguici