Questo sito contribuisce
all'audience di

 

Ricoverato per un tumore, licenziato per troppi giorni di malattia

Licenziato perchè ha superato i 274 giorni di malattia in tre anni per colpa di un tumore.

di Daniele Lisi

22 Maggio 2013





Oliviero BiancatoLicenziato in seguito ai troppi giorni di malattia per curarsi  un tumore. Paradossale, si potrebbe dire anche inumano, ma è quanto è accaduto a Oliviero Biancato, un elettricista di 52 anni di Marcon in provincia di Venezia, costretto dalla sorte a convivere ormai da  anni con un tumore che continua ad affrontare con coraggio e ottimismo. Infatti, nonostante il suo problema fisico, il coraggioso Oliviero si era tuffato senza esitazione nel Marzenego per salvare una donna di 42 anni che aveva deciso di farla finita. Il paradosso, se vogliamo, è anche questo. Lui, una persona che nonostante i suoi gravi problemi di salute non aveva perso tempo a mettere a repentaglio la sua vita pur di salvare una sconosciuta, viene invece ripagato dall’azienda nella quale lavorava, con una moneta del tutto differente, con estrema insensibilità.

Del resto, se vogliamo, l’azienda in questione ha fatto anche i suoi interessi e ha semplicemente approfittato di una norma che le dava la possibilità di  licenziare un dipendente che aveva sforato i giorni di malattia concessi in 3 anni, 274 per la precisione. Quindi, a ben vedere, la colpa è piuttosto dello Stato che abbandona i suoi figli, o meglio, coloro che con le loro tasse, contributi e quant’altro, provvedono al mantenimento dell’apparato statale stesso. Il problema è questo, e quando si sono scritte le norme che regolano i rapporti di lavoro, non si è tenuto conto dei casi particolari, quelli che in sostanza non hanno nulla a che vedere con l’assenteismo.



ChemioInfatti, soprattutto in un periodo di crisi drammatica come l’attuale, sembra che le prime preoccupazioni di alcuni partiti politici siano decisamente altre. Si discute di questioni di lana caprina, di legge elettorale, della ineleggibilità o eleggibilità di questo o quel personaggio politico, ma ci si dimentica dei veri problemi del Paese, della drammaticità del momento, del fatto che persone come il buon Oliviero Biancato, e di situazioni analoghe ve ne sono diverse, si trovi a dover combattere non solo contro la malattia che ha segnato la sua esistenza, ma anche con la perdita del lavoro, non per sua colpa, ma perché il fato è stato ingiusto nei suoi confronti.

Eppure il buon Oliviero le aveva provate tutte per cercare di non trovarsi in questa drammatica situazione. Per potersi curare e per affrontare i vari cicli di chemioterapia cui si deve sottoporre periodicamente, aveva sacrificato anche i giorni di ferie, quindi aveva dimostrato estrema disponibilità anche a limitare i disagi dell’azienda presso la quale lavorava, ma anche le ferie sono finite e alla fine non ha potuto fare  diversamente. Era giunto persino alla decisione di non curarsi pur di non sforare la fatidica soglia dei 274 giorni, ma questo era già avvenuto e per solo 3 giorni di eccedenza, diciamo cos’, si è visto recapitare la lettera di licenziamento.

Come detto in precedenza, c’è anche da comprendere le ragioni dell’azienda che, sicuramente, vive anch’essa un periodo di difficoltà per la crisi ormai Letteradilagante, ed è quindi necessario che intervenga lo Stato in tempi brevi per cercare di evitare che Oliviero Biancato e la sua famiglia si ritrovino tutti sul lastrico, o comunque in gravi difficoltà. Ma si sa, la macchina burocratica italiana è una vera tartaruga, una macchina con decine, centinaia di ingranaggi per nulla oliati e quindi poco funzionanti, che si muove con la lentezza e la delicatezza di un pachiderma addormentato, per cui sperare che possa prendere in considerazione la condizione dii Oliviero in tempi non biblici è una utopia, piuttosto che una speranza.

Leggi anche

Seguici