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Ecco il farmaco più efficace contro il dolore fisico

La sensazione di sicurezza, di indipendenza economica, in un certo senso di superiorità, fanno si che il dolore venga avvertito in maniera decisamente più sfumata.

di Daniele Lisi

03 Maggio 2013

SoldiIl farmaco più efficace contro il dolore fisico  sono i soldi. Ma come, potrebbe obiettare qualcuno, se esiste anche il vecchio adagio che recita che i soldi non fanno la felicità, detto sul quale ci sarebbe molto da dire, come è possibile che addirittura possa rappresentare la miglior medicina contro il  dolore. Eppure è così, almeno secondo quanto dimostra una ricerca dell’università del Minnesota (negli Usa), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Psychological Science. Il segreto di questo effetto antidolorifico, se così lo si potrebbe definire, è l’autostima che deriva dal contare il denaro.

Si, perché  la sensazione di sicurezza, di indipendenza economica, in un certo senso di superiorità, fanno si che il dolore venga avvertito in maniera decisamente più sfumata. Infatti, nel corso della ricerca, i soggetti che  prima essere esposti a piccoli stimoli dolorosi, come per esempio immergere una mano in una bacinella di acqua quasi bollente, avevano maneggiato o passato del tempo a contare soldi, hanno avvertito un senso di malessere decisamente ridotto rispetto a coloro che non avevano potuto trastullarsi, per così dire, con del denaro.

Ecco che i soldi diventano la migliore medicina, non solo contro lo stress, le preoccupazioni, i contrasti familiari e quant’altro, ma anche contro il dolore. Del resto, il benessere psicologico riesce a contrastare quasi sempre i momenti più difficili della esistenza di ciascuno. Un conto è affrontare una malattia con un solido conto in banca, un conto e doverci fare i conti poveri in canna o, quanto meno, senza poter contare su certe disponibilità economiche. Si è ovviamente più ottimisti, si sa che è più facile trovare una soluzione,  che invece potrebbe essere negata ad un indigente o ad una persona che non ha risparmi da poter mettere in gioco.

Contare soldiIl vecchio adagio citato in precedenza, quello che recita che i soldi non fanno la felicità, è per molti una bufala, un modo per accettare di buon grado il fatto di non essere benestanti. Un po’ come l’altro famoso detto di Pierre de Coubertin secondo cui  l’importante è partecipare, non vincere. Un modo come un altro per accettare la sconfitta senza soffrirne troppo, un po’ come la favola “La volpe e l’uva” di Esopo. Non è affatto vero. L’importante è sempre vincere, perché altrimenti non ci sarebbe nemmeno gusto a gareggiare se non lo si facesse per conquistare la vittoria, sempre ovviamente utilizzando metodi leciti.

Certo, bisogna anche accettare le sconfitte, e questo non solo in ambito sportivo, ma anche nella vita, nel lavoro, in famiglia, ma sempre con l’obiettivo di migliorarsi e di prepararsi meglio per l’occasione successiva.
Tornando al dolore, un atteggiamento positivo, derivante dalla soddisfazione di aver maneggiato del denaro, rende il dolore più sopportabile, o meglio, secondo la citata ricerca, meno avvertibile. Si tratta in sostanza di un farmaco psicologico buono per tutte le occasioni, il solo che possa adattarsi a varie forme di dolore, mentre in farmacologia non è affatto così.

Non esiste, infatti, un analgesico buono per tutte le occasioni. Basti pensare, per esempio, a coloro che soffrono di cefalea a grappolo, per i quali i normali Mal di testaanalgesici che si usano per un banale mal di testa, sono del tutto inefficaci, e lo sono anche quelli specifici, che riescono a dare solo un sollievo molto relativo.
Senza voler scomodare il dolore con cui spesso debbono fare i conti i malati oncologici terminali, un mal di stomaco, per esempio, non può essere affrontato con i soliti analgesici che, anzi, potrebbero in quel caso fare più male che bene. Quindi, ad ogni dolore il suo farmaco, situazione che invece i soldi sembrano aver bellamente superata, visto che sono buoni per tutte le occasioni, sempre secondo al ricerca citata in precedenza.

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