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Calci, pugni e schiaffi: la sana ma primitiva aggressività espressa dai bambini

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Accade prima o poi che i bambini dopo l’anno di vita inizino a provare rabbia e ad esprimerla in modo rudimentale e primitivo. A seconda dei tratti caratteriali ci sarà il piccolo che scalcia, che batte con calci e pugni il pavimento o il muro, che ...

di Dott.ssa Elena Bernabè

23 Gennaio 2011





Accade prima o poi che i bambini dopo l’anno di vita inizino a provare rabbia e ad esprimerla in modo rudimentale e primitivo. A seconda dei tratti caratteriali ci sarà il piccolo che scalcia, che batte con calci e pugni il pavimento o il muro, che colpisce persone o oggetti oppure che preferisce rivolgere la rabbia verso sé stesso mordendosi o schiaffeggiandosi.

Il genitore, di fronte a questi comportamenti improvvisi ed apparentemente incomprensibili, prova ansia e preoccupazione, spesso cerca di capire in cosa egli stesso ha sbagliato nell’educazione del figlio o talvolta si interroga su possibili violenze o percosse al di fuori dell’ambiente domestico.

I bambini nel secondo anno di vita iniziano ad esperire emozioni mai provate prima e non avendo ancora gli strumenti per esprimerle a parole lo fanno attraverso il canale della fisicità.



L’aggressività che loro sentono deve essere liberata ed istintivamente avviene attraverso la modalità che più caratterizza la personalità del bambino: viene buttata all’esterno verso oggetti o persone nei bambini più espansivi, viene invece rivolta verso sé stessi nei bambini più timidi. In entrambi i casi rappresenta una modalità primitiva ma sana di liberare le emozioni ed in contemporanea di ritrovare un loro equilibrio.

Queste azioni primitive si estingueranno da sole con il passare del tempo e con l’acquisizione, da parte del bambino, di modalità più mature e meno distruttive: quando il piccolino inizierà ad esprimere a parole le proprie emozioni abbandonerà questo suo atteggiamento incentrato sulla fisicità.

L’adulto non può far altro che accompagnare il suo piccolo nella meravigliosa ma faticosa scoperta emozionale, ponendo saldi paletti quando è necessario, aiutandolo a comprendere ciò che è accaduto e non considerando questi comportamenti patologici ma al contrario fisiologici alla scoperta e costruzione del proprio io.

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