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Onicofagia: il significato psicologico del mangiarsi le unghie

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Per onicofagia s’intende la consuetudine a mangiarsi le unghie durante momenti di agitazione, ansia o rabbia. Spesso è un’abitudine che la persona mette in atto in modo inconsapevole. Ma qual è il significato psicologico di questo comportamento assai diffuso? Il mangiarsi le unghie è il corrispettivo simbolico del ...

di Dott.ssa Elena Bernabè

27 Gennaio 2011





Per onicofagia s’intende la consuetudine a mangiarsi le unghie durante momenti di agitazione, ansia o rabbia. Spesso è un’abitudine che la persona mette in atto in modo inconsapevole.

Ma qual è il significato psicologico di questo comportamento assai diffuso?

Il mangiarsi le unghie è il corrispettivo simbolico del voler “tagliarsi gli artigli”, di non voler affrontare e vivere la propria aggressività. Solitamente chi è caratterizzato da onicofagia è un individuo che non può o non vuole esprimere la propria autoaffermazione, è una persona che non manifesta rabbia, che raramente protesta se viene ferito o insultato: invece di esternare la propria aggressività preferisce rivolgerla verso sé stesso.



L’azione di mordere, infatti, è strettamente connessa con la rabbia e con la volontà di agire per affermare la propria personalità. Mangiarsi le unghie è quindi un modo per tenere a bada i propri impulsi aggressivi nascondendo così una parte importante della nostra personalità. Se al contrario le emozioni vengono liberate, sia quelle più accettate ma anche le più rifiutate, emerge la nostra vera essenza e con essa un’esplosione di creatività, originalità e bellezza.

Per riappropriarsi dell’autenticità che appartiene ad ogni persona è necessario in questo caso dapprima accettare l’esistenza di questa nostra pulsione e di conseguenza aprire la nostra mente a vie di sfogo diverse dell’aggressività: quest’ultima infatti se incanalata in modo adeguato può dar vita a meravigliose espressioni creative e non distruttive che appartengono alla sfera dell’arte o dello sport o del gioco e via dicendo.

L’uomo non deve aver timore della propria aggressività: è solo se la rifiuta che essa diviene pericolosa ed annientatrice, se invece la vive e la libera dalle catene che troppo spesso le appartengono scoprirà nuovi e costruttivi modi di esperirla e troverà di sicuro giovamento per la sua armonia psicofisica.

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